SCIENZA E RICERCA

Brevettata la molecola di rame contro i tumori

Un lavoro decennale ha portato un team di ricercatori padovani a scoprire una molecola a base di rame, estremamente efficace contro alcuni tumori, che ora è stata brevettata da Unismart, la società dell'università di Padova che si occupa di trasferimento tecnologico.

Il team, oltre ai ricercatori dell’università di Padova Cristina Marzano e Valentina Gandin del dipartimento di scienze del farmaco, comprende Marina Porchia e Francesco Tisato dell’Icmate-Cnr di Padova e Carlo Santini e Maura Pellei della Scuola di scienze e tecnologie, sezione di Chimica, dell'università degli studi di Camerino.

Il rame è un metallo presente in piccole quantità nel nostro corpo, siamo quindi abituati a riconoscerlo più di altri metalli come il platino, che costituisce altri farmaci antitumorali analoghi oggi in uso.

La molecola antitumorale di rame è stata definita smart perché agisce come una sorta di cavallo di Troia, essendo in grado di veicolare il metallo in maniera selettiva in sede tumorale. Una volta internalizzata, la molecola è in grado di generare una complessa cascata di segnali che porta alla distruzione delle cellule tumorali, comprese quelle refrattarie alla classica chemioterapia.

Valentina Gandin, professoressa del dipartimento di Scienze del farmaco, ha rilasciato questa intervista a Il Bo Live in collegamento dal New Hampshire, negli Stati Uniti, dove si trovava per il congresso di Metals in Medicine. Valentina Gandin infatti si occupa di sviluppare agenti antitumorali di origine metallica e di comprenderne il meccanismo d'azione.

Valentina Gandin, professoressa associata del dipartimento di scienze del farmaco, racconta la ricerca che ha portato al brevetto della molecola di rame antitumorale.

Il brevetto è stato ottenuto dai ricercatori con il fondamentale contributo di Unismart. È americana invece la società Sapir che ha preso in licenza il brevetto e che ha proposto il programma di sviluppo clinico. Prima di diventare un farmaco da immettere in commercio occorrono ancora alcuni passaggi di trial clinici, durante i quali verrà testata l'efficacia della molecola.

“Se riusciremo a curare anche un solo paziente con questa molecola il nostro lavoro sarà ripagato della soddisfazione più grande” ha aggiunto Valentina Gandin. “Se uno studio come il nostro viene pubblicato in una rivista, anche prestigiosa, e resta lì, non serve a molto. Quando la conoscenza prodotta diventa di tutti, sotto forma ad esempio di farmaco, quando le proprie ricerche arrivano materialmente alle altre persone, è lì che si è svolta la vera funzione del ricercatore. In fondo è per questo che ho scelto questo lavoro. Credo sia questa la cosa più importante, io lo chiamo una forma di volontariato retribuito”.

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