SCIENZA E RICERCA

Il ritmo condiviso delle nostre risate

Quattro oranghi, due gorilla, tre bonobo, quattro scimpanzé e quattro piccoli esseri umani. Sono i protagonisti di uno studio, recentemente pubblicato su Communications Biology, dedicato al ritmo della risata, come archivio del tempo e testimonianza vivente di una lunga storia evolutiva. 

La ricerca Rhythm and timing in laughter reveal that human vocal plasticity falls on a hominid continuum, condotta dalla britannica Università di Warwick, con il contributo dell'ateneo di Portsmouth, ha analizzato le registrazioni delle risate di un gruppo di grandi scimmie e giovanissimi esseri umani, di età compresa tra i sei mesi e i sette anni, considerando 140 sequenze di risate individuali: 42 dai bonobo, 35 dagli scimpanzé, 34 dai gorilla, 16 dagli oranghi e 13 dagli umani. Le registrazioni, effettuate durante interazioni controllate in ambienti e alla presenza di persone familiari, hanno permesso di raccogliere dati (ottenuti esaminando le vocalizzazioni) sia in contesti di gioco sia provocando le risate attraverso il solletico. 

Il team di ricerca condivide le premesse sottolineando come la risata permetta di contestualizzare e analizzare i cambiamenti nel controllo vocale e nelle capacità ritmiche. Nelle grandi scimmie antropomorfe e negli esseri umani la risata è ripetitiva e ciclica, le variazioni nella struttura e nell'organizzazione temporale potrebbero fornire risposte e aprire una finestra di indagine sull'evoluzione. 

Una questione di ritmo

Sono stati presi in considerazione gli intervalli tra una risata e l’altra, o meglio tra i vari "ha ha ha", le vocalizzazioni: sono stati annotati il punto di inizio, la durata e le caratteristiche temporali, i loro coefficienti di variazione e i rapporti ritmici. Uno studio precedente aveva già analizzato le vocalizzazioni nel ritmo delle risate, limitandosi però al contesto più controllato del solletico. Ora questa nuova ricerca allarga il territorio di indagine e si offre, infatti, come la prima analisi comparativa del ritmo delle risate in tutte le grandi scimmie antropomorfe esistenti sia in contesti di gioco sociale che durante il solletico". 

Lo studio precedente è stato integrato nel nuovo lavoro: nell’analisi sono state infatti riprese in esame le registrazioni indotte da solletico al centro di un ricerca pubblicata nel 2009, condotta tra gli altri da Marina Davila-Ross dell'Università di Portsmouth, autrice anche di un interessante lavoro recente, pubblicato a marzo 2026 su Scientific Reports, dedicato alla repliche facciali esatte nei volti ridenti di oranghi e scimpanzé, ottenute tramite registrazioni video, per indagare la complessità della comunicazione nelle grandi scimmie, anche in questo caso, attraverso la risata.

Dimmi come ridi e ti dirò chi sei, anzi, dimmi qual è il ritmo della tua risata e ti dirò quale è stata la sua evoluzione. Tornando allo studio sul ritmo vocale, all'analisi delle registrazioni audio emergono dettagli interessanti e qualche variazione: sia i piccoli umani che le grandi scimmie mantengono un ritmo costante quando vengono solleticati, evidenziando una maggiore variabilità durante il gioco sociale, quando le interazioni fisiche possono rendere le risate più caotiche. Secondo il team di ricerca, i ritmi regolari, che evidenziano il controllo vocale dei primati, potrebbero arrivare da molto lontano, da un antenato comune vissuto milioni di anni fa. La struttura ritmica si è conservata, mostrando ancora lo stesso schema di base.

Risate da gioco o da solletico

Parliamo di isocronia. Le grandi scimmie ridono in un modo riconoscibile per gli esseri umani, da almeno 15 milioni di anni, e questa consapevolezza estende ora le precedenti prove di isocronia ottenute in altre ricerche relative alle vocalizzazioni di oranghi, i cui richiami prolungati mostrano isocronia e schemi ritmici a doppio metro, con cambi di tempo e alternanza nel sistema fonatorio-respiratorio. Non solo, gli studi precedenti hanno coinvolto i primati in generale, dai lemuri alle piccole scimmie. In quest'ultimo caso ci riferiamo a gibboni che adattano i ritmi del canto per coordinarsi tra maschi e femmine, la regolazione dell'isocronia, si legge nello studio pubblicato un paio di anni fa su Current Biology, è un adattamento che permette di accogliere un segnalo chiaro. 

L'isocronia dipende significativamente dal contesto: se la risata da solletico è regolare, con un ritmo stabile, non si può dire lo stesso per quella da gioco. Questa differenza, si spiega nello studio, riflette probabilmente la natura dinamica e l’imprevedibilità del gioco sociale, che comporta la torsione, la tensione, il tonfo e la compressione del torace e, di conseguenza, l'interruzione di un ciclo respiratorio che altrimenti sarebbe regolare. 


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Lo schema che abbiamo in comune

"Come hanno fatto gli esseri umani a sviluppare la capacità di parlare?". Il suono non si fossilizza, il che rende difficile rintracciare le origini vocali del canto, del linguaggio e della parola, "ma abbiamo trovato un indizio di 15 milioni di anni fa in un luogo inaspettato: la nostra risata", commenta la primatologa Chiara De Gregorio, prima autrice dello studio, oggi ricercatrice all'ateneo di Warwick. “A differenza del linguaggio, la risata è una caratteristica comune a tutte le grandi scimmie viventi. Confrontando il modo in cui ridono le diverse specie, possiamo notare che una struttura ritmica di base è rimasta invariata dal nostro ultimo antenato comune".

La "nostra" risata

L'evoluzione del ritmo della risata rivela un progressivo aumento della plasticità ritmica vocale, con gli esseri umani che seguono la traiettoria generale verso una maggiore padronanza vocale. La risata umana è diventata più veloce, più modulabile, acquisendo nel tempo un controllo più sofisticato e legato al contesto: spiega il team di ricerca, “una risata incontrollabile quando si viene solleticati è nettamente diversa da una risata educata durante una riunione, da una risata nervosa dopo un errore o dalla risata contagiosa che si diffonde tra un gruppo di amici. Lo stesso ritmo di base, plasmato dal controllo cosciente, comunica emozioni e intenzioni diverse”.

Un percorso evolutivo

“Evolutivamente più antica e condivisa da tutte le grandi scimmie viventi, la risata permette di aprire una finestra d'indagine sulle trasformazioni vocali che si sono verificate nel corso dell'evoluzione”, commenta Adriano R. Lameira, tra gli autori dello studio e professore associato dell’ApeTank dell’Università di Warwick. "Contrariamente alla teoria secondo cui i primi esseri umani avrebbero improvvisamente acquisito capacità di controllo vocale notevolmente diverse da quelle dei loro predecessori, l'evoluzione della risata ci dice che gli esseri umani si collocano su un continuum, una prolungamento della capacità di controllo vocale già sviluppate in 15 milioni di anni".

Dunque, la risata non deve essere considerata come una semplice espressione sonora di divertimento: i risultati dello studio tracciano un percorso evolutivo verso una flessibilità vocale, in un comportamento mantenuto per milioni di anni, fornendo la prova di un passaggio verso ritmi più veloci, più variabili e più sensibili al contesto negli esseri umani, caratteristica che probabilmente - spiegano i ricercatori - ha spianato la strada all'emergere del linguaggio e della parola. "In quest'ottica la risata non è solo un segnale sociale ma un modello accessibile per comprendere le profonde radici evolutive della comunicazione vocale umana".


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