SCIENZA E RICERCA

Architetti e ingegneri, dai castori alle termiti. Animali che trasformano il pianeta

Nel nostro immaginario, in natura, il migliore resta il castoro, gran maestro di dighe, ma il mondo animale è abitato da tanti altri abili architetti, ingegneri, costruttori. Dalle dighe ai termitai, lo studio Global diversity and energy of animals shaping the Earth’s surface svela il ruolo degli animali-architetti nel plasmare il pianeta: pubblicato recentemente su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), e condotto da ricercatrici e ricercatori della Queen Mary University di Londra, indaga la capacità di modellare i paesaggi da parte di molte specie.

La maggior parte delle ricerche avviate si sono limitate a singole specie ed esemplari noti. L'argomento è stato poco esplorato: gli animali influenzano profondamente i processi e le forme della superficie terrestre, ma il loro apporto collettivo non è stato quantificato, si legge nello studio, e resta un aspetto poco indagato a livello globale. Le termiti costruiscono vaste reti di cumuli (è di qualche anno fa la scoperta, in Brasile, di una vera e propria metropoli di termiti, un’area grande come il Regno Unito), i salmoni rimodellano i letti dei fiumi e la loro riproduzione può spostare tanto sedimento quanto un'inondazione annuale, le piccole ma laboriose formiche alterano la struttura del suolo e il drenaggio. Lo studio evidenzia la diversità e la portata dell'impatto degli animali su tutti gli ecosistemi di acqua dolce e terrestri. Stimando l'energia collettiva, dimostra che il loro contributo geomorfologico può essere paragonato a quello di centinaia di migliaia di grandi inondazioni. 

Vast 4,000-Year-Old Spatial Pattern of Termite Mounds/Curr. Biol. Nov19, 2018 (Vol. 28, Issue 22)

"Questa ricerca dimostra che il ruolo degli animali nel modellare i paesaggi della Terra è molto più significativo di quanto precedentemente riconosciuto. Dai castori che creano zone umide alle formiche che costruiscono cumuli di terra, questi diversi processi naturali sono cruciali ma rischiamo di perderli con il declino della biodiversità", spiega Gemma Harvey della Queen Mary University di Londra, prima autrice dello studio. Quasi il 30% delle specie considerate sono rare, endemiche o minacciate, il che significa che molti processi potrebbero cessare prima che se ne comprenda appieno il significato. Questa perdita potrebbe avere conseguenze profonde per gli ecosistemi e i paesaggi.

Quella di PNAS è una sintesi globale che identifica 603 specie, generi o famiglie, oltre a cinque taxa di animali da bestiame, che influenzano i processi della superficie terrestre. Al centro della ricerca, una biodiversità inaspettata: insetti, mammiferi, pesci, uccelli e rettili modellano i paesaggi in modi straordinari. Altro focus fondamentale riguarda gli ecosistemi di acqua dolce che, nonostante coprano solo il 2,4% della superficie terrestre, ospitano oltre un terzo di queste specie. Questi animali contribuiscono collettivamente con almeno 76mila gigajoule di energia all'anno alla formazione e trasformazione della superficie terrestre: un numero paragonabile a centinaia di migliaia di inondazioni estreme, ma con una stima probabilmente prudente poiché esistono lacune, in particolare, nelle regioni tropicali e subtropicali dove la biodiversità è più elevata ma la ricerca è limitata. 

Secondo i ricercatori della Queen Mary University, studi come quello di PNAS potranno rivelarsi utili anche per indagini future, soprattutto nell'ambito della conservazione della biodiversità e del ripristino degli ecosistemi. I progetti di rewilding e di reintroduzione dei castori per ripristinare le zone umide mostrano come questi processi naturali potrebbero aiutare ad affrontare sfide ambientali come l'erosione e le inondazioni.

In un editoriale pubblicato su Il Bo Live qualche anno fa, Telmo Pievani spiegava: "I castori sono ingegneri ecosistemici [...] perché modificano attivamente l’ambiente con degli artefatti tecnologici. Attraverso le famose dighe, il castoro plasma una nicchia ecologica favorevole. È un modello in piccolo e sostenibile di ciò che noi homo sapiens facciamo in grande e decisamente in modo non sostenibile", una riflessione a cui affiancare il riferimento a un articolo di Frontiers in Ecology and Evolution in cui veniva dimostrata l'abilità dei castori "non solo come ingegneri ecosistemici ma anche come promotori di biodiversità" con la creazione di habitat favorevoli ad altre specie. 


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Quella relativa a un gruppo di castori della regione di Brdy, nella Repubblica Ceca, impegnata nella costruzione di una serie di dighe, proprio dove avrebbero dovuto realizzarle gli esseri umani, è una notizia del febbraio scorso: i castori hanno creato una zona umida naturale dove necessario sbloccando di fatto un progetto fermo da anni e facendo così risparmiare tempo e soldi alle autorità locali. Le storie su questi roditori semiacquatici sono da sempre affascinanti e sorprendenti. In Canada, al centro del Wood Buffalo National Park, i castori hanno costruito una diga considerata la più grande del mondo. Lunga quasi 800 metri da un'estremità all'altra, trattiene l'acqua dalle Birch Mountains nel punto più a sud del parco. L'intero perimetro si avvicina ai 2000 metri. La superficie è di circa 70mila metri quadrati. Un'opera straordinaria.

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