CULTURA

L’Uomo Vitruviano e la rottura di simmetria

Bizzarro destino, quello dell’Uomo Vitruviano. È da sempre il simbolo stesso dell’armonia fondata sulla simmetria. E ora rischia di diventare il simbolo della discordia causata da una rottura di simmetria. Ci riferiamo, è persino ovvio dirlo, all’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci il cui viaggio da Venezia (Galleria dell’Accademia) a Parigi, ospite del Louvre, è stato messo in stand by dal Tar (Tribunale Amministrativo Regionale) del Veneto, almeno fino al 16 ottobre.

La famosa opera leonardesca avrebbe percorso il tragitto dall’Italia alla Francia in cambio di un percorso con verso opposto di sette opere di Raffaello dalla Francia verso l’Italia da compiersi il prossimo anno. Simmetrico il viaggio e quasi simmetrica la causa: il cinquecentesimo anniversario sia della morte di Leonardo ormai vecchio (1519) sia di un troppo giovane Raffaello (1520). Per celebrare entrambi i ministri della cultura di Italia (Dario Franceschini) e Francia (Franck Reister) hanno concordato, il 24 settembre scorso, il simmetrico scambio di opere di quelli che Giorgio Vasari considerava (insieme a Michelangelo) la perfezione assoluta in pittura.

La rottura di simmetria (o, almeno, il tentativo di rompere la simmetria nella diplomazia culturale italo-francese) è a opera di Italia Nostra, che ha fatto ricorso avverso allo scambio. In attesa di esprimere una sentenza definitiva, il Tar ha sospeso tutto. 

Ora, come dicevano, l’Uomo Vitruviano è l’emblema stessa dell’armonia fondata sulla simmetria. Da sempre. O, almeno, dal momento in cui l’arte greca inizia a considerare armoniche le giuste proporzioni. Unificando geometria e arte.

È il caso di Pitagora, che usa il numero come misura di tutte le cose. E il rapporto tra i numeri interi come fondamento dell’armonia musicale. Ma è anche il caso di Policleto, lo scultore del V secolo a.C. – nato ad Argo, due o tre decenni dopo la morte di Pitagora, ma attivo ad Atene al tempo di Fidia –, che nel suo Canone mostra come l’idea matematica della simmetria debba tracimare nell’arte. Un’idea che applica in pratica, in molte scultore, a iniziare da Il doriforo.

La simmetria è la pratica fondante non solo delle arti figurative in senso stretto, ma anche dell’architettura greca. Ne è esempio il Partenone progettato da Ictino. 

Da Pitagora a Policleto a Ictino: come scrive il fisico Giancarlo Ghirardi nel libro in due poderosi volumi intitolato Simmetrie edito da Carocci è: "Proprio in quanto espressione sia di aspetti fenomenici sia logici, l’idea stessa di proporzione, vale a dire di simmetria, presenta fin dal suo nascere un’affascinante fusione di elementi estetici e razionali" (c52).

Per il latino Vitruvio, come per i Greci, la simmetria altro non è che «un rapporto di ragione di parti proporzionate». Un rapporto di ragione "che hanno le grandezze delle parti le une rispetto alle altre o ognuna rispetto al tutto" (c10).

C’è simmetria tra due statue, se c’è un rapporto tra di loro (se, per esempio, l’una è alta due metri e l’altra un metro) e se c’è il medesimo rapporto tra le loro parti (se, nel nostro esempio la lunghezza della testa della prima è il doppio della lunghezza della testa della seconda). In altri termini c’è simmetria se tra le due statue e tra le loro singole parti c’è una perfetta proporzione. Ma c’è simmetria in ciascuna statua se e solo se c’è un’esatta proporzione per così dire “interna”: per esempio, tra la testa e il corpo. Secondo lo scultore greco questa esatta proporzione è 1:8. La testa deve essere lunga esattamente un ottavo del corpo. Più in generale l’idea di Policleto è che la statua nel suo complesso e le sue singole parti devono essere commensurabili

Purtroppo non abbiamo che frammenti del Canone di Policleto. Ma da quello che sappiamo gli possiamo attribuire un primato: è il primo testo teorico sul concetto di bellezza nell’arte. E in questo testo la bellezza ha origine nella simmetria.  

Policleto lega così il canone dell’arte a quello della scienza, perché la simmetria è a sua volta fondata su due concetti squisitamente matematici: il numero e la misura. D’altra parte in greco συµµετρια (simmetria) è una parola composta da συν (con) e µετρoν (misura). E, dunque, per Policleto, la simmetria - συν µετρoν – altro non è che una giusta (nel senso di proporzionata) misura: un concetto anch’esso squisitamente matematico. Per il grande scultore e teorico dell’arte, la simmetria è la giusta proporzione che genera armonia: proprio come sosteneva il matematico e filosofo naturale Pitagora. 

L’idea di simmetria domina anche l’arte e la (quasi inesistente) scienza romana. Così nel 27 a.C. Marco Vitruvio Pollione nel suo De Architectura propone la symmetria tra le categorie principali dell’arte, appunto, dell’architettura, insieme a ordinatiodispositioeurythmiadecordistributio. Anche per il grande architetto e scrittore romano la simmetria è armonia: “accordo armonico” tra il tutto e le sue le diverse parti. Vitruvio introduce anche altre utili definizioni: l’unità di misura che mette in relazioni armoniche le parti del tutto è il modulus, chiamato anche embetes

Vitruvio assegna alla simmetria una funzione normativa: "La composizione dei templi risulta dalla “simmetria” e gli architetti debbono osservare in modo estremamente scrupoloso i principi di essa". 

L’architetto romano sostiene che anche la parti del corpo umano (il tutto) sono legate da rapporti armonici (di simmetria) tra di loro, proprio come sosteneva Policleto. E li definisce, questi rapporti simmetrici, allo stesso modo: la testa ideale misura un ottavo del corpo intero; il volto e il palmo un decimo; il petto un quarto. Il palmo a sua volta misura quattro volte il pollice e il piede sedici volte.

L’uomo vitruviano ha nell’ombelico il suo centro naturale e le braccia e le gambe, se ben proporzionate, una volta distese sono iscritte sia in un cerchio sia in un quadrato centrato sull’ombelico, come dimostra Leonardo da Vinci nell’opera celeberrima e ora al centro di un contenzioso.

Un’opera che dimostra come il Rinascimento fiorentino, italiano ed europeo si fonda sul recupero non solo dell’idea di simmetria e di giusta proporzione, ma sul recupero della scienza ellenistica (e araba). 

L’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci celebra la recuperata simmetria tra arte e scienza, che è l’essenza stessa della cultura del Rinascimento

Mentre quando Leonardo da Vinci compie il suo ultimo viaggio, dall’Italia alla Francia, l’ultimo viaggio della sua vita, recando con sé la Giocondaè il simbolo di un’arte e di una scienza che non conoscono confini.

Non vogliamo entrare nel merito della questione che oppone il ministero dei Beni Culturali a Italia Nostra. Non sta certo a noi decidere se il viaggio da Venezia a Parigi dell’uomo simmetrico di Leonardo “s’ha da fare” o “non s’ha da fare”

Sappiamo, per altro, ce lo insegna la fisica, che la storia dell’universo è la storia, creativa, di una serie di rotture di simmetria. Ma sappiamo anche che quando la simmetria si rompe non sempre l’evento distruttivo si trasforma in un atto creativo.     

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