SCIENZA E RICERCA

Le sigarette potrebbero essere utili. Se sei una cinciarella

Immaginate una cinciarella che si posa su un muretto, inclina la testa e osserva un mozzicone di sigaretta. Non lo ignora. Non lo evita. Lo afferra e lo porta nel nido. Se la guardi da fuori, sembra quasi una forma di accumulo compulsivo, una versione aviaria di “questo potrebbe servire”. O magari scatta l’immagine mentale di una cinciarella tabagista, che dopo il caffè si fuma una sigaretta, o quello che ne resta. In realtà, anche se è difficile da credere, forse lo sta facendo per i suoi figli.

Ma partiamo dal principio. Con l’urbanizzazione e la modifica degli habitat naturali, gli animali sono sempre più esposti a materiali, odori e oggetti che non avevano mai fatto parte della loro storia evolutiva: plastica, metalli, residui chimici, rifiuti di ogni tipo che solo di recente sono entrati nella loro vita quotidiana. A volte però questi materiali vengono trasformati in qualcosa di utile, almeno a breve termine.

In alcune specie urbane, infatti, troviamo una forma di adattamento attivo, in cui anche gli scarti umani possono acquisire una funzione. È dentro questa cornice che si potrebbe inserire il curioso atteggiamento delle cinciarelle amanti dei mozziconi.


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Uno studio su mozziconi e cinciarelle

Alcuni studiosi si sono chiesti se questo comportamento avesse una funzione precisa.
Le prime osservazioni sistematiche sono arrivate dal continente americano, dove è stato documentato un fenomeno simile nei fringuelli domestici (Haemorhous mexicanus). In un lavoro diventato rapidamente un punto di riferimento, è stato osservato che questi uccelli non solo incorporavano mozziconi nei nidi, ma selezionavano in modo attivo i filtri già fumati rispetto a quelli puliti, suggerendo che non si trattasse di una semplice raccolta casuale.

Da quel momento in poi, i mozziconi sono diventati un possibile caso studio di adattamento urbano e ora un nuovo studio si è occupato di un’analoga abitudine delle cinciarelle (Cyanistes caeruleus), che tra l’altro si spingono fino a costruire i nidi direttamente nei posacenere, una scelta che, vista da fuori, oscilla tra l’efficienza e una certa disperazione urbana. I ricercatori hanno cercato di capire se c’era un legame con la presenza dei parassiti e con il benessere dei pulli e se quindi gli animali stessero modificando chimicamente l’ambiente del nido per renderlo meno favorevole agli ectoparassiti, cosa che gli uccelli facevano già con le piante aromatiche che avevano proprietà repellenti o insetticide.

I mozziconi diventerebbero quindi una variante urbana di un comportamento già esistente, un possibile esempio di sostituzione funzionale delle piante aromatiche: quando le risorse naturali scarseggiano, entrano in gioco materiali nuovi. Ma funzionano davvero contro gli ectoparassiti?

Il nido: un ricettacolo di parassiti

Per noi il nido è un luogo protetto, dove la mamma nutre amorevolmente i suoi figli cinguettanti. Può anche essere, ma si potrebbe scherzare sul fatto che se stai tutto il giorno in giro a lavorare per procacciare cibo alla prole non puoi essere anche una brava casalinga: i nidi, infatti, non sono luoghi puliti, ma ambienti caldi, umidi, pieni di materia organica. In altre parole, il posto ideale per i parassiti. Pulci, acari, larve di mosca, zecche: un nido può ospitare migliaia di individui di specie diverse, tutte con le stesse preferenze alimentari: il sangue dei pulli.

Le cinciarelle, come altri uccelli, forse hanno trovato un altro modo per far fronte a questo problema: non solo erbe aromatiche, più rare, ma fragranti mozziconi di sigaretta. In effetti avrebbe senso: il tabacco contiene nicotina, e la nicotina è un forte insetticida (si è sviluppata nella pianta del tabacco proprio come difesa contro gli insetti). Possibile che le cinciarelle stiano sfruttando questo effetto? Possibile che abbiano trovato, nel nostro scarto più banale, un sostituto urbano delle piante aromatiche?


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I ricercatori e le pulizie di primavera

Per capire se questo comportamento ha davvero questo effetto, i ricercatori hanno impostato un esperimento controllato su 33 nidi di cinciarelle, suddivisi in tre gruppi da 11 covate ciascuna. L’intervento è avvenuto in due momenti precisi dello sviluppo dei pulli, al quinto e al decimo giorno dalla schiusa.

Un primo gruppo di nidi è stato lasciato invariato come controllo, in un secondo gruppo sono stati inseriti due mozziconi di sigaretta fumati per nido in ciascuna delle due fasi, quindi fino a quattro mozziconi complessivi per covata. Nel terzo gruppo, invece, l’intervento è stato più radicale: il materiale del nido è stato completamente rimosso e sostituito con un nido artificiale sterile, composto da muschio secco e cotone idrofilo, privo della comunità di ectoparassiti che normalmente si accumula nel tempo.

