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Resistenza agli antibiotici: in Italia 10 mila morti all'anno, oltre un terzo del totale europeo

Ogni anno in Italia oltre 10 mila persone muoiono per infezioni causate da batteri che si rivelano resistenti agli antibiotici. Un numero enorme, soprattutto se pensiamo che, a livello europeo, i decessi riconducibili a questa causa sono circa 33 mila. I dati sono stati diffusi dall'Istituto italiano di sanità, in occasione della Settimana mondiale per l'uso consapevole degli antibiotici che si svolge dal 18 al 24 novembre, e provengono dallo studio realizzato dall'Agenzia europea per il controllo e la prevenzione delle infezioni sulla base delle informazioni fornite dai vari paesi. Dai rapporti che analizzano la situazione italiana, è emerso che nel 2018 le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli 8 patogeni sotto sorveglianza (Staphylococcus aureusStreptococcus pneumoniaeEnterococcus faecalisEnterococcus faeciumEscherichia coliKlebsiella pneumoniaePseudomonas aeruginosa e Acinetobacter species) si sono mantenute più alte rispetto alla media europea, sebbene sia in atto una diminuzione rispetto agli anni precedenti. ,

Lo scorso anno in Italia si sono registrati oltre 200 mila casi di infezioni gravi, dovute a batteri resistenti agli antibiotici, su un totale europeo di circa 670 mila. Il 75% degli episodi si è verificato all'interno di ospedali e strutture sanitarie, a conferma di quanto sia prioritaria una riduzione dei rischi connessi al percorso di cura, ma un restante 25% avviene sul territorio e questo dato fa capire quanto sia necessaria una maggiore sensibilizzazione di tutti i cittadini sull'uso corretto degli antibiotici. 

Per comprendere meglio le dimensioni del fenomeno e, cercare di capire quali soluzioni potrebbero essere portate avanti per contrastarlo, abbiamo raggiunto al telefono Annalisa Pantosti, direttrice del reparto di antibiotico-resistenza e patogeni speciali del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità.

"L’antibiotico-resistenza - ha spiegato Pantosti - per l’Italia è un problema critico ormai da molti anni. A questo va aggiunto il fatto che l’Italia è un paese grande, con molti abitanti. E la somma di questi due fattori fa sì che siamo il paese europeo che incide di più per questa problematica, quindi per numero di infezioni antibiotico-resistenti e per numero di morti associate a queste infezioni".

Per quanto riguarda i patogeni oggetto dell'indagine ci si è concentrati su quelli più rilevanti dal punto di vista sia clinico che epidemiologico. Uno dei principali - ha approfondito la dottoressa Pantosti - è " la Klebsiella pneumoniae, relativamente alla resistenza ai carbapenemi, che è il problema più scottante per l’Italia. Per la prima volta si è registrato un dato positivo e, negli ultimi due anni, la resistenza di questo patogeno agli antibiotici è diminuita rispetto ai valori precedenti, passando dal 37% nel 2016 al 30% nel 2018. Ma - ha precisato Pantosti - si tratta dell’unico valore in positivo che si registra in questa sorveglianza".

"Tra gli altri patogeni - ha proseguito Pantosti - abbiamo lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA) che negli ultimi 20 anni, cioè da quando abbiamo iniziato la sorveglianza, non ha fatto registrare nessuna modifica degna di nota e siamo sempre intorno al 30% di resistenza. Per Escherichia coli, che è sicuramente il patogeno più numeroso che rileviamo nella sorveglianza perché causa infezioni sia a livello ospedaliero che a livello comunitario, c’è una lieve flessione nella percentuale di resistenza ai cefalosporine di terza generazione e ai fluorochinoloni, ma le percentuali rimangono sempre molto al di sopra della media europea. Critica resta ancora la situazione anche per gli altri patogeni sotto sorveglienza, cioè Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter. Per gli enterococchi resistenti alla vancomicina abbiamo un fenomeno inverso, cioè un aumento della percentuale di resistenza, fenomeno che è avvenuto anche a livello europeo. Questa tendenza ci preoccupa molto anche perché al momento non è chiaro a che cosa sia dovuto, se all’utilizzo di particolari classi di antibiotici o all’arrivo di questi batteri da altri settori, cioè dall’ambiente o dal settore zootecnico".

Ma cosa fare per provare a ridurre l'antibiotico resistenza? La Settimana mondiale dedicata agli antibiotici - spiega l'esperta dell'Iss - "serve proprio ad aumentare la consapevolezza non solo dei professionisti sanitari, ma anche della popolazione verso questo fenomeno. Il primo messaggio è che tutti possiamo fare la nostra parte. Per i professionisti sanitari per esempio diminuire la trasmissione delle infezioni, vedi lavaggio delle mani in ospedale, uso appropriato degli antibiotici, vedi antimicrobial stewardship, all’interno degli ospedali e anche tra i medici di medicina generale. Per i cittadini ci sono dei semplici messaggi: cioè che gli antibiotici non vanno presi in caso di infezioni virali, in caso di raffreddori e influenza, e in caso di banali mal di gola e bronchiti. Non bisogna mai optare per il fai da te e usare gli antibiotici avanzati in casa su consiglio di amici e parenti ma rivolgersi sempre al medico e una volta che ci si è rivolti al medico e, c’è stata l’eventuale prescizione di un antibiotico, bisogna attenersi ai tempi e ai modi di questa prescrizione.

 

 

Intanto negli ospedali europei sta causando molto allarme Klebsiella pneumoniae un batterio responsabile di infezioni potenzialmente mortali per i pazienti che hanno un organismo debilitato e che in molti casi risulta essere resistente agli antibiotici. Su questo patogeno si è concentrata anche una recente ricerca pubblicata su Nature microbiology che ha caratterizzato su scala europea i batteri raccolti in 244 ospedali di 34 paesi, e li ha studiati a livello genetico per arrivare a comprendere i meccanismi con cui acquisiscono resistenza ai farmaci. Il dato che più fa riflettere è che nell'arco di una decina di anni il numero di morti causati da Klebsiella pneumoniae è passato da 341 a oltre 2000. 

Secondo l'Interagency Coordinating Group on Antimicrobial Resistance, l'organizzazione costituita ad hoc dall'Organizzazione mondiale della sanità e dall'Organizzazione mondiale delle nazioni unite, il fenomeno della resistenza dei batteri alle cure antibiotiche è destinato a crescere e nel 2050 rischia di causare fino a 10 milioni di morti all'anno.


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Gli antibiotici sono uno strumento fondamentale per la medicina moderna e la loro scoperta ha permesso di salvare la vita a milioni di persone: per questo è necessario gestirli in modo corretto, attraverso strategie su scala globale che limitino il loro utilizzo a quando è strettamente necessario, non solo tra gli umani ma anche nel mondo agricolo e zootecnico. 

 

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