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In Salute. Artrite reumatoide. Prognosi sempre migliori grazie a diagnosi precoci e terapie mirate

L'artrite reumatoide è una malattia infiammatoria che interessa in particolar modo le articolazioni, e si manifesta tipicamente (ma non solo) con dolore, gonfiore e rigidità alle mani e ai piedi.
Grazie ai progressi nel campo della ricerca medica, i meccanismi che scatenano il processo infiammatorio sono ormai ben noti. Questo ha permesso di individuare farmaci mirati che hanno decisamente migliorato la prognosi per le persone che soffrono di questa malattia.
Di artrite reumatoide abbiamo parlato con il professor Andrea Doria, responsabile della divisione di reumatologia del dipartimento di medicina dell'università di Padova.

“L'artrite reumatoide è una malattia infiammatoria che colpisce prevalentemente le articolazioni, quindi le giunture che uniscono due segmenti ossei, ma può avere anche un interessamento extra-articolare e quindi generale”, spiega il professor Doria. “L'incidenza nella popolazione si aggira attorno al 0,5-1%. Ci sono alcune differenze nel tasso di incidenza a seconda dei gruppi etnici, ma tra i paesi del continente europeo i numeri sono abbastanza simili, nonostante sia stata riscontata una frequenza minore di questa malattia per i paesi del sud Europa e una maggiore per quelli del nord Europa.

Nell'ultimo decennio sono stati chiariti tantissimi dei meccanismi che hanno a che fare con l'insorgenza dell'artrite reumatoide. Questa malattia rappresenta uno dei migliori modelli per capire lo sviluppo in generale dell'immunità e delle malattie autoimmuni. Esiste sicuramente una predisposizione genetica. Sono stati identificati molti geni, infatti, che contribuiscono alla diatesi autoimmune del paziente con artrite reumatoide. Ci sono poi alcuni fattori ambientali che hanno un ruolo fondamentale: tra i più importanti c'è il fumo di sigaretta e la presenza di alcuni germi, come quelli che fanno parte della normale flora del cavo orale, ad esempio il porphyromonas gingivalis, o di quella intestinale, come la prevotella copri.

Questi fattori ambientali agiscono sulle mucose e inducono una modificazione di alcune proteine contenute al loro interno, che vengono citrullinate, ovvero riconosciute come estranee dal sistema immunitario, che le attacca quindi con degli anticorpi. Si tratta degli anticorpi anticitruillina, che innescano lo sviluppo di un'infiammazione reumatoide molto aggressiva”.

L'intervista completa al professor Doria sull'artrite reumatoide. Montaggio di Elisa Speronello

“Questa malattia si manifesta principalmente con dolori e gonfiore a livello delle articolazioni che si verificano soprattutto quando si sta a riposo, e perciò prevalentemente di notte. Tipicamente, quindi, quando ci si sveglia la mattina si avvertono dolore e rigidità nelle sedi articolari.
Più frequentemente il dolore interessa le piccole articolazioni delle mani e dei piedi e i polsi, ma l'infiammazione può colpire anche gomiti, spalle e ginocchia. Nelle fasi di acuzie delle malattia questi dolori compromettono l'attività quotidiana e anche la deambulazione.

Possono esserci poi anche degli interessamenti extra-articolari, ad esempio al polmone, o altre manifestazioni di tipo reumatoide, come i noduli reumatodi, che si presentano in varie sedi, specialmente sui gomiti gomiti o in altre superfici esposte a possibili traumi sia diretti che indiretti.
La malattia può manifestarsi inoltre con infiammazioni alla pleura del pericardio o dei piccoli vasi a livello della cute. Inoltre, i pazienti possono andare incontro all'indebolimento dei muscoli o delle ossa, e sviluppare quindi ipotrofia muscolare oppure osteoporosi, che si manifesta anche perché l'infiammazione stessa induce un impoverimento della massa ossea.

Un altro aspetto caratteristico delle manifestazioni extra-articolari è a livello dell'impegno cardiaco. Questi pazienti, infatti, corrono un rischio maggiore che si presentino eventi cardiovascolari, che non dipendono solo dai fattori di rischio tradizionali, ma anche dalle conseguenze dell'infiammazione stessa, che può accelerare il processo arteriosclerotico. Quando l'infiammazione si sviluppa all'interno delle placche arteriosclerotiche, queste diventano instabili e può verificarsi quindi l'evento aterotrombotico”.

Il professor Doria sottolinea poi i grandi passi avanti compiuti negli ultimi 20 - 30 anni per quanto riguarda l'identificazione di trattamenti efficaci per i pazienti che soffrono di questa malattia. “La prognosi, per loro, è decisamente migliorata grazie alla comprensione dei meccanismi patologici e patogenetici alla base di questa malattia e del suo decorso”, spiega. “Oggi, infatti, è possibile fare diagnosi precoci e indirizzare più rapidamente i pazienti al reumatologo, che può quindi intervenire quando la malattia si trova ancora nella fase iniziale.

Conoscere le cause della malattia ha permesso anche di identificare alcune molecole che svolgono un ruolo chiave nel modo in cui questa si sviluppa, come il TNF-α, o l'interleuchina-6, che sono delle molecole immunologiche chiave che guidano l'infiammazione della membrana sinoviale. Sono stati prodotti quindi dei farmaci a base di anticorpi monoclonali, che sono sostanze immunologicamente attive in grado di bloccare le citochine che innescano l'infiammazione articolare”.

Un'altra buona notizia riguarda i costi di questi farmaci, che negli ultimi anni si sono abbassati. Come racconta il professor Doria, infatti, “i primi farmaci biotecnologici avevano dei costi particolarmente elevati. Oggi, grazie all'introduzione dei biosimilari, che sono farmaci del tutto simili agli originator, questo costo è stato abbattuto nel giro di 10 anni. Si tratta di un grandissimo successo, perché avere costi sostenibili per il Sistema sanitario nazionale permette di trattare molti più pazienti e sempre più precocemente, con un ulteriore miglioramento della prognosi.

La diagnosi precoce, quindi, è fondamentale, così come una terapia tempestiva e adeguata. Infatti, se questa malattia non viene diagnosticata e curata per tempo, può portare alla distruzione delle articolazioni, perché il processo infiammatorio che la caratterizza diventa particolarmente intenso, e se non viene controllato può causare addirittura l'anchilosi, cioè il blocco dell'articolazione. Inoltre, la mortalità tra i pazienti che non vengono adeguatamente curati è maggiore rispetto a quella della popolazione in generale”.

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