Caravaggio, vicino e lontano
"Amore vincitore" (part.), 1602 ca., Gemäldegalerie - Staatliche Museen, Berlino
Pochi pittori del passato ci sembrano vicini quanto Michelangelo Merisi, il Caravaggio. C'è qualcosa – nella forza dei personaggi e nella fisicità delle scene, nei contrasti di luce, nell'intensità delle espressioni – che sembra parlare già il nostro linguaggio. Anche per questo è tra i pittori più amati e apprezzati del nostro tempo, soprattutto a partire dagli studi di Roberto Longhi, che riconobbe in lui uno dei fondatori della sensibilità moderna. Proprio questa familiarità rischia però a volte di trarci in inganno, facendoci perdere di vista le dimensioni e la portata della rivoluzione che mise in atto.
La sua pittura non nasce dal nulla, prende forma in una Roma attraversata da nuove forme di committenza, un mercato dell'arte in trasformazione, reti di collezionisti, cardinali, banchieri e artisti: un sistema di rapporti e di aspettative con cui anche Caravaggio deve fare i conti. È uno degli aspetti che Francesca Cappelletti rimette al centro del suo ultimo libro, Caravaggio. Una vita in dieci quadri (Mondadori 2026), con il quale la storica dell'arte, docente all'Università di Ferrara e direttrice della Galleria Borghese, sceglie di raccontare il pittore soprattutto attraverso le opere e il mondo che le ha rese possibili.
Il libro, spiega l'autrice durante la presentazione a Palazzo del Bo, nasce da un'esigenza scientifica e metodologica più che da intenti divulgativi: per quanto infatti si tratti uno dei pittori più studiati e raccontati della storia dell'arte, della vita di Caravaggio restano ancora lunghi periodi oscuri. Non abbiamo diari, appunti, lettere: nessuna voce attraverso cui seguire direttamente pensieri, intenzioni, vicende personali. Restano documenti, testimonianze, opere e molte lacune: da qui la scelta di partire dai quadri, seguendo ciò che ciascuno permette di ricostruire e allargando lo sguardo al mondo circostante: committenti, collezionisti, amici e rivali, e poi ancora attribuzioni, copie e passaggi di proprietà.
“ Documenti, attribuzioni e passaggi di proprietà permettono di ricostruire una storia diversa da quella dell'artista maledetto e di capire meglio la sua rivoluzione
I dieci dipinti scelti diventano così altrettanti punti di partenza, tessere di un mosaico da ricomporre. Il primo è il Bacchino malato, oggi alla Galleria Borghese, probabilmente dipinto tra il 1595 e il 1596 e tra i primi quadri romani che conosciamo. Si tratta di un Caravaggio ancora in formazione, incerto persino nella posa della figura: eppure in questo autoritratto c'è già molto di ciò che verrà, a cominciare dalla capacità di inventare una situazione e di trasformare la figura in presenza, quasi un personaggio in scena.
Il teatro, chiarisce Cappelletti, non è un dettaglio secondario: nella Roma di fine Cinquecento la pittura dialoga con la recitazione. Nella bottega del Cavalier d'Arpino, dove un giovane Caravaggio appena arrivato a Roma dipinge soprattutto fiori e frutta, prende forma un linguaggio che presto si allontana dai modelli del maestro. Opere come I bari, la Buona ventura, la Maddalena penitente e il Riposo durante la fuga in Egitto segnano in seguito il passaggio dalle nature morte alle figure, mentre colore e luce prendono progressivamente il posto della tradizionale costruzione affidata al disegno. Il giovane lombardo entra così nel circuito dei collezionisti romani: le sue invenzioni vengono richieste, imitate, copiate. È un artista innovativo, ma sa anche fiutare le tendenze e, all'occorrenza, crearle. Una qualità tutt'altro che marginale, in una Roma dove proprio allora si sta formando un nuovo mercato dell'arte.
