Le oselle dell'Università di Padova: quando l'arte conia la memoria del sapere
Osella Università di Padova, 2018
A prima vista, potrebbe sembrare un paradosso tipografico: racchiudere una collezione di medaglie e sculture tra le pagine bidimensionali di un volume fotografico. Eppure sfogliando Le oselle dell’università di Padova, il prezioso libro d’arte stampato a fine 2025 dall'ateneo, si comprende immediatamente che non si tratta di un semplice catalogo, quanto piuttosto di un viaggio visivo dentro un rito identitario che dura da trentacinque anni, capace di trasformare la materia in memoria tangibile. Oltre al volume a stampa, pubblicato a cura del Centro per la Storia dell’Università di Padova (CSUP), qualche giorno fa è stata caricata la versione digitale sulla piattaforma PHAIDRA, liberamente consultabile online e scaricabile in Open Access.
Le oselle: dalla Venezia del '500 ai regali di Natale dell'Università di Padova
Per comprendere l'essenza di questa pubblicazione, bisogna fare un passo indietro e chiedersi: perché le oselle? La tradizione affonda le radici nella Venezia del Cinquecento, dove l’osella (da osel, uccello, in dialetto veneziano) era in origine il dono in selvaggina che il Doge offriva annualmente ai nobili del Maggior Consiglio come segno di uguaglianza e riconoscimento civico, un gesto da primus inter pares profondamente repubblicano.
Nel 1990 il rettore Mario Bonsembiante, guidato dalla felice intuizione del chimico Cesare Pecile, decise di reinterpretare questo storico cerimoniale per gli auguri di Natale al Bo. Questo importante progetto prese forma e si consolidò grazie a una stretta collaborazione con l’Associazione degli Amici dell’Università di Padova, con l'obiettivo di favorire una sinergia tra l’ateneo e il tessuto socioeconomico e imprenditoriale veneto. Da questo sforzo congiunto, rinnovato anno dopo anno, la comunità accademica ha visto nascere una serie di medaglie concepite come veri e propri "frammenti di memoria", volti a celebrare i personaggi, le scoperte e i momenti cardine che hanno fatto la storia della Patavina libertas.
L'operazione editoriale compiuta oggi con questo volume sposta però il baricentro dell'attenzione: l'osella smette i panni del semplice dono istituzionale per essere finalmente indagata nella sua dimensione di opera d'arte autonoma e di documento storico. È qui che il libro svela il suo taglio più originale, accendendo i riflettori su quel confine sottile e affascinante dove la sapienza dell'artigiano fonditore incontra la genialità plastica dello scultore. Ogni osella, in quanto moneta-medaglia, è un'opera d'arte tridimensionale che si sviluppa su due facce distinte e complementari, spesso collegate da un preciso filo logico o iconografico: il recto, o dritto, ospita generalmente la parte più istituzionale, l'effigie o l'elemento simbolico principale che identifica il personaggio o l'evento celebrato (ad esempio, il volto o il simbolo concettuale di Giacomo Zabarella, Galileo Galilei o Andrea Vesalio nelle prime emissioni), mentre il verso (rovescio) spesso accoglie elementi testuali, legende ufficiali dell'Ateneo, lo stemma dell'Università di Padova, l'indicazione dell'anno accademico/solare o una composizione allegorica secondaria che completa il messaggio del recto. Nel contesto del catalogo, il lavoro interpretativo del fotografo assume un duplice valore: non riprende un oggetto "piatto", ma deve catturare la luce, i rilievi, le ombre e le texture metalliche sia del recto che del verso di ogni singolo tondello, restituendo la completezza dell'opera scultorea voluta dai Maestri.
Se la singola Osella rappresenta il racconto microscopico di un frammento di storia patavina, è nel medagliere che la collezione acquisisce la sua reale dimensione di sistema monumentale e di bene museale. Il medagliere non è semplicemente un contenitore o un mobile da esposizione: è un vero e proprio dispositivo storiografico e scientifico, un'architettura in miniatura concepita per accogliere, proteggere e ordinare la memoria materiale dell'Ateneo. Il Medagliere dell'Università di Padova custodisce una straordinaria collezione numismatica che spazia dalle monete antiche (greche e romane) fino alle medaglie celebrative prodotte per l'Ateneo. È parte integrante del Centro per la Storia dell'Università di Padova (CSUP), l'istituzione accademica che si occupa di tutelare e valorizzare il ricchissimo patrimonio storico universitario. Elevare le Oselle a oggetti del Medagliere significa sottrarle alla dimensione della pura medaglistica celebrativa privata e consegnarle alla storia della grande tradizione numismatica padovana, rendendole accessibili come patrimonio condiviso della comunità accademica e cittadina.
