SCIENZA E RICERCA

Arido e inospitale: Venere primordiale potrebbe non discostarsi da quello odierno

Forse l’acqua non è mai riuscita a condensarsi su Venere, lo spiega un nuovo modello elaborato da Martin Tourbet e colleghi e pubblicato su Nature. La ricerca scientifica si pone in totale opposizione rispetto ad altri studi e modelli che invece non solo ipotizzavano un Venere primordiale “blu”, come la Terra di oggi, ma anche supponevano la presenza di vita grazie alla famosa fosfina.

La questione dell’acqua su Venere quindi è ancora dibattuta, ma che ci sia stata, in qualche sua forma, è cosa certa. Lo spiega il professore Matteo Massironi, geologo e docente del dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova: "sicuramente c'è stata acqua su Venere perché nella sua atmosfera si individuano isotopi dell'idrogeno di tipo pesante, il deuterio. L'isotopo pesante è l'isotopo che rimane nell'atmosfera quando l'acqua viene persa in parte nello spazio, per dissociazione della molecola dell'acqua stessa”. Fino a qui tutto bene, ma dato che su Venere non ci sono certezze, la questione deve per forza continuare assumendo un modello. Quello proposto da Tourbet e colleghi prevede la presenza di un Sole più debole dell’attuale, con una potenza energetica al 70% rispetto all’odierna, ma anche con un corpo planetario ancora caldo. Il Venere primordiale di Tourbet è irradiato con una potenza inferiore dal Sole, ma è coperto da un oceano magmatico e contraddistinto da un’intensa attività magmatica. Tutti questi fattori gli hanno impedito, a causa del suo stesso calore, di condensare l’acqua, che sarebbe rimasta nella sua forma gassosa. 

Intervista al professor Matteo Massironi - Servizio e montaggio di Elisa Speronello

“Essendo l'acqua, insieme ad altri gas di tipo vulcanico, un gas serra ha provocato l'effetto di riscaldare il pianeta già dal suo inizio” ha spiegato Massironi, continuando: “in questo caso il pianeta, la sua superficie, è rimasta più o meno alle stesse temperature, o a temperature molto elevate, simili a quelle che abbiamo attualmente, che sono sui 430 gradi sulla superficie”. A tali temperature trovare dell’acqua liquida sarebbe impensabile.

Se invece il pianeta primordiale si fosse raffreddato più velocemente almeno in superficie, avesse avuto un’attività vulcanica meno intensa e con un sole meno forte, la situazione avrebbe potuto permettere la condensa dell’acqua, e quindi Venere avrebbe potuto assomigliare alla Terra, e forse sviluppare qualche forma di vita. Ma appunto stiamo parlando di ipotesi che si basano su modelli. “Le sonde che andranno a esplorare Venere nelle prossime decine di anni saranno il punto di svolta nella comprensione della sua evoluzione” ricorda il professor Massironi. Infatti dalle missioni in programma potremo ottenere molte risposte, dato che alcune hanno proprio l’obiettivo di studiare l’atmosfera del pianeta, e quindi quanto possa essere stato importante nel passato e nel presente il vulcanesimo “e quindi la grande iniezione di gas che favoriscono l’effetto serra” specifica Massironi “e quindi l’ipotesi di Tourbet”. Altre missioni studieranno la superficie, per capire, per esempio, se i canali visibili anche dalle immagini dei satelliti, sono dei canali di lava o di origine fluviale. Grazie a la missione DaVinci si studierà la composizione e la struttura delle “tessere”, delle terre molto antiche che si possono trovare sulla superficie del pianeta e che si pensa possano dare indizi sulla sua evoluzione.

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