CULTURA

Cultura e scienza alla corte di Federico II tra realtà e falsi storici

Figlio dell’imperatore Enrico VI di Hohenstaufen e di Costanza d’Altavilla, Federico nacque nel 1194, fu incoronato re di Sicilia a quattro anni e imperatore del Sacro Romano Impero nel 1220. Nel 1224 fondò l'università di Napoli, con lo scopo di formare i funzionari della curia regis.

La figura di Federico viene ricordata in modi diversi a seconda di chi ne tramanda la memoria. Egli viene definito un innovatore, un intellettuale, ma anche un eretico e un miscredente. Come nota David Abulafia, storico dell'università di Cambridge, nel suo libro Federico II. Un imperatore medievale (tradotto per Einaudi da Gianluigi Mainardi), “Parte del fascino che Federico ha sempre esercitato sui posteri risiede nella personalità che per così dire gli è stata cucita addosso: un razionalista, diciamo pure un libero pensatore, un pioniere allevato nel tollerante contesto della Sicilia semi-musulmana, un amico di Ebrei e Saraceni [...]”

E non solo. Federico II sostenne la Scuola poetica siciliana, che fiorì attorno a lui e che favorì la costruzione di una nuova lingua, il volgare illustre, diverso dalla lingua parlata dal popolo e basato sul latino. Egli stesso contribuì componendo alcune liriche.

De la mia disianza c’o penato ad avire mi fa sbaldire - poi ch’i’ nò ragione, Che m’à data fermanza com’io possa compire lu meu placire - senza one cagione, a la stagione - ch’io l’averò ‘n possanza De la mia disianza – Federico II di Svevia

Come ricorda Abulafia, la corte dell'imperatore era frequentata da artisti e uomini di cultura del tempo, come Pier delle Vigne, suo consigliere fidato, o il matematico Leonardo Fibonacci. L'imperatore conosceva inoltre alcuni testi di Aristotele sulle scienze naturali, ma l'opinione che aveva di opere di tale importanza andava oltre il l'ipse dixit medievale; al contrario, Federico credeva che simili letture dovessero essere propedeutiche all'indagine empirica.

Egli, infatti, non era solo un mecenate che favoriva il progresso scientifico e culturale, ma fu anche autore di un testo sulla falconeria, il De arte venandi cum avibus, in cui ricostruì le tappe della sua ricerca in modo simile a quello che sarebbe stato definito il metodo scientifico, e in cui si possono ritrovare anche osservazioni sulla natura. Nel trattato sulla falconeria vengono riportate alcune ricerche di ornitologia, come quella in cui cercava di capire se fosse vero che gli avvoltoi si nutrissero solo di carogne. La curiosità di Federico e l'importanza che attribuiva all'indagine empirica lo portarono a procedere in modo affine a quello che sarebbe stato il baluardo degli scienziati in età moderna: il metodo sperimentale.

Al tema dell'interesse scientifico di Federico è riconducibile la testimonianza di Salimbene de Adam, un frate francescano che nella sua Cronaca raccontò alcuni crudeli esperimenti condotti dal sovrano.

“La seconda sua stranezza fu di voler scoprire che lingua e quale idioma avessero i bambini nel crescere, se non parlavano con nessuno. E perciò diede ordine alle balie e alle nutrici di dare sì il latte agli infanti e lasciar succhiare loro le mammelle e far loro il bagno e tenerli netti e puliti: ma che non li vezzeggiassero in nessun modo e stessero sempre mute e silenziose davanti a loro. Intendeva arrivar a conoscere se parlavano poi la lingua ebraica, la quale era stata la prima, o il greco, il latino o l’arabo: o almeno la lingua dei so' genitori da cui erano nati. Tuttavia si affaticava invano: gli infanti morivano tutti. Ché vivere non potrebbero senza quei battimani, e quegli altri gesti e la letizia ridente del volto e le carezze delle loro balie e nutrici”. (Salimbene De Adam, Cronaca, Giuseppe Tonna (traduzione), Edizioni Diabasis, Reggio Emilia 2006, pp. 166-167)

Sempre nelle Cronache, possiamo leggere di altre indagini simili: una di queste consisteva nell'aprire la pancia a due uomini, uno che era andato a caccia e uno che si era riposato, per scoprire quale avesse digerito meglio (Salimbene De Adam, Cronaca, p. 171). Un altro esperimento fu condotto chiudendo un uomo in una botte di vino, per vedere se alla sua morte l'anima fosse scivolata fuori o se fosse perita insieme al corpo. (Salimbene De Adam, Cronaca, p. 169)

Ma davvero la curiosità scientifica di Federico lo spinse a compiere tali esperimenti? Il problema è che Salimbene non è del tutto attendibile; i rapporti tra la chiesa cattolica e Federico, infatti, non furono mai distesi, tant'è vero che egli venne scomunicato per ben tre volte. Salimbene stesso ammise di aver voluto bene a Federico, ne esaltò alcune qualità, come la capacità di saper scrivere e cantare, ma nonostante ciò non poteva accettare che non avesse fede in Dio, e questo secondo il frate era un vero peccato, perché sennò “ben pochi avrebbe avuto pari a lui nell'impero del mondo”.

Ecco perché Salimbene, sebbene abbia espresso anche alcune lodi nei confronti del sovrano, era stato probabilmente influenzato nel suo giudizio dalla mancanza di fede di quest'ultimo. D'altro canto, come dimostrano gli esperimenti sugli uccelli citati poc'anzi, è vero che Federico era appassionato di scienza e incline a condurre esperimenti, anche se questo ovviamente non basta per dar credito alle parole di Salimbene.

Il ritratto di Federico II che è stato dipinto nel corso dei secoli è molto complesso e spesso ambiguo. Citando ancora una volta Abulafia: “Lo stupor mundi, il precursore del principe del Rinascimento, il razionalista e lo scettico: un personaggio costruito dagli storici, i cui tratti parevano trovare ampia conferma nei racconti degli autori contemporanei”. Ecco perché vale sempre la pena di approfondire le moltissime storie e opinioni su questo personaggio che rimane tanto affascinante quanto misterioso, e che non ha mai smesso di far parlare di sé.

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