Leghe nobili, metalli vivi: le scelte alchemiche e metallurgiche
Il volume del CSUP sulle Oselle permette di addentrarsi in un aspetto spesso trascurato ma cruciale: la complessa scelta alchemica e metallurgica che sta dietro a ogni coniazione. L'osella non è un oggetto seriale, e la selezione del supporto metallico risponde a precise esigenze sia estetiche che semantiche, mirate a esaltare la mano dello scultore. I maestri medaglisti coinvolti nel corso dei decenni hanno dovuto dialogare con le risposte fisiche di leghe nobili e metalli vivi. Il bronzo, utilizzato in molte delle emissioni più plastiche, come quelle di Piero Cattaneo o del rodigino Roberto Cremesini, è una sorta di fusione della storia, in quanto garantisce una resa dei volumi profonda e una straordinaria resistenza al tempo. Nelle riproduzioni fotografiche si apprezza come la patina del bronzo – sapientemente trattata dagli artigiani – riesca ad accentuare i chiaroscuri dei rilievi, conferendo alle oselle l'aspetto di veri e propri monumenti in miniatura. Nel catalogo spiccano anche le modulazioni plastiche e vibranti di Walter Mutton, capaci di forzare la bidimensionalità del tondello metallico verso una terza dimensione quasi d'avanguardia, dove la tessitura superficiale del metallo grezzo diventa essa stessa parte della narrazione visiva.
Fino ad arrivare alla più recente contemporaneità e all'essenzialità orafa delle “8 Oselle per 8 Scuole” realizzate a partire dal 2023: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Giurisprudenza, Scienze Umane. Giampaolo Babetto, formatosi tra il "Selvatico" a Padova e l'Accademia di Venezia e massimo esponente della scuola padovana di gioielleria d'arte contemporanea, è l’autore delle Oselle 2024 e 2025, dove in un gioco di sperimentazione materica si fondono rigore geometrico-matematico e sensibilità poetica, coniugando strutture modulabili in oro con materiali moderni e tecniche antiche come il niello.
In questo senso, il lavoro interpretativo fotografico compiuto dietro l'obiettivo da Giovanni De Rosa, a cui si devono le immagini (eccetto che per la serie speciale delle cinque oselle in vetro), si rivela fondamentale: la sua narrazione visiva si apre non a caso con il segno di Giò Pomodoro, uno dei maestri indiscussi dell’astrattismo scultoreo internazionale, che firmò le prime tre oselle storiche (1990-1992). Nella prima osella del 1990, dedicata a Giacomo Zabarella, Pomodoro affronta il tema dello spazio e della misura attraverso una modulazione plastica dove le tensioni interne della materia alludono alle forze invisibili della natura e all'architettura stessa del sapere logico-filosofico. Con il secondo esemplare del 1991, dedicato a Galileo Galilei, la superficie si fa più dinamica ed espressiva: il rilievo esalta la potenza di una spirale logaritmica che richiama la sequenza di Fibonacci e l'espansione dell'universo, evocando l'orientamento conoscitivo dell'uomo e la sua rivoluzione scientifica. Il culmine di questa trilogia astratta giunge infine nel 1992 con l'emissione dedicata ad Andrea Vesalio, dove la ricerca di un ordine strutturale trasforma il piccolo tondello metallico in una profonda riflessione sul corpo, la misura e l'indagine anatomica. Un caso del tutto particolare è rappresentato dall'edizione del 1993, in cui la medaglia viene ricavata direttamente da due matrici storiche: una medaglia dell'anno 1900, opera dell'incisore Augusto Gemma di Spoleto, e un tipario del 1627 conservato presso il Museo civico di Padova.
L'evoluzione stilistica del catalogo riserva altre importanti sorprese tecniche e storiche. L'osella del 1994, ad esempio, rappresenta l'unico caso eccezionale dell'intera serie ad essere stato realizzato a quattro mani da due artisti diversi: Piero Cattaneo, che ha orchestrato la straordinaria narrazione visiva per l'Orto Botanico, e Amleto Sartori, celebre per i suoi studi sulla maschera teatrale, che ha invece plasmato la sezione dedicata al Teatro Anatomico. Un altro momento di forte recupero storico riguarda l'opera dello scultore rodigino Roberto Cremesini, con i rilievi dell’osella 1995 ricavati direttamente da un tipario del XVII secolo e da un'impronta in ceralacca del XVI secolo: l'opera celebra la memoria storica del Sacro Collegio degli Artisti che, nel 1250 circa, assunse come proprio simbolo l'evangelista San Luca.
