MONDO SALUTE

In Salute. Problemi di cuore? Una mammografia per capire se sei a rischio

Non è il cancro al seno – come si potrebbe pensare – la principale causa di morte tra le donne, ma le malattie cardiovascolari, che provocano quasi sette volte più decessi. Tali patologie, tuttavia, continuano a rimanere sottodiagnosticate nella popolazione femminile e trattate in modo meno tempestivo rispetto agli uomini (tema, questo, di cui parleremo nella newsletter Il Bo Live Salute di aprile). Ma diamo qualche numero per rendere meglio l’idea: nel 2019, il 66% delle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni nell’Unione Europea dichiara di aver effettuato una mammografia nei due anni precedenti, e negli Stati Uniti quasi il 70% delle donne dai 45 anni in su. Al contrario, meno del 40% sostiene di conoscere i propri livelli di colesterolo.  

Se questa è la situazione, va considerato però che le mammografie a cui le donne si sottopongono per lo screening del tumore al seno possono rivelare anche la presenza di depositi di calcio nelle arterie del seno, un fenomeno associato a malattie cardiache come infarto, insufficienza cardiaca e morte. Ebbene, proprio partendo da queste premesse, alcuni ricercatori hanno utilizzato sistemi di intelligenza artificiale per quantificare la calcificazione mammaria e, così, identificare le donne a rischio di malattie cardiovascolari. Senza la necessità di esami aggiuntivi.

Gli scienziati, che hanno pubblicato lo studio sull’European Heart Journal, hanno considerato un campione di 123.762 donne, di età compresa tra i 40 e i 79 anni, provenienti da due sistemi sanitari statunitensi: 74.124 dall’Emory Healthcare e 49.638 dalla Mayo Clinic, e hanno escluso chi presentava patologie cardiovascolari note, proprio per verificare la capacità predittiva del nuovo metodo su pazienti asintomatiche. Il periodo di follow-up mediano è stato di sette anni. 

Un nuovo metodo per valutare il rischio cardiovascolare

Oggi per valutare il rischio cardiovascolare vengono utilizzati metodi che integrano dati clinici e di laboratorio. Uno dei più recenti è il sistema PREVENT (Predicting Risk of cardiovascular disease EVENT) sviluppato dall’American Heart Association. Si tratta di uno strumento che  combina misure come pressione arteriosa, funzionalità renale, colesterolemia con altri fattori come abitudine al fumo, impiego di farmaci, età, sesso biologico, per calcolare la probabilità che si verifichino eventi come infarti, ictus o insufficienza cardiaca. Approcci come PREVENT, però, non includono una valutazione anatomica diretta dello stato dei vasi sanguigni e spesso i dati necessari per il calcolo non sono tutti disponibili.  Esistono poi dei metodi per valutare la presenza o l’assenza di calcio nelle arterie del seno, che tuttavia non forniscono indicazioni quantitative precise. 

I ricercatori ora propongono, invece, un nuovo strumento che consente di ottenere una misura delle calcificazioni arteriose mammarie. In particolare, hanno sviluppato un modello di deep learning basato su architetture di tipo transformer, addestrato cioè per identificare e quantificare i depositi di calcio che si formano nello strato medio delle arterie del seno, attraverso l’analisi di mammografie. il modello sfrutta un campo visivo globale che permette di cogliere meglio il contesto complessivo dell’immagine.  A differenza di precedenti modelli di AI, che analizzavano piccole porzioni dell’immagine per volta, il transformer ha un campo visivo globale in grado di cogliere il contesto complessivo dell’immagine: questo consente di distinguere le calcificazioni da cicatrici o impianti e dunque di ridurre i falsi positivi. 

La gravità della calcificazione, poi, è stata suddivisa in quattro categorie: assente, lieve (fino a 10 millimetri quadrati), moderata (10-25 millimetri quadrati) e grave (oltre i 25 millimetri quadrati).  “Questo fornisce una misura interpretabile e riproducibile, analoga allo stesso punteggio di Agatston (utilizzato per quantificare il calcio nelle arterie coronarie tramite TAC, ndr), che può essere standardizzata sia per applicazioni cliniche che di ricerca, a differenza di altri sistemi di punteggio relativi sviluppati più recentemente”. 

Mammografia e rischio cardiovascolare

I ricercatori hanno rilevato la presenza di calcificazione mammaria nel 16,1% delle donne assistite presso l'Emory Healthcare di Atlanta e nel 26% di quelle seguite dal sistema Mayo Clinic. Gli autori spiegano che la differenza è dovuta verosimilmente all’età media più avanzata del secondo gruppo rispetto al primo (59,5 contro 55,5).  

I dati dimostrano che maggiore è la quantità di calcio visibile nelle arterie del seno di una donna attraverso una mammografia, e superiore è il rischio di andare incontro a problemi cardiovascolari: ogni incremento di un solo millimetro quadrato di calcio rilevato è associato a un aumento del rischio di infarto, ictus o insufficienza cardiaca del 2-3%. In particolare rispetto alle donne senza calcificazione, le donne con calcificazione lieve avevano un rischio cardiovascolare di circa il 30% più alto. Nelle donne con calcificazione moderata, il rischio era superiore di oltre il 70%, mentre nelle donne con calcificazione grave era da due a tre volte più elevato.

È stato rilevato inoltre che l’età e i fattori di rischio cardiometabolici influiscono sulla presenza di calcio nelle arterie mammarie: nelle donne con indice di massa corporea aumentato, pressione arteriosa e colesterolo più elevati, la calcificazione risultava più severa. “Il nostro studio dimostra che una quantificazione automatizzata, basata sull'intelligenza artificiale, delle calcificazioni arteriose nelle mammografie di screening di routine è un forte predittore indipendente di eventi cardiovascolari avversi in un'ampia popolazione multietnica”. In questo modo, dunque, un solo esame a cui le donne si sottopongono abitualmente potrebbe fornire informazioni utili anche sulla salute del cuore.

Un esame due risultati

In un articolo a commento del paper sull’European Heart Journal, Lori B. Daniels dell'Università della California, sottolinea che la presenza di calcificazioni nelle arterie del seno non dovrebbe essere trascurata, ma considerata un campanello d'allarme per la salute cardiovascolare complessiva. Questo, secondo Daniels, permetterebbe di avviare due percorsi di prevenzione paralleli: uno per ridurre il rischio di patologie cardiovascolari aterosclerotiche come infarto e ictus e l’altro per prevenire lo scompenso cardiaco. Entrambi partono dal medico di base, che dovrebbe valutare e trattare i principali fattori di rischio, intervenendo per esempio su parametri come colesterolo, pressione e diabete. Solo le pazienti più a rischio dovrebbero essere sottoposte a visita cardiologica: in questo modo verrebbero evitati esami non necessari, riservandoli solo a chi ne ha bisogno. 

“I responsabili politici – sottolinea Hari Trivedi docente alla Emory University di Atlanta e coautore dello studio – potrebbero valutare l'integrazione di questa tecnologia nei programmi di mammografia esistenti, raggiungendo potenzialmente decine di milioni di donne ogni anno senza la necessità di risorse aggiuntive. I passaggi principali da compiere sono l'integrazione dello strumento di intelligenza artificiale nei flussi di lavoro di imaging esistenti e la definizione di linee guida chiare per la notifica a pazienti e medici. Stiamo pianificando una sperimentazione clinica per testare questi passaggi”. 

© 2025 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012