SOCIETÀ

Lo schiaffo al sultano Erdogan: a Istanbul un sindaco dell'opposizione

Uno schiaffo al “Sultano” e Istanbul volta pagina, stavolta davvero, senza possibilità di ripensamenti. Il nuovo sindaco è Ekrem Imamoglu, il candidato della coalizione di opposizione, guidata dal partito popolare repubblicano (Chp), ha nuovamente vinto le elezioni amministrative per la più grande metropoli della Turchia, capitale economica del Paese e da anni (da 25 anni) simbolica roccaforte del presidente Recep Tayyp Erdogan (che di Istanbul è stato sindaco, dal 1994 al 1998). Imamoglu le aveva già vinte il 31 marzo, ma il 6 maggio scorso, ad appena 18 giorni dall’insediamento, era stato costretto a dimettersi in seguito a una decisione, contestatissima, dell’Authority per le elezioni: sospetto di frodi elettorali, era stata la motivazione. Ma molti (tutti) avevano letto nella mossa il colpo di coda di Erdogan, che pur di non cedere Istanbul (dopo la capitale Ankara e Smirne) all’opposizione aveva deciso di far pressione sull’Authority per annullare il voto: lui può. Mossa azzardata, mossa disperata. Binali Yildirim, il candidato del partito di governo (l’Akp, il partito islamico della Giustizia e dello Sviluppo), uno dei fedelissimi del Sultano, ha perso anche stavolta, e non di poco: quasi 10 punti percentuali di differenza tra i due candidati. Una batosta. Yildirim ha ammesso la sconfitta, poche ore dopo la chiusura dei seggi: «Il mio rivale è in testa. Cercheremo di supportarlo in ogni lavoro che farà per conto dei residenti di Istanbul». E lo stesso è stato costretto a fare Erdogan, a denti stretti, usando il suo profilo ufficiale Twitter: «La volontà nazionale si è manifestata ancora una volta oggi. Mi congratulo con Ekrem Imamoglu che ha vinto le elezioni per la nostra Istanbul». Uno schiaffo (al di là della scelta, minacciosa, di usare l’aggettivo possessivo) che potrebbe avere conseguenze importanti sul futuro politico della Turchia, una cicatrice dolorosa sull’immagine del presidente imbattibile.

 

Il volto della sconfitta

Che tirasse una brutta aria in realtà l’aveva capito anche Erdogan: soltanto quattro discorsi in altrettanti distretti. Tra febbraio e marzo, durante la prima campagna elettorale, la sua voce era ovunque: aveva tenuto 102 comizi in 50 giorni. Alla notizia dell’annullamento del voto, il quotidiano Hurriyet (uno dei più venduti in Turchia) aveva annunciato un tour elettorale del presidente: 39 incontri pubblici in 39 distretti “per la ricostruzione di Istanbul”. Così non è stato. «Per non essere il volto della sconfitta», ha spiegato Berk Esen, docente di relazioni internazionali presso la Bilkent University di Ankara. Ma l’onta della doppia sconfitta ricadrà comunque sul Presidente, sul suo partito, sulla sua egemonia nel Paese. Perché Istanbul è la potenza economica della Turchia, perché è una città che ospita 16 milioni di persone, perché è da lì che transitano gli investimenti, che molti analisti definiscono “la benzina che muove la macchina dell’Akp”. «Per l’Akp è la peggior situazione possibile: si credevano imbattibili, ora sanno che si può perdere», ha commentato Ayse Ayata, che insegna Scienze Politiche alla Middle East Technical University di Ankara. «Ma è vero anche che un’eventuale vittoria dell’Akp sarebbe stata accolta con sospetto, con critiche, con sfiducia». Come dire: Erdogan aveva già perso a marzo. E avrebbe perso a prescindere dal risultato di ieri.

«Stiamo aprendo una nuova pagina»

Risultato che comunque è arrivato, e con numeri che ampliano il divario tra i due sfidanti. Se a marzo Ekrem Imamoglu aveva vinto con 13.700 voti di differenza, questa volta ne ha ottenuti oltre 700mila in più di Yildirim, pari al 54,2%, quasi 10 punti più dello sfidante. All’annuncio dell’esito delle elezioni, a Istanbul c’è stata festa sfrenata: nelle strade, con cortei e clacson a sottolineare un passaggio epocale nella vita politica turca, ma soprattutto nella sede del Partito Popolare Repubblicano (Chp), i laici che da circa un quarto di secolo erano relegati all’opposizione. Le prime dichiarazioni di Ekrem Imamoglu sono state all’impronta della moderazione, senza traumi, senza enfasi. «Stiamo aprendo una nuova pagina a Istanbul», ha detto. «E in questa nuova pagina ci saranno giustizia, uguaglianza, amore. Fermeremo l'arroganza e gli sprechi.Oggi gli abitanti di Istanbul hanno rinnovato la nostra fede nella democrazia». Per poi aggiungere: «Sto raggiungendo il presidente. Voglio avere un incontro con lui il più presto possibile e sono pronto a lavorare in armonia. Questa non è una vittoria, è un nuovo inizio». 

Il sindaco della porta accanto

Ekrem İmamoglu, 49 anni, 3 figli, è stato dal 2014 sindaco di Beylikdüzü, un distretto nella parte europea di Istanbul, dove abita. Ha una laurea in Business Administration conseguita presso l'Università di Istanbul. E un passato come allenatore nel Trabzonspor Football Club. Ha subito impostato la sua campagna elettorale come “il sindaco della porta accanto”, della persona semplice, mite. Nell’ultimo confronto in tv con il suo sfidante, con ascolti record, il nuovo sindaco di Istanbul ha garantito un piano di sostegno per le famiglie in difficoltà e per l'accesso allo studio dei minori dei quartieri più poveri della città. Yildirim aveva promesso 500mila nuovi posti di lavoro (un grande classico). Imamoglu è sempre apparso certo della rielezione: «Ho già vinto l’elezione a sindaco e la vincerò di nuovo, sempre che ai cittadini di Istanbul sia consentito di esprimere liberamente il loro voto». Resterà in carica 4 anni. E nel 2023 potrebbe essere lui a sfidare il “Sultano” alle elezioni del 2023. Durante la campagna elettorale di marzo, Recep Tayyip Erdogan aveva più volte scandito: «Chi prende Istanbul prende il paese». Uno slogan che si è trasformato in boomerang. 

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