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Zanzare, tra rimedi fai-da-te e prevenzione contro la diffusione degli insetti

Nonostante un inizio di primavera all’insegna del maltempo, si avvicina da calendario la stagione estiva, sinonimo di zanzare. Questi piccoli insetti fastidiosi non provocano solo prurito e irritazione, ma possono trasmettere malattie o infezioni come il virus del West Nile.

Se torniamo all’anno scorso, è facile renderci conto di quanto questo arbovirus rappresenti un problema reale e interessi da vicino il nostro paese, soprattutto l’area della Pianura Padana. Estate 2018: come si legge in un comunicato stampa della Regione Veneto, all’interno del suo territorio si contano 257 casi totali, 64 dei quali nella grave forma neuroinvasiva, con 18 decessi, registrati in persone anziane con patologie pregresse considerevoli o con deficit immunitari. Viene inoltre ribadito che nell’uomo la West Nile Disease si presenta solitamente in forma asintomatica o si manifesta con sintomi lievi aspecifici, sebbene si possa verificare la comparsa di complicazioni neurologiche come meningite ed encefalite, ma solo in soggetti che accusano già seri problemi di salute.

Come contrastare questo fenomeno? Nel mese di novembre, alla luce dell’estate appena trascorsa, la Regione Veneto ha deciso di stanziare 1,5 milioni di euro da dedicare principalmente al monitoraggio e alle iniziative di prevenzione. Si è inoltre optato per un’attenta programmazione per la futura stagione estiva, con una campagna larvicida a marzo, mirando a ridurre al minimo la schiusa delle larve. Nel successivo comunicato, con data 22 febbraio 2019, l’inizio degli interventi antilarvali è slittato ad aprile - in molti casi addirittura a maggio a causa delle avverse condizioni meteorologiche - con la continuazione delle operazioni fino al mese di ottobre che vedrà in prima linea gli stessi Comuni. In estate, invece, partiranno due piani di azione per la disinfestazione delle zanzare adulte i cui tempi saranno concordati dal personale tecnico in base all’andamento climatico e alle indicazioni provenienti dalle trappole disseminate in tutte le aree a rischio. 

E i cittadini? La prevenzione parte anche dai piccoli gesti quotidiani della popolazione che dovrà adottare una serie di accorgimenti, supportati da un’informazione continua riguardo alla protezione individuale, garantita a livello regionale. Installazione di zanzariere, uso di repellenti cutanei, manutenzione di giardini evitando l’abbandono di acqua stagnante sono solo alcuni dei semplici comportamenti che aiuteranno a contrastare la proliferazione degli insetti e i possibili contagi.

Come spesso succede, data l’importanza del fenomeno dal punto di vista salutare ed economico - che richiederebbe ampie operazioni di disinfestazione e piani straordinari di gestione - ci si chiede se non sia possibile combattere il problema con l’ausilio di altri strumenti, più rapidi e meno costosi. L’attenzione si è concentrata sull’esistenza di alcune piante carnivore, considerate da alcuni un valido rimedio anti-zanzare, con la loro capacità di digerire una grande quantità di insetti.

Proprio in riferimento a questi vegetali, si è cominciato a parlare di Diflora, una promettente startup specializzata nella micropropagazione delle piante, con nuove tecniche per moltiplicarle. L’inventore è un giovane padovano di 29 anni, Valerio Guidolin, che però puntualizza fin da subito sulle effettive capacità delle proprie piante: “Le carnivore effettuano sicuramente un controllo biologico sugli insetti, ma non possiamo considerarle uno strumento valido per risolvere il problema del virus del West Nile. A differenza degli insetticidi che agiscono sia sulla forma adulta che sulle larve di zanzare, i risultati delle piante si rivelano solo momentanei e comunque inferiori rispetto a un valido piano di disinfestazione”.

Ciononostante, le piante carnivore sono molto interessanti sia dal punto di vista evoluzionistico sia da quello biologico. Infatti, trattandosi di organismi abituati a vivere in un ambiente povero di nutrienti, esse hanno sviluppato un ottimo sistema di cattura per cibarsi di altri esseri, come gli insetti. Inoltre, internamente presentano una struttura di percezione del tempo molto particolare. Se l’insetto si posa sulla pianta una sola volta l’organismo non interviene; al contrario, se lo stimolo viene percepito con una ripetizione la pianta si chiude, mangiando di fatto il suo ‘disturbatore’. Si tratta quindi di piante effettivamente predisposte per un’ipotetica ‘lotta insetticida’ dal momento che se ne cibano. “Le carnivore arrivano ad ingurgitare anche organismi molto grandi e sicuramente rientrano tra le loro prede pure le zanzare. Tuttavia ricordiamo che la loro funzione è prettamente ornamentale. Non possiamo quindi ritenerle una sostituzione ai piani varati dalla regione per la risoluzione dei contagi” afferma Guidolin. 

Arginato il potere miracoloso delle piantine, non resta che seguire le direttive regionali, senza per questo, però, rinunciare in modo definitivo al loro acquisto che, seppur in misura certamente ridotta, può diminuire il numero di insetti tra le mura domestiche oltre ad abbellire l’ambiente in cui si vive.

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