Operazione nettare: i bombi potrebbero spiare le coccinelle per trovarlo
Ci sono due modi per immaginare un bombo mentre vola tra i fiori. Uno è quello classico, perfettamente in linea con la primavera: un insetto che segue l’istinto, attratto dai colori e dagli odori, in una specie di danza spontanea con le piante. Il secondo è più cinematografico: un piccolo agente sul campo, che raccoglie informazioni, spia gli altri insetti, fa le sue valutazioni e prende decisioni rapide in un ambiente pieno di incertezze.
Un nuovo studio pubblicato su Behavioral Ecology dà nuovi elementi ai creatori di film mentali, perché sì, a quanto pare i bombi non si limitano a cercare fiori: si dedicano anche a una forma rudimentale di “intelligence”, osservando altri insetti per capire dove conviene andare a cercare il nettare. E non “spiano” solo i loro conspecifici, possono imparare anche da specie completamente diverse, perfino da insetti che, sulla carta, fanno un altro mestiere: le coccinelle.
Api che osservano altre api (e non solo)
C’erano già dei precedenti: da anni sappiamo che le api hanno capacità cognitive notevoli e, soprattutto, imparano.
Una delle strategie più efficaci che usano è proprio quella di osservare i conspecifici: se un’ape vede un’altra ape su un fiore, può interpretare quella presenza come un segnale che lì c’è qualcosa di interessante, cioè nettare.
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Questo tipo di comportamento rientra in quello che gli ecologi chiamano “uso di informazioni sociali”: invece di provare e riprovare, l’ape sfrutta l’esperienza altrui. È un modo per risparmiare tempo ed energia, soprattutto in un ambiente dove le risorse cambiano rapidamente. Un fiore può essere ricco di nettare un minuto prima e completamente svuotato un minuto dopo, quindi in questo caso copiare è una buona strategia di sopravvivenza.
In natura, però, i fiori non sono frequentati solo dalle api. Ci sono farfalle, sirfidi, coleotteri e anche insetti che, oltre a visitare i fiori, sono predatori, come vespe e calabroni. Tutte queste specie potrebbero, in teoria, fornire informazioni utili. La domanda è: le api lo sanno? E soprattutto, sanno usare queste informazioni?
Un’informatrice inaspettata: la coccinella
Nel lavoro guidato da Marie Muñiz e colleghi, i protagonisti sono due insetti molto diversi. Da una parte il bombo (Bombus impatiens), un impollinatore sociale ben studiato. I bombi appartengono allo stesso grande gruppo delle api: sono a tutti gli effetti api selvatiche, anche se diverse da quella più famosa, l’ape domestica (Apis mellifera). Dall’altra parte come soggetto dello studio c’è la coccinella (Hippodamia convergens), che tutti associamo agli afidi e alla lotta biologica e quindi ci fa piacere incontrarla a casa nostra (con moderazione).
Le coccinelle però non vivono solo di prede. Quando non ce ne sono abbastanza, non disdegnano nettare e polline, e quindi passano sui fiori parte del loro tempo. Secondo gli autori, tendono anche a rimanerci piuttosto a lungo, più delle api, il che le rende potenzialmente delle “fonti di informazione” visiva di tutto rispetto..
Per un bombo, vedere una coccinella su un fiore può voler dire molte cose: magari quel fiore è ricco di nettare, oppure la coccinella lo ha già esaurito, magari la sua presenza non significa nulla, ma è lecito chiedersi se un bombo riesce a interpretare questo segnale.
Primo test: i bombi si fidano delle coccinelle?
Per capirlo, i ricercatori hanno costruito un esperimento in laboratorio. Niente prati, quindi, ma un’arena con fiori artificiali e insetti “dimostratori” (in questo caso esemplari morti, preparati in modo da mantenere solo l’aspetto originario, senza odori, perché l’obiettivo era isolare il più possibile l’informazione visiva, cioè capire se i bombi reagivano alla sola presenza di un altro insetto, e non al suo odore o al suo comportamento.
In un primo esperimento, i ricercatori hanno testato proprio questo punto: se un bombo vede un fiore con sopra un altro insetto, lo sceglie più spesso di quanto farebbe per caso? La risposta dipende da chi è quell’insetto. Se è un’altra ape, sì: come avevamo già visto, i bombi mostrano una preferenza chiara per i fiori occupati da un conspecifico. Se invece è una coccinella, no: la scelta è casuale, come se quel segnale non avesse alcun significato particolare.
È il primo indizio che il loro “servizio di intelligence” non è così ingenuo: non si fidano di chiunque.
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La fiducia va guadagnata
Se questo primo risultato può sembrare deludente, i ricercatori però si sono spinti oltre, perché anche se le api non riconoscono subito le coccinelle come informatrici affidabili, potrebbero impararlo con l’esperienza.