Immagina la scena dal punto di vista dell’animale: torni al nido e qualcuno ha fatto le pulizie di primavera: niente più parassiti, tutto è pulito e sanificato. Per un attimo, probabilmente, pensi di aver sbagliato indirizzo. In pratica è il sogno di ogni genitore lavoratore, versione aviaria. Peccato che poi l’esperimento finisce e torni alla realtà, che purtroppo non include un servizio di sanificazione permanente per cinciarelle.

Risultato: ambiente sterile – sigarette 2-1

Se qualcuno, leggendo questo articolo, si è sentito giustificato a gettare le sigarette per terra per fare un favore alle cinciarelle, è meglio che ci ripensi, anche perché uno studio conferma gli effetti genotossici a lungo termine nei fringuelli.


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Ma c’è un altro motivo per rispettare le regole e l’ambiente: i dati, infatti, hanno rivelato che la via migliore è stata quella della sanificazione artificiale. Il problema è che quel tipo di intervento esiste solo dentro un protocollo sperimentale, mentre nel mondo reale nessuna cinciarella può contare su una pulizia periodica del nido. E quindi, finito l’esperimento, si torna alle soluzioni disponibili: un po’ di materiale vegetale, e, quando non lo trovi, anche qualche mozzicone. Perché sì, in qualche misura si sono rivelati utili.

I pulli che crescono nei nidi con mozziconi, infatti, stanno meglio rispetto a quelli nei nidi di controllo, almeno se si ragiona sul breve termine. Nei nidi con mozziconi i valori di emoglobina e di ematocrito risultano più alti rispetto ai controlli (nei nidi completamente sterilizzati sono ancora più elevati). Gli autori interpretano questo andamento come un segnale coerente con una riduzione del carico parassitario, perché questi parametri sono sensibili alla perdita di sangue e allo stress fisiologico indotto dagli ectoparassiti.

Per quanto riguarda la crescita, stimata attraverso la lunghezza dell’ala, la differenza tra nidi con mozziconi e nidi di controllo non risulta statisticamente significativa, mentre emerge un divario più marcato tra nidi di controllo e nidi sterili. In termini numerici, la lunghezza media dell’ala passa da circa 38,8 mm nei nidi di controllo a 39,2 mm nei nidi con mozziconi, fino a 40,4 mm nei nidi sterili.

La nicotina e i parassiti

Quando si passa a contare i parassiti, il quadro cambia. Generalmente gli acari sono di gran lunga i più numerosi, con valori che arrivano a superare gli 8000 individui per nido, ma mostrano una variabilità molto elevata e non evidenziano differenze statisticamente significative tra i trattamenti. Le pulci possono raggiungere oltre 2000 individui per nido, e in questo caso la differenza è più netta: nei nidi artificiali il loro numero si riduce in modo significativo, mentre nei nidi con mozziconi non si osserva una diminuzione rilevante rispetto ai controlli. Le larve di mosca soffiona sono molto meno numerose, con valori massimi intorno alle 50 unità per nido, e mostrano una tendenza alla diminuzione nei nidi con mozziconi, ma senza raggiungere una significatività statistica piena. Le zecche sono rare e non mostrano variazioni apprezzabili tra i gruppi.

I mozziconi, insomma, non riducono in modo uniforme tutte le categorie di ectoparassiti e, soprattutto, non producono un effetto paragonabile a quello del nido sterile, che invece abbassa in modo molto più marcato le infestazioni. I mozziconi sembrano contribuire a ridurre alcuni effetti del parassitismo, ma non abbastanza da eliminare il problema alla radice: i mozziconi, quindi, non sono una soluzione, tamponano semplicemente il problema.


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I limiti dello studio

Fin qui potremmo anche raccontarla come una storia di ingegno. Gli animali si adattano, e risolvono i problemi sfruttando le risorse disponibili.
Solo che i mozziconi non contengono solo nicotina, già nociva di per sé, contengono una miscela complessa di sostanze potenzialmente tossiche, tra cui metalli pesanti e altri composti organici pericolosi. Anche per questo i risultati vanno letti con cautela. Il campione tra l’altro è relativamente contenuto (33 nidi). I risultati analizzati, poi sono quelli a breve termine, che si concentrano sulla fase di crescita dei pulli, ma non permettono di capire cosa succeda dopo, se quei benefici iniziali si traducano in una maggiore sopravvivenza o se, al contrario, eventuali effetti tossici siano un costo maggiore del beneficio.

Nel futuro, quindi, servirebbero ulteriori dati a lungo termine, campioni più ampi e una migliore comprensione di come diversi gruppi di parassiti rispondano a questi materiali, per capire se i mozziconi hanno effettivamente una loro utilità come sembrerebbe da questo lavoro e quale sia il costo. Perché se è vero che le cinciarelle mostrano una sorprendente capacità di adattamento, è altrettanto vero che stanno lavorando con un materiale che non è mai stato “pensato” per loro e che, come sappiamo fin troppo bene, non è innocuo nemmeno per chi lo ha prodotto.

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