SCIENZA E RICERCA

Suricati che fanno politica sotto il sole

Chi ha visto Il re leone, ha del suricato un’immagine precisa, che è quella di Timon: battuta pronta, vita scanzonata, filosofia spiccia e un certo talento nel prendere poco sul serio il mondo, quindi se ne vedesse uno steso al sole potrebbe immaginarselo tranquillo e sereno mentre canta Hakuna Matata.
Uno studio pubblicato su Behavioral Ecology getta nuova luce su questo ritratto mentale: i suricati veri, quando se ne stanno al sole dopo essere usciti dalla tana, in realtà stanno gestendo rapporti sociali e gerarchie.

La pulizia reciproca è un rito sociale

Gli autori dello studio partono da una domanda classica dell’ecologia comportamentale: come fanno gli animali che vivono in gruppo a mantenere relazioni sociali stabili? In molte specie una parte del lavoro la fa il grooming, cioè la pulizia reciproca del corpo, che serve all’igiene ma anche a rafforzare i legami. Il problema è che il grooming richiede tempo, vicinanza e anche una certa tolleranza: non sempre è facile avvicinare chi ti è gerarchicamente superiore senza rischiare una reazione poco cordiale. Per questo alcuni ricercatori ipotizzano che le vocalizzazioni possano svolgere, almeno in parte, una funzione simile: una sorta di “grooming a distanza”, meno costoso e più discreto.

I suricati non sono tutti uguali

Nel caso dei suricati la questione è particolarmente interessante, perché vivono in una società dispotica, con il gruppo organizzato in una forte asimmetria di potere, e queste differenze di rango influenzano molte interazioni sociali, compreso il grooming. In particolare, studi precedenti avevano già mostrato che sono spesso i subordinati a investire di più nel grooming verso i dominanti, mentre i dominanti ricambiano molto meno. I suricati non fanno eccezione.

Se Machiavelli fosse stato un etologo il Principe sarebbe stato ancora più interessante: anche nel regno animale, infatti, il rapporto con chi detiene il potere conta: mantenere un buon legame con un individuo dominante può ridurre tensioni e contribuire a rendere più stabile la propria posizione nel gruppo.
Naturalmente non si tratta di scelte consapevoli o di strategie nel senso umano del termine. Ma è proprio su questo terreno che si muove lo studio: capire se gli scambi vocali durante il sunning riflettano queste asimmetrie di rango e di relazione.

Richiami sotto il sole

I sunning calls sono richiami relativamente deboli, brevi e tonali, prodotti soprattutto la mattina dopo l’uscita dalla tana, quando il gruppo passa fino a un’ora a scaldarsi al sole. Sono vocalizzazioni socialmente facilitate: vengono prodotte quando altri individui sono presenti o stanno vocalizzando, e si inseriscono in scambi in cui i suricati tendono a non sovrapporsi ma a rispettare una sorta di alternanza dei turni.


Leggi anche: Senti chi parla. L'apprendimento vocale negli animali


Gli autori hanno osservato che quando il tempo è brutto e i suricati non riescono a scaldarsi bene al sole si vedono più grooming e giochi. Da qui è nata l’idea che la fascia oraria subito successiva all’uscita dalla tana sia una sorta di “tempo sociale” del gruppo, un momento in cui si riaffermano i legami prima che comincino gli spostamenti e il foraggiamento. Se è così, le vocalizzazioni potrebbero avere una funzione sociale vera e propria, e non essere una semplice reazione al benessere termico.

Per verificare questa ipotesi i ricercatori hanno lavorato al Kalahari Research Centre, in Sudafrica, su una popolazione di suricati ben nota e abituata alla presenza umana. Questo ha permesso di conoscere età, sesso e status di dominanza di ogni individuo, il che era indispensabile per interpretare correttamente i rapporti all’interno dei gruppi.

Come si è svolta la ricerca

La prima parte del lavoro ha riguardato le associazioni sociali durante il sunning. Ogni mattina i ricercatori registravano quali individui si trovavano vicini mentre prendevano il sole: due suricati osservati entro un metro l’uno dall’altro venivano considerati associati e veniva applicato un “criterio a catena”, per cui gli individui collegati indirettamente attraverso la vicinanza entravano nello stesso cluster (se A è vicino a B e B è vicino a C, allora tutti e tre vengono considerati collegati).

A partire da queste osservazioni, i ricercatori hanno poi ricostruito le relazioni sociali del gruppo: per ogni coppia di suricati hanno calcolato quante volte venivano osservati vicini durante il sunning. Più spesso due individui comparivano uno accanto all’altro, più forte veniva considerato il loro legame.
Poi hanno registrato i richiami prodotti dai suricati e li hanno fatti riascoltare ad altri individui del gruppo.

Le registrazioni venivano riprodotte con un piccolo altoparlante nascosto vicino all’animale osservato. I ricercatori sceglievano individui abbastanza isolati, così da essere sicuri che il suono più rilevante fosse quello della registrazione e non quello di eventuali vicini. Se durante la prova qualcosa interferiva, per esempio se il suricato si allontanava o altri si avvicinavano troppo, il test veniva interrotto.

I casi venivano distinti a seconda di chi “parlava” e chi ascoltava: dominante verso subordinato, subordinato verso dominante, oppure tra subordinati, in modo da capire se la risposta cambiasse a seconda della posizione sociale degli individui. Per ogni prova gli studiosi hanno misurato quanto il suricato rispondeva vocalmente, cioè quanti richiami produceva durante e dopo l’ascolto rispetto alla fase iniziale.

