SCIENZA E RICERCA

La cooperazione tra pesci funziona meno se l'ossigeno è poco

Se c’è una cosa che abbiamo imparato negli ultimi anni è che il caldo rende tutti più irritabili, quando non addirittura depressi. C’è chi sbuffa in metro, chi risponde male alle mail e chi si convince che una birra ghiacciata sia una strategia di adattamento climatico.
Anche i pesci non la vivono bene, e questo succede non soltanto con l’aumento della temperatura dell’acqua, ma anche con la deossigenazione.
Il cambiamento climatico, infatti, può contribuire anche a ridurre l’ossigeno disciolto negli oceani, e se già noi con 35 gradi e poca ventilazione facciamo fatica a mantenere le buone maniere, gli animali marini sono messi ancor più a dura prova.

Un nuovo studio ha provato a capire se questo può riflettersi sulla collaborazione tra pesci andando a vedere cosa succede a un meccanismo già molto studiato: il mutualismo tra pesci pulitori e clienti nelle barriere coralline. Il risultato è una storia di cooperazione che cambia, un po’ come quando in una relazione il partner smette di avere certe premure, anche se la coppia non litiga apertamente.


Leggi anche: Sempre meno tempo per evitare la perdita delle barriere coralline


Mutualismo tra pesci: come funziona

Uno dei protagonisti dello studio è il labride pulitore (Labroides dimidiatus): un pesciolino che fa della reputazione il suo punto di onore. Vive sulla barriera corallina e gestisce una sorta di centro estetico: altri pesci arrivano, si mettono in posa e si fanno ripulire da parassiti e tessuti morti dal sapiente pulitore.
Ma perché l’animale si improvvisa estetista? Perché gli conviene, visto che si nutre di queste specialità (del resto ognuno ha i suoi gusti). Sulla carta sarebbe uno scambio perfetto: il pulitore mangia, il cliente si libera degli ectoparassiti.

Il problema è che si può resistere a tutto ma non alle tentazioni, e se i parassiti non sono male, come gusto, la vera delizia per un pesce pulitore è il muco del cliente, uno strato protettivo che riveste pelle e squame e che è più appetibile. Così il pulitore ogni tanto imbroglia: invece di limitarsi ai parassiti, dà un morsetto al cliente per prendersi anche il muco, stile snack. La vittima, ovviamente, non la vive benissimo.
Per evitare che la relazione si trasformi in un banchetto truffaldino, i clienti hanno sviluppato delle contromisure: possono inseguire e punire il pulitore, oppure cambiare stazione e andare da un concorrente, così chi ha provato a fregarli rischia di morire di fame. Come raccontava Giorgio Vallortigara in un pezzo pubblicato nella raccolta di articoli A spasso con il cane Luna, i pulitori sono però dei geni del marketing.


Leggi anche: Nella testa del cane Luna e di altri animali brillanti


Per mantenere la clientela, questi animali usano strategie degne della migliore agenzia: si ricordano chi hanno trattato male e si fanno perdonare offrendo una pulizia più accurata, o addirittura un massaggio, oppure fanno aspettare meno i clienti nuovi rispetto a quelli abituali che non si allontanano mai troppo: anche il reef è soggetto alle leggi del mercato, e questo equilibrio instabile viene messo ancora più a rischio quando le condizioni ambientali cambiano. 

Meno ossigeno negli oceani

Quando parliamo di cambiamento climatico in mare pensiamo subito al riscaldamento, alle ondate di calore, allo sbiancamento dei coralli e alla loro riduzione, e tralasciamo un processo meno visibile ma ugualmente preoccupante: la deossigenazione.

Con l’aumento della temperatura, la solubilità dell’ossigeno cala. Inoltre, l’acqua superficiale più calda tende a stratificarsi e a mescolarsi meno con quella profonda, riducendo il rifornimento di ossigeno. È già stato dimostrato che se l’acqua si scalda e si acidifica il mutualismo cambia, ma cosa succede con l’ossigeno che manca? 

Il contesto dell’esperimento

I ricercatori hanno portato in laboratorio due specie che sono un esempio tipico di mutualismo: 52 labridi pulitori (Labroides dimidiatus) e 12 pesci clienti, in questo caso pesci chirurghi (Naso elegans). Dopo un periodo di acclimatazione, gli animali sono stati divisi in quattro gruppi, ognuno mantenuto per almeno 33 giorni in condizioni che simulano scenari attuali e futuri: un gruppo di controllo (29°C e ossigeno al 100%), uno con solo riscaldamento (32°C e ossigeno al 100%), uno con solo deossigenazione (29°C e ossigeno al 90%) e infine uno con riscaldamento e deossigenazione (32°C e ossigeno al 90%). In ogni gruppo c’erano 13 pulitori e 3 clienti.


