SCIENZA E RICERCA

Accelerazione delle correnti oceaniche: una grave minaccia per il clima globale

Nelle complesse dinamiche del nostro pianeta, un ruolo fondamentale viene svolto dalle correnti oceaniche, che influenzano il clima e l’intera biodiversità marina. Un recente studio, condotto dalla Chinese Academy of Sciences’s Institute of Oceanology e pubblicato su Science Advances, sostiene che il cambiamento climatico stia facendo aumentare la loro velocità, con conseguente innalzamento della loro temperatura a causa della maggior energia cinetica. Una potenziale minaccia per l’intero equilibrio globale.

Le correnti oceaniche sono veri e propri ammassi d’acqua in movimento, che si distinguono per diversi livelli di temperatura e salinità dal resto del mare che le circonda. Esse trasportano l’acqua superficiale calda dalle latitudini equatoriali a quelle polari, dove si raffredda, liberando quindi calore nell’aria. L’acqua fredda è caratterizzata da una densità maggiore, perciò si inabissa generando una corrente profonda, che porta acqua più fredda e salata in tutti gli oceani. Questo processo evita che nelle zone equatoriali si verifichi un riscaldamento sempre maggiore, dovuto alla frequenza e all’incidenza dei raggi solari che colpiscono questa parte della Terra, mitigando, quindi, l’eccessiva differenza di temperatura che verrebbe a crearsi tra zone equatoriali e polari.

Il nuovo studio, condotto dall’oceanografa Hu Shijian e il suo team, ha confrontato gli esiti di cinque cosiddetti Oceans Reanalyses (ORA), dei metodi che uniscono dati raccolti da osservazioni sulle correnti oceaniche a modelli computazionali, con i risultati ottenuti dalla flotta Argo, una schiera di 4.000 robot distribuiti negli oceani, che hanno misurato, per 15 anni, temperatura e salinità dei mari lungo una colonna d’acqua di 2.000 metri. Da ciascuna delle cinque diverse ORA è stata quantificata, mese per mese, l’energia cinetica dell’oceano, dovuta quindi al movimento delle correnti, ottenendo come risultato in tutti i casi un aumento a partire dal 1990. La flotta Argo, nonostante non misuri direttamente la velocità dell’acqua, ha permesso di ricavare risultati analoghi calcolando la traiettoria che questi robot hanno registrato, a causa delle diverse correnti, durante l’immersione e l’emersione. I ricercatori hanno calcolato un incremento medio dell’energia cinetica delle correnti marine di circa il 15% ogni 10 anni.

Questi risultati possono essere correlati con l’aumento, registrato negli ultimi 30 anni, dei venti oceanici, i quali causano per attrito la formazione delle correnti superficiali. Hu Shijian sostiene che l’attività umana sia stata determinante in questi cambiamenti. Ad esempio il buco dell’ozono comparso nell’emisfero australe, a seguito dell’immissione in atmosfera di gas serra, ha alterato la composizione e la circolazione atmosferica, causando un aumento dei venti verso sud, che ha provocato un rafforzamento della corrente antartica.

“Questi risultati sono notevoli – commenta Susan Wijffels, oceanografa del Woods Hole Oceanographic Institution – stimolerà molte altre ricerche in questo ambito. Un’accelerazione tale delle correnti potrà portare a delle ripercussioni sui flussi d’aria globali, sugli schemi metereologici e sulla quantità di calore immagazzinata dagli oceani.”

Infatti una corrente tropicale più forte porterebbe con sé una maggior quantità d’acqua calda verso i poli, che potrebbe portare ad uno slittamento dei fenomeni atmosferici lungo le latitudini. Inoltre, poiché l’anidride carbonica è meno solubile in acqua calda, verrebbe rallentata l’assimilazione, da parte degli oceani, di CO2, che si accumulerebbe ancor di più nell’atmosfera, con gravi conseguenze per il clima mondiale.

Gli scienziati ritengono che ci sia bisogno di ulteriori dati per confermare queste ipotesi. Nel corso del 2020 la flotta Argo fornirà nuovi aggiornamenti, e per individuare un vero e proprio trend mondiale servirà un’analisi duratura nel corso dei prossimi anni. Questo è un primo passo che punta a una visione d’insieme su quello che è il complesso rapporto tra oceani e clima mondiale, permettendo di acquisire consapevolezza su quello che potrebbe essere l’andamento futuro, per ora poco rassicurante.

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