SCIENZA E RICERCA

L’ultimo esperimento di Kanzi

“Immaginate una scena di una finta cerimonia del tè, in cui il padrone di casa inclina una teiera vuota sopra due tazze vuote e poi accidentalmente ne rovescia una capovolgendola. Quale tazza contiene ancora il tè finto?”. Si apre così un articolo scientifico pubblicato sulla rivista Science, il cui obiettivo è mostrare le capacità immaginative del soggetto che prende parte all’esperimento. Sta qui però la peculiarità del lavoro: dall’altra parte del tavolo non c’è un adulto o un bambino, ma un bonobo, e non uno qualsiasi.

Il suo nome è Kanzi, è nato nel 1980 in cattività ad Atlanta, in Georgia, ed è stato una vera superstar degli studi cognitivi. Ha dimostrato di essere in grado di comprendere e comunicare la lingua inglese attraverso l’uso di un lessigramma, ossia uno schermo su cui poter indicare dei simboli associati a parole ed espressioni linguistiche: Kanzi è arrivato a usarne correttamente più di 300. Ha imparato inoltre a comunicare in parte anche attraverso la lingua dei segni.

All’età di 44 anni, a marzo dell’anno scorso, Kanzi ci ha lasciati, ma non prima di aver regalato alla comunità scientifica un’ulteriore prova delle straordinarie potenzialità cognitive della sua specie. Ha infatti mostrato di saper stare al gioco scegliendo la finta tazza piena circa il 70% delle volte. Così facendo ha dato prova di possedere capacità immaginative paragonabili a quelle che emergono nei bambini tra i 15 mesi e i due anni di età.

In the first demonstration of pretend play in a non-human, the ape favoured a cup filled with imaginary juice over one with its ‘contents’ emptied. go.nature.com/4ki9tQW

[image or embed]

— Nature (@nature.com) 6 febbraio 2026 alle ore 11:29

Alla ricerca di tratti cognitivi

Le rappresentazioni secondarie, come le chiamano i ricercatori, permettono alla nostra mente di allontanarsi dal qui e ora e di “generare possibilità immaginarie, ipotetiche o alternative che sono svincolate dalla realtà” spiegano Amalia Bastos della Johns Hopkins University e Christopher Krupenye dell’università di St. Andrews, autori del lavoro.

Proprio queste facoltà immaginative sono alla base di molte delle nostre capacità cognitive più ricche, come l’attribuzione degli stati mentali o credenze ad altre persone, la simulazione di futuri possibili, il gioco di finzione, ma anche la capacità di ragionare su possibilità mutualmente esclusive e la formazione di inferenze causali, spiegano gli autori del paper.

Diamo per scontato che questa complessità cognitiva sia una delle caratteristiche che ci rende unicamente umani, ma i mattoncini fondamentali che la compongono potrebbero non essere una prerogativa della nostra specie. “Una questione dibattuta da lungo tempo è se alcune capacità che dipendono dalle rappresentazioni secondarie siano presenti in altri animali, in particolare nei nostri parenti primati più stretti” con cui abbiamo condiviso un antenato comune nel nostro passato evolutivo.

“I nostri risultati suggeriscono che la capacità di formare rappresentazioni secondarie di oggetti fittizi rientra nel potenziale cognitivo almeno di una scimmia antropomorfa acculturata e probabilmente risale a 6 – 9 milioni di anni fa, ai nostri antenati evolutivi comuni”, sostengono gli autori.

Gli esperimenti

Le ricerche si sono svolte quando Kanzi aveva 43 anni e sebbene nel nome dell’esperimento si parli di té, in realtà è stato usato succo di frutta. Per prima cosa i ricercatori hanno generato nel bonobo un rinforzo positivo facendogli bere una tazza di succo di frutta ogni volta che ne sceglieva una veramente riempita. Sono poi passati all’esperimento della finta cerimonia del tè (tea party) che di solito viene compiuto con bambini entro i due anni di età, per documentare la comparsa delle capacità di rappresentazioni secondarie. Secondo gli autori, “fino a oggi, non erano mai stati condotti studi sperimentali controllati sul gioco di finzione in animali non umani”.

A Kanzi non sono stati dati rinforzi nell’esperimento della finta cerimonia del té e su 50 tentativi, 34 volte ha scelto la finta tazza piena. “Questi dati suggeriscono che Kanzi sia riuscito in questo compito rappresentando con successo liquidi fittizi e tracciandone lo spostamento. Tuttavia, è anche possibile che credesse semplicemente che nelle tazze vuote ci fosse vero succo” fanno notare gli autori. Per questo hanno eseguito un esperimento di controllo.

Nel corso di 18 prove, uno sperimentatore ha posizionato sul tavolo una tazza contenente succo e una tazza vuota. In quest’ultima ha finto di versare qualcosa da una caraffa vuota e ha chiesto a Kanzi di scegliere quale volesse. “Se avesse creduto che l’azione fittizia coinvolgesse succo reale, avrebbe dovuto rappresentare entrambe le tazze come contenenti succo reale e scegliere tra esse a caso. Invece, Kanzi ha selezionato la tazza contenente il succo reale più spesso di quanto previsto dal caso, in 14 prove su 18, dimostrando che era in grado di distinguere tra succo reale e fittizio”. Secondo l’interpretazione dei ricercatori questo dimostra che nell’esperimento originale Kanzi non aveva la credenza errata secondo cui nelle tazze fosse presente succo reale.

La riprova è venuta da un ulteriore esperimento che invece del finto succo ha coinvolto finti chicchi d’uva, che Kanzi, stando al gioco, selezionava da due vasi vuoti. Anche in questo caso in circa il 70% dei casi (31 su 45) ha fatto la scelta corretta, reagendo addirittura in tempi più brevi.

“I nostri risultati suggeriscono che la capacità di rappresentare oggetti fittizi non è esclusivamente umana” concludono i ricercatori, che aggiungono: “scoprire che un bonobo può generare rappresentazioni secondarie in contesti di finzione aumenta la probabilità che queste rappresentazioni siano disponibili per altre funzioni cognitive. Questa scoperta rafforza le crescenti evidenze secondo cui le scimmie antropomorfe monitorano stati mentali svincolati dalla realtà, come le credenze, anziché limitarsi a interpretare il comportamento”.

Kanzi però non è un bonobo qualsiasi, riconoscono gli autori. “La nostra scoperta è stata resa possibile dal fatto che Kanzi poteva rispondere a comandi verbali e partecipare direttamente a un’interazione di finzione condivisa tramite il gesto di puntare (pointing). Ci si potrebbe quindi chiedere quale ruolo abbiano avuto l’acculturazione e l’addestramento linguistico di Kanzi nella sua performance e se i nostri risultati siano generalizzabili ad altre scimmie antropomorfe”.

I due ricercatori ricordano però che da un lato esistono numerose testimonianze aneddotiche a riguardo del fatto che anche le scimmie antropomorfe selvatiche partecipano a giochi di finzione solitari, mentre dall’altro ci sono numerose prove sperimentali che mostrano la loro capacità di attribuire stati mentali a altri individui. Ciò sarebbe coerente con l’idea secondo cui l’acculturazione e l’apprendimento linguistico non siano condizioni indispensabili per la rappresentazione secondaria.

Per rafforzare questa ipotesi però ora i ricercatori dovranno escogitare nuovi esperimenti che consentano di lavorare con scimmie antropomorfe meno eccezionali di Kanzi. Se si potesse dare un Nobel a un primate, lui certamente ne meriterebbe uno.

POTREBBE INTERESSARTI

© 2025 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012