Per capire se i bombi potessero imparare usare questi segnali, i ricercatori hanno ideato un secondo esperimento diviso in due fasi, una di apprendimento e una di test.
Nella fase di apprendimento, ogni bombo si trovava davanti a dodici fiori artificiali: alcuni contenevano una soluzione zuccherina, altri solo acqua. Su parte dei fiori era presente un “dimostratore”, cioè un altro bombo oppure una coccinella, e, a seconda della condizione sperimentale, la sua presenza indicava un fiore pieno di nettare oppure uno vuoto. In questo modo gli animali potevano fare esperienza diretta e imparare un’associazione tra ciò che vedevano e ciò che trovavano.
Dopo tre sessioni di foraggiamento, arrivava la fase di test: qui tutti i fiori erano identici e non contenevano nettare. L’unica informazione disponibile era il segnale visivo, cioè la presenza o meno dell’insetto, e il ricordo di quanto appreso prima.
A questo punto i ricercatori hanno guardato due cose diverse: la primissima scelta del bombo e l’andamento delle prime dieci visite.
Se i bombi avevano davvero imparato, avrebbero scelto il tipo di fiore che in precedenza era stato associato alla ricompensa: in alcuni casi quelli con l’insetto, in altri quelli senza.
Con altri bombi, il quadro è chiaro ma non immediato: se alla prima scelta i risultati sono incerti, guardando le prime dieci visite l’apprendimento si vede: i bombi imparano ad associare la presenza del conspecifico a un fiore ricco e riescono anche a usarla come indizio negativo quando nell’addestramento significava che il fiore non offriva nulla. Insomma: il collega è una fonte affidabile, nel bene e nel male, ma questa regola si vede meglio nel comportamento ripetuto che nel primo tentativo.
Alla prima scelta non mostrano alcuna preferenza, indipendentemente dalla condizione. Nelle visite successive, però, emerge una tendenza: riescono a capire che la loro presenza può indicare un fiore ricco di nettare. Non riescono invece a usare lo stesso segnale al contrario. Se nell’addestramento la coccinella era associata a un fiore vuoto, i bombi non mostrano un apprendimento significativo e continuano a scegliere senza una direzione chiara. E anche quando imparano, lo fanno meno efficacemente: le informazioni fornite da un altro bombo restano più forti e più affidabili di quelle provenienti da una specie diversa.
Le coccinelle, insomma, possono essere delle fonti di informazione, ma fino a un certo punto.
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Il problema con l’assenza
Gli autori propongono diverse spiegazioni. Una riguarda la percezione visiva: le coccinelle sono molto diverse dalle api, più piccole, con forma e colori che potrebbero essere meno facili da elaborare per la vista i un bombo.
Un’altra spiegazione riguarda il carico cognitivo, cioè quanto è difficile, per il cervello del bombo, aggiornare una regola che ha già imparato. I bombi erano già abituati a trovare cibo su fiori occupati da altri bombi: avevano quindi già una sorta di regola di base, “se c’è un altro bombo, probabilmente c’è nettare”.
A questo punto, imparare che anche una coccinella può indicare la presenza di cibo è un cambiamento relativamente semplice: la regola resta la stessa (qualcuno sul fiore implica cibo), cambia solo chi è quel “qualcuno”.
Molto più complicato è il caso opposto. Per imparare che una coccinella indica un fiore senza nettare, il bombo deve fare due operazioni insieme: riconoscere un segnale nuovo (la coccinella) e, allo stesso tempo, attribuirgli un significato opposto rispetto a quello a cui è abituato.
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Quando l’informazione conta
C’è poi l’aspetto ecologico: le api dello studio vivevano in condizioni di laboratorio, con cibo abbondante. In un ambiente del genere, sbagliare fiore non è una tragedia.
In natura, però, la situazione può essere diversa: se il nettare è scarso o la competizione è alta, anche piccoli indizi diventano importantissimi, quindi è possibile che, in contesti più stressanti, le api sfruttino di più anche segnali deboli o ambigui.
Lo studio apre una pista in questo senso: l’importanza delle informazioni sociali dipende anche da quanto costa ignorarle.
Piccoli agenti, grandi decisioni
I bombi, e le api in generale, non sono macchine che seguono solo stimoli immediati, gli studiosi lo hanno capito da un po’. Lo studio è una delle conferme che questi animali apprendono, generalizzano, fanno inferenze e che, a quanto pare, sanno quando fidarsi e quando no.
Il loro “servizio di intelligence” non è perfetto, ma è sofisticato: si basa su segnali affidabili (le altre api), ma è abbastanza flessibile da incorporare anche informazioni più deboli, come la presenza di una coccinella che però non viene trattata allo stesso modo.
In un mondo pieno di segnali, perfino un bombo deve decidere di chi fidarsi.