SCIENZA E RICERCA

L'invenzione del termometro: un viaggio che comincia a Padova

Ci sono oggetti che diamo per scontati, almeno finché non entrano a far parte delle nostre vite, e uno di questi è il termometro per misurare la temperatura corporea. Fino all'anno scorso, molti di noi lo usavano due o tre volte l'anno, solo quando si ammalavano. Ora invece è il fedele compagno di ogni giorno: ci proviamo la febbre ogni giorno prima di uscire di casa, perché sarebbe antipatico venire bloccati all'entrata di un negozio ed essere usciti per niente. Anche se non usiamo il termometro prima di uscire, comunque, è probabile che qualcuno lo farà al posto nostro: dal dentista, al supermercato, in ufficio, ormai il diktat è quello di controllare la nostra temperatura corporea in modo più o meno avveniristico, si pensi ai termometri-telecamera all'entrata degli aeroporti.  Ad un certo punto magari qualcuno potrebbe chiedersi: "Ma il termometro chi lo ha inventato?".

Ebbene, il "bisnonno" del termometro è nato proprio all'università di Padova. Ripercorriamo la storia di questo strumento con lo storico della medicina Fabio Zampieri, professore associato al Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e sanità pubblica.

Servizio di Anna Cortelazzo e montaggio di Elisa Speronello

L'idea che la temperatura corporea fosse legata allo stato di salute risale alla medicina classica, quella di Ippocrate e Galeno: secondo le loro credenze, il corpo era regolato da quattro umori fondamentali cioè sangue, flemma, bile nera e bile gialla e ciascuno di questi quattro umori era correlato a uno dei quattro elementi della realtà naturale, cioè terra acqua aria fuoco. Gli umori e gli elementi, a loro volta, erano caratterizzati da una coppia delle quattro qualità fondamentali cioè caldo, freddo, secco e umido. "Il sangue in particolare - spiega Zampieri - era un umore caldo e umido, quindi se il corpo manifestava un eccesso di calore si pensava che ci fosse un eccesso di sangue all'interno del corpo, e questo poteva essere correlato alla malattie infiammatorie alle malattie febbrili".

Naturalmente la teoria degli umori è superata, e il limite principale, in questo caso, era che non si trattava di un sistema quantitativo, non esisteva una misurazione. Ci si basava sulle sensazioni del paziente, o sulla valutazione del medico che, per esempio, metteva la mano sulla fronte del malato per valutare, a grandi linee, la temperatura; ma affidarsi alla sensibilità del singolo non funziona quasi mai, se si tratta di salute: c'era bisogno quindi di un sistema oggettivo che potesse dare un responso preciso. Ebbene, a vantare l'introduzione del primo termometro è proprio l'università di Padova. Il suo inventore, Santorio Santorio, è vissuto a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento e si è laureato ed è stato docente di medicina proprio a Padova nello stesso periodo di Galileo Galilei, a cui si attribuiva un tempo quest'invenzione.

Il primo termometro moderno fu inventato proprio a Padova

"Il termometro di Santorio - spiega Zampieri - si ispira a un'antichissima opera di Erofilo di Alessandria, che aveva scoperto che l'aria si espande o si contrae a seconda della temperatura. Così Santorio ebbe l'idea di costruire un tubo di vetro all'interno del quale inserire una parte di acqua e una parte di aria. Le prime ricostruzioni storiche sostenevano che questo tubo di vetro fosse aperto, il che lo rendeva poco preciso perché influenzabile dalla pressione dell'aria esterna, ma in realtà ora è stato dimostrato che il tubo era chiuso e conteneva una parte di acqua colorata di verde per rendere più visibile la variazione di livello dovuta al riscaldamento dell'aria. La cosa importante è che su questo termometro c'era anche una scala graduata, in modo da dare una misura al cambiamento della temperatura".

Era quindi, a tutti gli effetti, un termometro moderno, ma aveva ancora qualche piccolo problema: intanto la scala graduata era totalmente arbitraria, mancava una scala di valori condivisa. Come se non bastasse, non era esattamente un dispositivo portatile, visto che era lungo una trentina di centimetri. Il primo problema fu risolto grazie alle scale Fahrenheit prima e Celsius poi. Fahrenheit introdusse un primo termometro ad alcol e poi, nel 1714, uno a mercurio, come quelli che usavamo fino a un po' di tempo fa. Celsius, più o meno negli stessi anni, elaborò la sua scala, quella che utilizziamo noi, basandosi sulle temperature di ebollizione e di congelamento. Secondo questa scala la temperatura media di un corpo umano è di 37 gradi (per Fahrenheit era di 98,6).
Il problema delle dimensioni lo risolse invece nel 1867 Thomas Allbutt con un termometro davvero simile ai nostri: più piccolo e che non richiedeva 20 minuti per la misurazione della temperatura.

Il viaggio del termometro, comunque, non è ancora finito. Siamo passati ai termometri elettronici e poi alle telecamere che misurano la temperatura negli aeroporti, quindi c'è da chiedersi cos'altro ci potremmo aspettare: "Ultimamente - dichiara Zampieri - si parla molto di questi microchip che si possono installare sottopelle e che possono monitorare costantemente parametri fisiologici del corpo umano come la temperatura, le componenti del sangue, eventuali infezioni virali o batteriche e via dicendo. Poi questi microchip dovrebbero essere in grado di inviare in tempo reale le informazioni all'azienda sanitaria locale, e allora la variazione della temperatura, così come tutte le altre variazioni dei parametri fisiologici, potrebbero assumere un ruolo chiave nella diagnosi tempestiva. D'altro canto, però, vedo alcuni potenziali rischi sui quali è necessario riflettere: le informazioni verrebbero inviate attraverso la rete, e potrebbero esserci dei problemi per quanto riguarda la privacy e la sicurezza, gli stessi che potrebbero avere, per esempio, le cartelle sanitarie elettroniche già in uso. Per un individuo comune questo potrebbe essere magari poco rilevante, ma pensiamo per esempio a cosa succederebbe se un hacker diffondesse le informazioni sanitarie di un candidato alle elezioni politiche: questo potrebbe influenzare il risultato del voto e quindila politica di un intero paese. Bisogna quindi studiare i sistemi molto bene prima di introdurre un cambiamento del genere".

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