SCIENZA E RICERCA

L’interesse delle zanzare per il sangue umano sembra risalire a 1,8 milioni di anni fa

Quand’è che le zanzare hanno iniziato ad apprezzare il sangue umano? Secondo un nuovo studio, ciò potrebbe essere avvenuto circa 1,8 milioni di anni fa, molto prima di quanto si credesse finora.

La ricerca è stata condotta da un team internazionale di autori e autrici e pubblicata su Scientific Reports con la prima firma di Upasana Shyamsunder Singh, ricercatrice post-dottorato alla Vanderbilt University. I risultati suggeriscono che le zanzare del Sud-est asiatico abbiano sviluppato l’antropofilia – cioè la propensione a nutrirsi del sangue umano – in epoche precedenti rispetto all’arrivo di Homo sapiens in quest’area del mondo. Sembra, infatti, che il tratto evolutivo in questione risalga all’epoca in cui la zona era abitata da Homo erectus, ovvero tra i 2,9 e gli 1,6 milioni di anni fa.

Per indagare le origini evolutive dell’antropofilia e le dinamiche che hanno portato allo sviluppo di questo tratto, Singh e coautori hanno analizzato il dna di 40 esemplari appartenenti a 11 specie del gruppo Anopheles leucosphyrus, diffuso nel sud-est asiatico e responsabile della trasmissione della malaria. Al gruppo in questione appartengono sia alcune specie molto antropofile, cioè attratte prevalentemente dal sangue umano, sia altre che preferiscono invece quello di altri primati, come gibboni e oranghi.

Grazie all’analisi del dna, Singh e colleghi hanno individuato specifici cambiamenti genetici avvenuti quando le zanzare hanno iniziato a includere il sangue umano nel loro menù. In particolare, si sarebbero modificati alcuni geni coinvolti nella regolazione dei recettori olfattivi, rendendo questi insetti progressivamente più sensibili e attratti dall’odore del corpo umano.

Secondo i ricercatori, tale processo avrebbe avuto origine tra la fine del Pliocene e l’inizio del Pleistocene, un periodo caratterizzato da alcuni importanti cambiamenti climatici a livello globale, che hanno modificato la vegetazione e la sua distribuzione nelle isole della Sonda. Le trasformazioni ambientali in questione avrebbero quindi costretto le specie che vivevano allora in quest’area ad adattarsi per sopravvivere a nuove condizioni ecologiche.

Dal momento che la specie Homo sapiens sembra essere arrivata nel Sud-est asiatico molto tempo dopo, cioè tra i 76.000 e i 63.000 anni fa, il cambiamento evolutivo verso l’antropofilia dev’essere avvenuto in quest’area non a causa degli esseri umani moderni, bensì di un’altra specie ominina. Stiamo parlando, come anticipato, di Homo erectus, della cui presenza sono stati ritrovati indizi in Cina risalenti a un periodo compreso tra i 2,4 e gli 1,6 milioni di anni fa e a Giava tra gli 1,3 e gli 1,8 milioni di anni fa. L’arrivo della specie in quest’area è però ancora dibattuto, a causa della scarsità di reperti fossili su cui possono basarsi le ricerche.

In questo senso, lo studio di Singh e coautori è interessante anche per ricostruire questa pagina della preistoria, perché indica che se le zanzare avevano già iniziato ad adattarsi alla presenza umana circa 1,8 milioni di anni fa, è probabile che Homo erectus fosse già diffuso in modo significativo nella regione.

Tale conclusione è coerente con i risultati di uno studio del 2022, secondo il quale Homo erectus si sarebbe stabilito a Giava proprio in quel periodo. La ricerca in questione, basata su dati fossili, ecologici e paleoclimatici, suggerisce che i primi ominini colonizzarono le isole della Sonda nell’arco di alcune decine o centinaia di migliaia di anni, grazie alle condizioni climatiche e ambientali dell’epoca, quando i territori in questione non erano separati dal mare.


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Oltre a fornire indirettamente indizi utili per ricostruire la presenza e il comportamento dei primi ominini nel Sud-est asiatico, la speranza di Singh e coautori è che i risultati della loro ricerca possano aiutare anche nella definizione di strategie volte a mitigare l’impatto delle malattie veicolate dagli agenti patogeni trasportati dalle zanzare.

Non dimentichiamo, infatti, che questi insetti sono considerati gli animali più pericolosi al mondo, in quanto vettori di diverse malattie infettive. La malaria, in particolare, è letale soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali del pianeta e, secondo i dati dell’OMS, nel 2024 ha causato 282 milioni di casi e 610.000 decessi nei Paesi in cui è endemica.

Per questo motivo, secondo Singh e coautori, ricostruire la storia evolutiva delle zanzare nel passato potrebbe permettere di prevedere anche i loro cambiamenti futuri in risposta alle condizioni climatiche e ambientali attuali, con l’obiettivo di comprendere, di conseguenza, le possibili ripercussioni sulla salute degli esseri umani.

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