Non tutti i richiami contano allo stesso modo

Un primo risultato generale è che le registrazioni funzionano: quando le sentono, i suricati emettono più richiami rispetto a prima dell’ascolto, e continuano a farlo anche subito dopo la fine della registrazione, anche se in misura minore. In altre parole, non ignorano quei suoni, li ascoltano e modificano il proprio comportamento vocale di conseguenza.


Leggi anche: Perché le femmine hanno le corna? È biologia, il partner non c’entra


Ma la scoperta più interessante riguarda chi risponde a chi. I subordinati tendono a vocalizzare di più quando ascoltano i richiami di un dominante rispetto a quando interagiscono con altri subordinati; quando invece è un subordinato a “parlare”, i dominanti non aumentano in modo evidente la propria risposta. Tra subordinati l’aumento c’è, ma è meno marcato: la risposta vocale quindi non è simmetrica e l’investimento va soprattutto dal basso verso l’alto della gerarchia. I suricati, insomma, sono più reattivi ai dominanti e interagiscono vocalmente di più con loro.

Se la mettiamo in termini machiavellici, il “principe” è il dominante: conviene ascoltarlo e mostrarsi partecipi quando parla e infatti gli individui tendono ad avvicinarsi a chi ha più potere, o a provare a farlo.

Subito che uno forestiere potente entra… tutti quelli che sono meno potenti li aderiscano Niccolò Machiavelli - Il Principe

Naturalmente, nessun animale ha letto Machiavelli nel Kalahari e infatti nei suricati non c’è probabilmente nessuna strategia consapevole: non stanno “facendo politica” nel senso umano del termine, ma il risultato finale, cioè una maggiore attenzione verso chi occupa una posizione dominante, è sorprendentemente simile.

Grooming e sunning calls: due facce della stessa medaglia

Il risultato si inserisce bene in quello che già si sapeva sul grooming nei suricati. Anche lì sono spesso i subordinati a investire di più. Per gli autori, i sunning calls potrebbero quindi avere una funzione di regolazione sociale: aiutare a mantenere la tolleranza, ridurre la tensione e sostenere legami importanti in un sistema in cui le asimmetrie di potere sono forti. Detto in termini semplici, il dominante può anche permettersi di fare il distaccato, il subordinato molto meno. Del resto è un atteggiamento che, senza fare nomi, in alcune specie di primati con contratti precari non risulta del tutto sconosciuto. 

I legami contano? Meno di quanto si pensi

Più sfumata è invece la questione della forza del legame tra due individui. Gli autori si aspettavano che contasse, ma il suo effetto complessivo è incerto: non emerge una relazione lineare del tipo “più siamo amici, più rispondo”, ma compare comunque una tendenza interessante: nelle diadi dominante-subordinato, i subordinati sembrano aumentare di più la risposta quando il legame con il dominante è relativamente debole; tra subordinati, invece, si osserva una lieve tendenza opposta, con una risposta leggermente maggiore tra individui più legati tra loro. Gli stessi autori, però, invitano alla prudenza: questi effetti non sono il risultato più solido dello studio.

Peccato, perché nell’ottica machiavellica sarebbe stato un risultato ancora più gustoso: quando i rapporti di potere sono instabili, diventa più importante capire da che parte stare, e quanto investire in quella relazione. Nei suricati non si tratta di un calcolo consapevole, ma come dinamica suonerebbe piuttosto umana, specie per un animale che nell’immaginario popolare passa il tempo a cantare Hakuna Matata. Chissà, magari è per questo che gli sceneggiatori del Re Leone hanno pensato a Timon come a un aspirante stratega.

E se fosse solo stress?

Gli autori prendono in considerazione anche spiegazioni alternative. Una è che questi richiami siano semplicemente segnali di sottomissione, dato che assomigliano acusticamente ai submission calls. Ma il contesto è diverso: qui gli animali non assumono la tipica postura accovacciata della sottomissione e questi richiami vengono prodotti da molti membri del gruppo, non solo dai subordinati in situazioni tese.
Un’altra possibilità è che l’aumento della risposta verso i dominanti rifletta semplicemente stress o arousalcioè uno stato di attivazione fisiologica, che può aumentare quando un individuo è più vigile, sotto pressione o emotivamente coinvolto. Anche qui gli autori non escludono del tutto questa componente, ma fanno notare che da sola non basta a spiegare bene l’intero pattern osservato, comprese alcune differenze tra maschi e femmine.


Leggi anche: Cognizione animale nelle aree protette: l’impatto dell’uomo si vede


Lo studio non dimostra ancora un nesso causale tra questi scambi vocali e un miglioramento a lungo termine delle relazioni sociali. Non possiamo dire con certezza, con buona pace di Machiavelli, che più sunning calls oggi equivalgano a più pace sociale domani. Però mostra che le vocalizzazioni mattutine dei suricati riflettono la gerarchia del gruppo, e che i subordinati rispondono di più ai dominanti. In una società dispoticamente organizzata, perfino il prendere il sole diventa un momento in cui si negoziano rapporti, si confermano asimmetrie e si mantengono equilibri. 

Insomma, se da oggi vi capiterà di vedere un Timon sdraiato al caldo con quell’aria di uno che ha capito tutto della vita, potreste sospettare che sotto la superficie del relax ci sia molto più lavoro sociale di quanto sembri. Un po’ come certi esseri umani che sembrano frequentare i brunch solo per anticipare il pranzo, e invece stanno gestendo alleanze, gerarchie e simpatie strategiche. Con la differenza che i suricati, almeno, non devono aprire un gruppo WhatsApp per farlo.

© 2025 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012