SCIENZA E RICERCA

La vicinanza agli esseri umani potrebbe aver reso l’orso bruno marsicano meno aggressivo

La storica convivenza tra umani e orsi marsicani potrebbe aver ridotto l’aggressività di questa sottospecie di orso bruno endemica della zona degli Appennini, nell’Italia centrale.
Questo è quanto è emerso da uno studio condotto da un team di ricercatori e ricercatrici dell’università di Ferrara, pubblicato con la prima firma di Giulia Fabbri.

Secondo la ricostruzione di Fabbri e colleghi, la colonizzazione umana dell’area sarebbe iniziata migliaia di anni fa, durante il Neolitico. La nascita e l’allargamento degli insediamenti, insieme al disboscamento in funzione dell’agricoltura, avrebbero modificato radicalmente l’ambiente naturale e ridotto, di conseguenza, l’habitat degli orsi marsicani, isolandoli definitivamente da altre popolazioni di orsi. Questo isolamento avrebbe provocato un declino demografico e una riduzione della variabilità genetica, aumentando quindi il rischio di estinzione. Allo stesso tempo, le occasioni di incontro con gli esseri umani potrebbero aver favorito la selezione di alcuni tratti genetici, tra cui quelli legati a una maggiore docilità, e modificato quindi il comportamento e le strategie di sopravvivenza di questi animali.

Non è la prima volta, naturalmente, che gli esseri umani influenzano l’evoluzione di un’altra specie naturale. Ci sono moltissimi animali e vegetali che probabilmente non avrebbero l’aspetto, la dimensione o il comportamento che hanno oggi senza l’intervento diretto dei nostri antenati. Questo processo è avvenuto soprattutto attraverso la domesticazione, che ha portato alla comparsa del cane, del gatto o della gallina così come li conosciamo oggi. Per millenni gli esseri umani hanno infatti selezionato gli esemplari con caratteristiche ritenute utili o desiderabili – come la docilità o la fedeltà, per esempio – attraverso pratiche di allevamento selettivo e incroci programmati volte a tramandare, generazione dopo generazione, i tratti in questione.

In altri casi, il cambiamento evolutivo indotto dagli esseri umani è avvenuto in modo involontario. L’uccisione sistematica dei membri più aggressivi di una popolazione, per esempio, può favorire – attraverso il meccanismo della selezione naturale – la sopravvivenza e la riproduzione degli esemplari che invece sono più mansueti o amichevoli, contribuendo nel tempo a rendere la specie tendenzialmente più docile. Ciò può accadere anche perché gli animali imparano a temere i predatori umani, trasmettendo questa paura da una generazione all’altra. Inoltre, l’impatto ambientale delle attività umane – tra cui inquinamento, deforestazione o urbanizzazione – modificagli habitat naturali, costringendo molte specie ad adattarsi per sopravvivere.

Secondo diversi studi, qualcosa di simile potrebbe essere accaduto anche con l’orso marsicano (Ursus arctos marsicanus), che attualmente conta solo una cinquantina di individui e si trova quindi in via d’estinzione. Questi animali presentano differenze significative rispetto agli altri orsi bruni europei: sono più piccoli di dimensioni, hanno una particolare forma del muso e della testa e, soprattutto, mostrano un comportamento generalmente meno aggressivo rispetto agli orsi bruni europei, asiatici e nordamericani.
Secondo le ricostruzioni di Fabbri e colleghi, la specie si è differenziata circa 2000 o 3000 anni fa e non ha più avuto contatti con altri orsi bruni negli ultimi 1500 anni. Durante l’epoca dell’Antica Roma, questi animali divennero inoltre oggetto di caccia da parte degli abitanti del luogo, che contribuirono quindi a ridurre la popolazione.

I ricercatori hanno eseguito sofisticate analisi genetiche sul dna di alcuni esemplari di orso marsicano. Hanno quindi confrontato i genomi raccolti con quelli appartenenti ad altri orsi bruni che vivono in Slovacchia e in Nord America. 
Hanno confermato così che l’orso marsicano presenta una minore diversità genetica e un livello più elevato di consanguineità rispetto ai suoi “cugini” d’America e dell’est Europa. Questa sottospecie possiede inoltre una maggiore quantità di geni associati a un comportamento poco aggressivo.

Come si legge nello studio, la spiegazione più plausibile per le caratteristiche uniche dell’orso marsicano è legata al fenomeno dell’abbattimento selettivo, attraverso il quale gli abitanti dell’area abbiano eliminato soprattutto gli esemplari più aggressivi della popolazione, quando li incontravano, sul territorio. Questi animali, non sopravvivendo, non avrebbero potuto tramandare il loro patrimonio genetico alle nuove generazioni, le quali sarebbero diventate via via più docili.

Paradossalmente, questa progressiva riduzione dell’aggressività potrebbe aver avuto un effetto favorevole anche per gli orsi: animali meno aggressivi vengono infatti considerati meno minacciosi dagli esseri umani e corrono di conseguenza meno rischi di venire perseguitati e uccisi. Si tratterebbe, quindi, di un adattamento evolutivo in risposta diretta alla pressione esercitata dall’essere umano che avrebbe ridotto la quantità dei conflitti tra le popolazioni umane e animali, favorendo la sopravvivenza di queste ultime. 

Lo studio di Fabbri e colleghi suggerisce quindi che il contatto tra esseri umani e fauna selvatica possa avere effetti ambivalenti. Comprenderli, secondo gli autori, è cruciale per definire strategie di conservazione efficaci, che tengano conto dei molti diversi modi in cui la presenza umana influenza il percorso evolutivo delle altre specie naturali.

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