SCIENZA E RICERCA

Da Harvard a Padova: l'esoscheletro per tornare a camminare

"Siamo capaci di raggiungere i nostri sogni con le nostre gambe?". Se lo è chiesto Fausto Panizzolo, giovane ingegnere padovano che da anni punta a trasformare il suo sogno personale in realtà; e la risposta pare essere positiva. Il progetto a cui per molto tempo ha lavorato è già un prototipo e funziona. Si tratta di un esoscheletro di arto inferiore, o scheletro esterno, composto da tessuti indossabili che si infila come una tuta e aiuta le persone a camminare. Si chiama Soft Exosuit e viene dall’America e nello specifico dal Biodesign Lab della Harvard University (laboratorio di bioinspired robotics) dove per tre anni Panizzolo ha lavorato come uno dei responsabili del progetto. Su questa esperienza oggi il giovane padovano si sta orientando per realizzare quella che lui definisce una ‘sua intuizione’, un nuovo particolare dispositivo che possa aiutare le persone durante il cammino; e con questo obiettivo ha di recente fondato la Moveo Walks, azienda con cui punta a rendere commerciabile e fruibile la sua invenzione e per farlo ha scelto l’Italia e in particolare Padova, la sua città, dove da quasi un anno ha fatto ritorno.

Panizzolo è un giovane di 36 anni. È laureato a Padova in Ingegneria biomedica e specializzato in biomeccanica e controllo motorio con una tesi svolta alla Sant’Anna di Pisa. Prima di arrivare ad Harvard nel 2014 per quattro anni ha svolto un dottorato di ricerca alla University of Western Australia di Perth e contemporaneamente si è dedicato alla docenza. Il “vero battesimo estero” però, come lo definisce lui, lo ha avuto in Canada dove per sei mesi ha studiato all’università di Calgary. “Prima ancora, racconta, appena laureato ho lavorato per circa un anno e mezzo nel dipartimento di Ingegneria meccanica a Padova ma qui purtroppo non c’erano le condizioni per rimanere e così ho deciso che dovevo andare via. Ho scritto e contattato professori in tutto il mondo fino a che qualcuno mi ha risposto e mi ha dato un’opportunità. Sono partito, non è stato facile, ma un passo dopo l’altro – sempre in salita – sono arrivato dove non avrei mai immaginato. Non credo che in Italia ce l’avrei fatta. Il sistema scolastico nel nostro Paese, continua, è in grado di offrire una preparazione di qualità elevatissima, la stessa che ha permesso a me di lavorare e studiare in giro per il mondo. Purtroppo però qui mancano le risorse o non sono investite al meglio, soprattutto per la ricerca di frontiera e la tecnologia di cui questa necessita. Il nostro è un sistema ancora un po’ ‘ingessato’, più lento, che fatica spesso a premiare i meriti delle persone, soprattutto dei giovani”.

All’interno del Biodesign Lab di Harvard il giovane padovano è stato responsabile per tre anni del team di biomeccanica della Soft Exosuit, un sistema composto di pantaloni, motori e cavi che attraverso dei sensori intelligenti è in grado di capire i vari eventi del ciclo del passo e, in base al movimento della gamba stessa, fornire la corretta spinta a chi lo indossa: persone con mobilità ridotta, anziani, malati, soggetti che debbano trasportare grossi carichi, soldati, atleti, o chiunque possa aver bisogno di un ausilio che faciliti la camminata.

"Moveo Walks, prosegue Panizzolo, è nata con l’idea di realizzare qualcosa di innovativo e utile sfruttando tutte le conoscenze che ho fatto mie in questi sette anni all’estero. Volevamo tener collegati i due Paesi, l’America e l’Italia, per continuare a collaborare insieme, ecco perché è strutturata in un team di quattro persone, tre italiani e un americano. Sono stato via tanti anni ma le mie radici sono qui. Tornare con questo progetto per me significa anche poter dare delle possibilità e magari un’opportunità reale a giovani che sono qui, che sono bravi e che per molte ragioni hanno scelto di restare o tornare e che, soprattutto, hanno voglia di lavorare a qualcosa di innovativo e altamente internazionale. Portare a casa quello che all’estero ho imparato è in primis una grande sfida per me; ma sono convinto che questo sia un progetto interessante, stimolante, importante. Tutti i soggetti che fino ad ora sono stati coinvolti, da chi ci lavora a chi ci ha finanziato, hanno dimostrato grande entusiasmo. Stiamo lavorando ad un primo prototipo rivolto in particolare agli anziani che faticano a camminare ma, a seconda di come andremo a svilupparlo, potrà essere esteso anche ad altri soggetti che possano aver bisogno di un aiuto per muoversi. So che quello che mi aspetta non sarà semplice ma farò del mio meglio, credo davvero in questo progetto e voglio provare ad andare fino in fondo”.

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