Megattere “immigrate” insegnano la caccia con le bolle
Nelle fredde acque del Pacifico nord-orientale, tra i fiordi della Columbia Britannica (Canada), alcune megattere hanno perfezionato una particolare tecnica di caccia: le reti di bolle. E lo hanno fatto non per istinto, ma imparando le une dalle altre, in un ottimo esempio di trasmissione culturale tra animali non umani. Una ricerca pubblicata a gennaio 2026 sulla rivista Proceedings of the Royal Society B dall’Università di St Andrews (Scozia) mostra infatti che la diffusione della cosiddetta bubble-net feeding − una strategia di caccia che usa appunto reti di bolle d’aria − dipende dalle relazioni sociali tra le balene e può influenzare direttamente la ripresa di popolazioni che erano in declino.
Le megattere (Megaptera novaeangliae) sono cetacei diffusi in tutti gli oceani e i mari del pianeta, gli adulti possono raggiungere i 14-17 metri di lunghezza e pesare fino a 40 tonnellate. Riconoscibili per le lunghe pinne pettorali e per i salti spettacolari che fanno fuori dall’acqua, sono note anche per i complessi “canti” dei maschi durante la stagione riproduttiva. Ogni anno questi animali compiono migrazioni di migliaia di chilometri: si alimentano nelle acque polari ricche di nutrienti e poi si spostano verso le regioni tropicali o subtropicali per accoppiarsi e far nascere i loro piccoli.
Nonostante le dimensioni imponenti, le megattere si nutrono soprattutto di prede minuscole, come krill (crostacei simili a gamberetti) e piccoli pesci; per catturarne grandi quantità questi cetacei hanno sviluppato una strategia di caccia altamente coordinata. Nel bubble-net feeding, infatti, una balena singola o un gruppo di animali si immerge sotto un banco di prede e nuota a spirale verso la superficie, espirando ritmicamente aria dallo sfiatatoio sul dorso. Le bolle d’aria formano una sorta di barriera subacquea che disorienta i pesci e li costringe a concentrarsi in una massa sempre più densa. A quel punto le megattere risalgono velocemente con la bocca spalancata, ingoiando gran parte del banco in un solo boccone. Delle ricerche precedenti avevano calcolato che questa tecnica permette alle balene di catturare fino a sette volte più cibo rispetto ad altre modalità di alimentazione.
Come riconoscere una balena dalla coda
Si tratta di un comportamento complesso che richiede grande cooperazione tra i vari animali, ed è stato osservato da decenni in diverse popolazioni, per esempio nelle acque al largo delle coste dell’Alaska. Ma la nuova ricerca dell’università scozzese indica che non tutte le megattere conoscono questa tecnica di caccia, possono però apprenderla attraverso le loro interazioni sociali. Come spiega in un’intervista a NPR Eadin O'Mahony - ecologa comportamentale dell’Università di St Andrews e prima autrice dello studio appena pubblicato: “la domanda a cui io e i miei collaboratori volevamo rispondere è come fanno a saperlo fare. Questo comportamento è qualcosa che le megattere sanno fare intrinsecamente? O esiste una qualche capacità per loro di apprendere socialmente l’una dall’altra?”
Per rispondere a questa domanda, il gruppo di ricerca si è concentrato su una caratteristica distintiva di ogni megattera, la sua grande pinna caudale: infatti la forma della coda di ogni individuo è unica e si può usare come un’impronta digitale umana per riconoscerlo. Utilizzando dati raccolti in 20 anni di osservazioni e fotografie delle code di megattere, il gruppo di ricerca scozzese ha identificato oltre 500 balene che vivono nel sistema dei fiordi canadesi di Kitimat. Questa popolazione, come molte altre, era stata decimata nel secolo scorso a causa della caccia alle balene.
Grazie a questi dati O’Mahony e i suoi colleghi hanno potuto ricostruire le vite di centinaia di megattere lungo circa due decenni, capendo per esempio “quale individuo sta con chi, quale è socialmente connesso con chi, e chi è in grado di fare bubble-net feeding e chi no”. In pratica, hanno provato a misurare il legame tra diverse balene in base al tempo che queste passavano insieme, scoprendo che la diffusione del comportamento di caccia con le bolle d’aria sembra seguire proprio i legami sociali tra gli individui, con una probabilità di apprendimento sociale decine di migliaia di volte superiore rispetto all’apprendimento individuale.
Quando le buone idee arrivano “da fuori”
Secondo il nuovo studio, alcune megattere immigrate da altre zone avrebbero introdotto la tecnica di caccia con le bolle in popolazioni che non l’avevano mai usata oppure che non la praticavano più. Il comportamento si sarebbe diffuso rapidamente, soprattutto tra il 2014 e il 2016, quando un’ondata di calore marino aveva fatto innalzare la temperatura dell’acqua nel Pacifico settentrionale riducendo la disponibilità di prede disponibili per le megattere e molte altre specie. La ricerca ha rilevato infatti che in quel periodo balene che non erano mai state viste fare bubble-net feeding hanno iniziato a mostrare questo comportamento: come suggeriscono i risultati, stavano rispondendo a una pressione ambientale e imparando da altri animali che sapevano già farlo, in pratica questo studio mostra l'adattamento in tempo reale.
La scoperta rafforza l’idea che anche i cetacei possiedano una vera e propria “cultura animale”: un patrimonio di conoscenze e comportamenti trasmessi socialmente, come rotte migratorie, aree di alimentazione o strategie di caccia. In biologia infatti una cultura animale è la capacità di una specie non umana di condividere comportamenti o conoscenze tra gli individui. Queste tradizioni possono aumentare la sopravvivenza individuale, la coesione dei gruppi e la capacità delle popolazioni di adattarsi ai cambiamenti ambientali.
Per le megattere, dunque, la ripresa dopo la caccia intensiva del secolo scorso (che aveva fatto declinare intere popolazioni) non dipende soltanto dal numero di individui, ma conta anche la diffusione delle conoscenze. Come sottolinea lo stesso studio scozzese, quando cerchiamo di proteggere una specie, dobbiamo considerare non solo la dimensione della popolazione ma anche la sua cultura. Proteggere e studiare le aree dove si concentrano comportamenti appresi, come la caccia con le bolle, potrebbe diventare una strategia chiave per la conservazione di questi giganti degli oceani. Perché a quanto pare non siamo l’unica specie ad aver bisogno di un ambiente sociale e culturale variegato per sopravvivere e prosperare.