Negli anni successivi i temi delle oselle si sono orientati verso altri momenti essenziali e profondamente civili della storia universitaria. Tra le emissioni più intense e cariche di significato documentate nel volume spicca, per la sua forza drammatica, l'osella del 1997 modellata dallo scultore e medaglista di Rovereto Mauro Baldassarre (autore anche dei modelli del 1996, del 2007 e del 2008), che unisce in un solo respiro i moti studenteschi del 1848 e l'eroica Resistenza contro il nazifascismo: attraverso i volti di Concetto Marchesi, Egidio Meneghetti e Silvio Franceschini, l'opera si fa monumento ai simboli di una libertà conquistata con il sacrificio, ricordando il ruolo cruciale e unico dell'ateneo padovano, sola università d'Italia a essere insignita della medaglia d'oro al valor militare. Accanto a questi vertici di impegno civile e storico, l'obiettivo del fotografo celebra una parata di straordinari maestri della medaglistica e della modellazione, capaci di costringere concetti immensi in pochi centimetri di diametro. È il caso della vibrante tridimensionalità impressa da Walter Mutton nelle tre oselle del 2013, 2016 e 2017, e di quella realizzata nel 2005 da Orietta Rossi, formatasi alla prestigiosa Scuola dell'Arte della Medaglia della Zecca di Roma.
Se c'è un nome che incarna la continuità d'arte e il ritmo stesso della tradizione delle oselle patavine, questo è senza dubbio il maestro Vito Valentino Cimarosti, che con la sua straordinaria produzione è l’artista che ha firmato la maggior parte delle Oselle dell’Ateneo. Il suo lungo sodalizio con l'Università si sviluppa attraverso una presenza monumentale nel catalogo: dapprima orchestrando un nucleo fondamentale di sette emissioni consecutive, dal 1998 al 2004, per poi tornare a siglare l'annualità del 2006. La sua mano sapiente guida nuovamente il racconto istituzionale con un secondo blocco di quattro oselle consecutive tra il 2009 e il 2012, per chiudere infine con il biennio 2014-2015. Formatosi alla prestigiosa Scuola dell’arte della medaglia della Zecca di Roma, Cimarosti ha saputo declinare il rigore della tecnica incisoria classica in uno spazio ridotto e sfidante come quello del tondello bronzeo. Negli scatti ravvicinati emerge tutta la maestria dell'artista nel controllare la modellazione dei volumi, l'equilibrio dei testi e la profondità dei bassorilievi, rendendolo il vero e proprio custode della forma di questo rito accademico.
Per gli 800 anni dell'Università, le oselle in vetro di Murano
Infine, il volume documenta magistralmente anche il momento di rottura concettuale avvenuto con l'approssimarsi degli 800 anni dell'Università. Il metallo ha ceduto temporaneamente il passo al fuoco e alla trasparenza attraverso una serie speciale di cinque oselle in vetro di Murano. A plasmarle sono state due eccezionali artiste, Laura e Alice de Santillana, rispettivamente nipote e pronipote di quel Paolo Venini che aveva già decorato il Palazzo del Bo negli anni Quaranta. Accanto a le lune di galileo (che rievoca la nascita del metodo scientifico) e a la laurea di Elena (dedicata alla prima donna laureata al mondo), la serie si completa con l'osella celebrativa della gloria della scuola anatomica rinascimentale, quella che rende omaggio all'impegno per la libertà e, infine, l'opera dedicata alla Padova di Giotto e delle stelle. Cinque grandi momenti in cui il sapere accademico si fa poesia visiva pura, liquida e trasparente.
Perché, allora, stampare un libro sulle oselle oggi, mentre ci si proietta verso il futuro? Perché la fotografia ravvicinata compie una magia che l'occhio nudo spesso non riesce a fare: svela la trama della materia, la precisione del bulino, la carezza della fusione e la fatica dell'artista dietro la cera e il metallo. Il volume non offre solo una galleria di immagini ma un promemoria culturale: ci ricorda che l'università non custodisce la conoscenza solo nelle biblioteche o nei laboratori ma la incide stabilmente nella bellezza, affidandola alle mani sapienti degli artisti che sanno come rendere immortale il tempo.