Scienza e restauro dell'arte. Il laboratorio dell'Abbazia di Praglia
Laboratorio di restauro del libro e di opere d'arte su carta, Abbazia di Praglia. Dettaglio di una fase di restauro. Foto: Massimo Pistore
Dal recupero e il primo intervento sul materiale alluvionato di Firenze e Venezia, circa 4.000 volumi da salvare, nel 1966, al restauro di tredici manoscritti dei secoli XIII-XV della biblioteca del Sacro Convento di Assisi, tra cui il codice 338 che contiene il Cantico delle Creature di San Francesco, a partire dal 2014. E ancora, l'intervento su un diploma membranaceo attribuito a Carlo Magno dell’anno 808 dalla Cattedrale di Piacenza, quello sui codici del Centro Dantesco di Ravenna, l'intervento sul faldone manoscritto della Fabbrica di San Pietro, a Roma, risalente al periodo in cui lavorò Bernini, all'interno del quale sono conservati oltre un centinaio di autografi e appunti dell'artista.
Infine, tra i più recenti, vale la pena citare il lavoro svolto, e terminato solo nel 2025, sul fondo storico del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia danneggiato dall’ultima Acqua Granda del 2019, con interventi mirati e ricerche scientifiche condotte per migliorare il restauro anche dal punto di vista chimico.
Sono solo alcuni dei restauri di pregio, presenti nei registri, che rintracciano la vasta attività passata e presente del Laboratorio di restauro del libro e di opere d’arte su carta dell'Abbazia di Praglia, fondato nel 1951: oggi gli archivi riferiscono di circa trentamila restauri su beni librari, archivistici e membranacei, e il team continua a lavorare quotidianamente, con immutato impegno.
“Proprio quest’anno, nel 2026, il laboratorio compie 75 anni”, spiega Alberto Benato, restauratore e direttore di una realtà “nata per volontà dei monaci dell’abbazia e rispondendo alla richiesta del Ministero della Cultura del tempo, in un periodo storico in cui si era reso necessario intervenire sui beni danneggiati dai conflitti mondiali”. E continua: “Ci occupiamo del restauro di opere che ci vengono affidate da enti esterni, pubblici o ecclesiastici, ma anche da collezionisti, artisti, privati cittadini”.
Servizio di Francesca Boccaletto e Massimo Pistore
L’importanza della conoscenza scientifica
“A rendere celebre il laboratorio è stato sicuramente l’intervento sui libri danneggiati dall’alluvione di Firenze e dalla mareggiata di Venezia del 1966 - commenta Benato -. A Praglia arrivarono camion carichi di volumi da salvare e il lavoro coinvolse tutti i monaci dell’abbazia in un periodo in cui non esistevano le tecniche che possiamo utilizzare oggi: dal congelamento alla liofilizzazione e tutte le fasi che ci permettono di intervenire in maniera più veloce su grandi quantità di volumi”.
In linea con le tecniche più innovative e conservative, gli interventi di restauro riguardano libri, pergamene, incisioni, disegni, fotografie, sigilli, materiale cartaceo e membranaceo. “È fondamentale avere una conoscenza scientifica approfondita sia della materia da restaurare che della materia utilizzata per il restauro -spiega Eleonora Gallo, tecnica del restauro -. Questo ci permette di ottenere un restauro funzionale senza intaccare l’opera. Solo conoscendo i materiali si può intervenire sull’opera senza danneggiarla, rispettandola, mantenendo un approccio di cura”.
Strumentazione e scelta dei materiali
"Le opere che visioniamo presentano condizioni di degrado molto differenti, che dipendono dallo stato di conversazione nel corso dei secoli, da condizioni termoigrometriche, dall'esposizione alla luce, dal contatto con microrganismi o insetti che possono averle degradate. Alcune cause di degrado possono essere intrinseche alla materia di cui è composta l'opera stessa, penso a particolari collature che tendono a ossidare la carta, a inchiostri che nascono già acidi e possono andare a intaccare l'opera", spiega Benato.
La strumentazione utilizzata è molto varia e unisce "una parte più artigianale - più storica e tradizionale - e una più innovativa, tecnologica e scientifica. Per la valutazione dello stato di conservazione possiamo basarci sull'esperienza ma possiamo anche contare sulla strumentazione scientifica partendo dai composti chimici che compongono l'opera. In laboratorio possiamo fare una diagnostica di base - penso al piaccametro, al conduttivimetro o all'utilizzo di luci ultraviolette o infrarosso - e, in alcuni casi, scegliamo di approfondire affidandoci a enti esterni".
Per quanto riguarda la scelta dei materiali, è fondamentale selezionare quelli più adatti e che dal punto di vista qualitativo riescano a soddisfare le esigenze di contatto con l'opera, e "in questo la tecnologia ci aiuta perché ci permette di indagare preventivamente e capire se all'interno di una determinata carta ci sono elementi che possono entrare in conflitto con il restauro".
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Alluvione del 1966. Volumi dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, dalla Marciana e dalla Querini Stampalia di Venezia. Archivio del laboratorio dell'Abbazia di Praglia
Digitalizzazione ad alta definizione
“Negli ultimi vent’anni il lavoro del restauratore è mutato moltissimo ed è in continua trasformazione: vi è una maggiore attenzione ad alcune fasi, soprattutto dal punto di vista tecnologico. Penso alla diagnostica, diventata sempre più importante e, in alcuni casi, strutturale. Va detto che la tecnologia ci affianca, ma non riesce a sostituire certe sensibilità”. Per il direttore Benato tradizione e innovazione tecnologica devono procedere insieme, integrandosi. Oggi il laboratorio è specializzato nella digitalizzazione ad alta definizione e offre soluzioni su misura per il condizionamento e l'incorniciatura di opere grafiche, inclusa la realizzazione di passe-partout dedicati.
“ Negli ultimi vent’anni il lavoro del restauratore è mutato moltissimo ed è in continua trasformazione: vi è una maggiore attenzione ad alcune fasi, soprattutto dal punto di vista tecnologico.
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Le sale del laboratorio
Il laboratorio è suddiviso in quattro grandi sale, “nella prima svolgiamo tutti gli interventi sul libro, sulla carta e le legature: questa è la sala chirurgica più importante del laboratorio”. Nella seconda sala vengono conservate carte e materiali selezionati per la loro elevata qualità. La terza sala ospita le opere di grande dimensione e la strumentazione utilizzata per la digitalizzazione delle opere stesse. Nell’ultima sala vengono svolte tutte le operazioni di pulitura, sia per via meccanica che per via umida: qui si realizza la carta fatta a mano”, prodotta con metodo tradizionale europeo utilizzando fibre naturali, dal lino alla canapa , pigmenti naturali e collatura a base di gelatina.
“ A volte è necessario fermarsi, prendersi il giusto tempo per cercare una valida soluzione: è fondamentale avere dei dubbi, perché ogni pagina è differente
"Abbi dubbi"
"Il restauratore deve intervenire per rallentare il degrado ma senza forzare e senza intervenire dove non necessario o dove non vi siano le condizioni per farlo. A volte è necessario fermarsi, prendersi il giusto tempo per cercare una valida soluzione", riflette Alberto Benato, che in chiusura condivide un insegnamento, il principio che lo guida: per svolgere al meglio il mestiere di restauratore "è fondamentale avere dei dubbi, perché ogni pagina è differente. Il mio maestro me lo ripeteva sempre: Abbi dubbi. Io continuo a ricordare le sue parole, ogni giorno".