SOCIETÀ

E tu di che generazione sei?

Javier Marias nel suo ultimo romanzo Berta Isla facendo una digressione riguardo a uno dei protagonisti, ventenne alla fine degli anni sessanta, dice, a proposito dei giovani di allora (e di oggi): “Non c’era motivo per aspettare o perdere tempo; cercare di prolungare l’adolescenza  o l’infanzia con le sue placide indefinitezze sembrava cosa da pusillanimi e tremebondi, oggi la terra ne è talmente piena che nessuno li riconosce più come tali. Sono la norma, un’umanità iperprotetta e fannullona, emersa in brevissimo tempo dopo secoli dell’esatto opposto: attività, curiosità, intrepidezza e impazienza”.

Sono la norma, un’umanità iperprotetta e fannullona, emersa in brevissimo tempo dopo secoli dell’esatto opposto: attività, curiosità, intrepidezza e impazienza

Nell’ultimo decennio si sono sprecate analisi di ogni tipo per cercare di comprendere il fenomeno, in continua evoluzione, che vede modificarsi le prospettive e i modi di agire delle nuove generazioni. Cambiano gli strumenti di comunicazione, le richieste del mondo del lavoro, cambiano le angolature da cui vengono percepiti gli eventi e forse cambia, in parte, anche la struttura valoriale della società e dei singoli.

Persino sfogliando una rivista dal parrucchiere capita di imbattersi in definizioni di questo tipo (le date sono da prendere con beneficio d’inventario; saggi e siti internet diversi riportano differenti confini temporali ma l’idea di fondo resta):

nati fino al 1945: Generazione ricostruzione

nati fino al 1965: Baby boomers

nati fino al 1980: Generazione X

nati fino al 1996: Millennials

nati dopo il 1996: Generazione Z o iGen

Anche il ben più autorevole inserto domenicale del Corriere, La Lettura, in un articolo di qualche anno fa ha indagato il fenomeno, più ristretto, degli Xennials, ossia di quel gruppo demografico che include chi oggi ha tra i trenta e i quarant’anni (e il cui nome deriva appunto dalla crasi tra Generazione X e Millennials), definendoli: “esseri mitologici un po’ telefono fisso, un po’ profilo Instagram […] che hanno vissuto un’esperienza irripetibile”.

I nati tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta sono esseri mitologici un po’ telefono fisso, un po’ profilo Instagram che hanno vissuto un’esperienza irripetibile

Spiega cioè che si tratta di una generazione di passaggio fatta di giovani adulti che da bambini giocavano al campetto dietro la scuola e un po’ prima di essere completamente cresciuti hanno dovuto imparare la “grammatica dei social media” e fare i conti con un universo in cui non valevano più le “magnifiche sorti e progressive” degli anni novanta.

Ne abbiamo parlato con lo scrittore Paolo Giordano, classe 1982, in libreria con Divorare il cielo (Einaudi, 2018), romanzo i cui protagonisti hanno sostanzialmente l’età dello scrittore, e sono cioè degli Xennials in piena regola.

C’è sempre una sottile condanna in queste definizioni, e per la “MTV generation” è quella di essere una generazione leggera, invece in "Divorare il cielo" ho voluto mostrare che il modo di intendere l’impegno sociale e politico è solo un po’ diverso

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