Leggi anche: Agli oceani manca l’ossigeno: nel 2021 superato forse il punto di non ritorno


Come si sono svolti i test: il Feeding Against Preference

Per misurare quanto i pesci pulitori fossero cooperativi, gli autori hanno affiancato alle osservazioni in vasca un test comportamentale ormai classico negli studi sul mutualismo: il Feeding Against Preference (FAP) che va a indagare quanto il pesce pulitore riesce a resistere alla tentazione: può scegliere se mangiare un gamberetto (l’equivalente del muco del cliente) o un mix meno gradito.

La procedura si svolge in più fasi. Prima i ricercatori misurano la preferenza individuale di ogni pulitore, per capire quanto sia “goloso” in partenza. Poi si passa all’addestramento: se il pulitore mangia un gamberetto, la piastra su cui si trovava viene rimossa, esattamente come succederebbe in natura quando un cliente interrompe l’interazione dopo un morso scorretto. In questo modo il pesce impara che scegliere subito l’opzione più appetibile porta a una perdita: se l’interazione finisce non può più nutrirsi degli altri bocconi disponibili. 

Infine arriva il test vero e proprio, costruito per verificare se il pulitore riesce davvero a esercitare autocontrollo: la piastra contiene 2 gamberetti e due mix, e anche qui se il pulitore sceglie subito il gamberetto viene rimossa la piastra. Per massimizzare il cibo totale, quindi, il pulitore deve mangiare prima il mix e rimandare la tentazione del gamberetto, e quindi comportarsi in modo più cooperativo.

Come si sono svolti i test: l’osservazione diretta

I ricercatori poi hanno osservato direttamente le interazioni reali tra pulitori e clienti: ogni pulitore è stato accoppiato con un cliente del proprio gruppo dopo un digiuno di 24 ore, e lasciato libero di interagire per 30 minuti, mentre tutto veniva registrato in video. Dai video, gli autori misurano quante interazioni avvengono, quanto durano, chi le avvia, e anche i segnali di conflitto (i sobbalzi del cliente dopo un morso scorretto, gli inseguimenti come punizione) e le strategie di riconciliazione del pulitore, come la stimolazione tattile, una sorta di “massaggio” riparatore.

I pesci pulitori diventano più “egoisti”

La buona notizia è che i pesci hanno continuato a interagire, e la frequenza degli incontri tra pulitore e cliente non è cambiata in modo significativo nelle diverse condizioni. La differenza, però, è quanto hanno investito in quelle interazioni. Rispetto al gruppo di controllo, infatti, il tempo totale della pulizia si è ridotto drasticamente in tutte le condizioni stressanti. Questo deterioramento si riflette anche sull’autocontrollo: nel test sperimentale, quello con i gamberetti, i pulitori esposti a deossigenazione faticano di più a resistere alla scelta più appetibile. Nelle interazioni reali, però, non emerge un aumento netto dei morsi scorretti. Questo però non vuol dire per forza che i pulitori abbiano mantenuti l’autocontrollo. Come stiamo per vedere, i clienti erano meno propensi a reagire, quindi potrebbero semplicemente aver sussultato meno del previsto, facendo passare inosservati i tentativi di mangiare il muco: per ora non lo sappiamo.

Sotto stress non c’è spazio per la diplomazia

In condizioni di stress cambia anche la gestione del conflitto: i clienti inseguono molto meno i pulitori dopo un morso, e allo stesso tempo i pulitori riducono la stimolazione tattile che di solito usano come “risarcimento”. Sotto stress, quindi, si indeboliscono i due strumenti che tengono in piedi il contratto sociale del reef, la punizione e la riconciliazione. È come se sparisse la diplomazia: nessuno fa più la fatica di “gestire” l’altro e si interagisce in modo più breve e meno regolato.

I potenziali rischi

La cooperazione è un meccanismo costoso in termini di energia, tempo e attenzione. Richiede di monitorare l’altro, di ricordare, di inibire impulsi, di investire in comportamenti che non danno un guadagno immediato. Quando l’ambiente è favorevole, questi costi sono sostenibili e il mutualismo può funzionare, mentre quando l’ambiente diventa più ostile gli animali possono restare nello stesso schema di interazione, ma tagliare gli “extra”: la cura, la pazienza, la gestione del conflitto.

Se le interazioni di pulizia diventano più brevi e meno soddisfacenti, potrebbero aumentare stress e parassiti nei clienti, con conseguenze su altri equilibri ecologici.
E in fondo è una storia che conosciamo bene anche noi: quando le condizioni diventano difficili, non sempre smettiamo di fare le cose, spesso, semplicemente le facciamo con meno cura. Nel mutualismo dei pesci pulitori questo emerge benissimo, perché la cooperazione è una faccenda fatta di micro-scelte e micro-gesti che, messi insieme, producono un risultato: o un’interazione che conviene a entrambi, o un’interazione meno soddisfacente che resta in piedi solo per inerzia, chissà fino a quando.

© 2025 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012