Un pittore del suo tempo
La pittura di Caravaggio ci raggiunge con una forza immediata, "ma non possiamo pensare a Caravaggio come a un pittore contemporaneo – chiarisce Cappelletti parlando con Il Bo Live –. Si muove ancora all'interno di rapporti molto precisi, di mercato e anche di potere: non possiamo vederlo con la libertà dell'artista del secolo scorso". Lavorare per un ordine religioso o per una chiesa, seguendo le indicazioni di un committente che può lasciare pagine e pagine di istruzioni su come devono essere le espressioni dei personaggi, significa muoversi entro vincoli molto diversi da quelli della pittura contemporanea; "Quello che possiamo vedere in Caravaggio – prosegue la studiosa – è piuttosto come, all'interno di questi schemi, ci sia una sensibilità alle passioni, al dolore, alle emozioni, a una ricerca intensa di spiritualità negli oggetti e nella vita quotidiana: qualcosa di universale, che trascende le epoche e che quindi ci riguarda ancora. Credo sia soprattutto questo ciò che sentiamo come immediato e contemporaneo nella sua arte".
“ Committenti, cardinali, banchieri, collezionisti: la pittura di Caravaggio nasce dentro una rete di rapporti e di vincoli che ne orienta anche le invenzioni
Lo si vede in Giuditta e Oloferne, dipinta per il banchiere genovese Ottavio Costa e oggi a Palazzo Barberini. Il tendaggio rosso, la bocca spalancata di Oloferne, il sangue, il volto concentrato e le labbra socchiuse di Giuditta: tutto concorre a una tensione quasi teatrale. Il quadro è stato indicato come uno dei molteplici punti d'origine del Barocco, ma Cappelletti invita alla prudenza: più che l'inventore di ciò che verrà dopo, Caravaggio va letto per la radicalità con cui rilegge il proprio presente. Radicalità che diventa evidente nella Vocazione di san Matteo, nella cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi. Caravaggio usa l'olio su tela invece dell'affresco e immerge le figure in uno spazio quasi quotidiano, dove Cristo e Pietro entrano nella scena e una lama di luce taglia l'ombra. La luce non si limita a illuminare: seleziona, ordina, racconta. L'episodio evangelico sembra accadere davanti a chi guarda.
Roma, 1600: sulla soglia della modernità
È il 1600, Roma celebra il Giubileo e a febbraio, in Campo de' Fiori, viene arso Giordano Bruno. L'Europa prova a uscire da decenni di guerre di religione (l'editto di Nantes è di due anni prima) e, dopo il Concilio di Trento, la Chiesa cattolica chiede ad architettura, musica e immagini di parlare ai fedeli in modo sempre più diretto e coinvolgente. Intanto, lontano dalle piazze, sta cambiando il modo di guardare il mondo: il cardinale Francesco Maria Del Monte, primo grande protettore romano di Caravaggio, coltiva interessi per l'alchimia e le scienze ed è fratello del matematico Guidobaldo, tra i sostenitori della carriera di Galileo, che proprio in quegli anni insegna a Padova. Il grande Pisano lascerà la cattedra padovana nel 1610, anno del Sidereus Nuncius e della morte di Caravaggio a Porto Ercole. Sono insomma anni di sommovimenti che toccano l'arte quanto la scienza e la tecnologia, compresa quella militare, la politica e la religione. Nasce una nuova sensibilità, una modernità in cui le passioni contano quanto i ragionamenti, e ne è una spia anche l'attenzione ostinata al vero, ai corpi e agli oggetti, alla realtà osservata anziché idealizzata.
La portata della rivoluzione di Caravaggio – nello stile, nei soggetti, nella concezione stessa della pittura – rende dunque riduttivo raccontarlo soltanto attraverso la sua vicenda personale. Una vicenda tormentata e tragica, segnata nel 1606 dall'omicidio di Ranuccio Tomassoni, ma tutt'altro che isolata nella società del tempo: lo stesso Cavalier d'Arpino, che pure ambiva a vivere come i suoi committenti ed era quanto di più lontano da un artista maledetto, fu incarcerato per possesso illecito di armi. “Sicuramente quella che vive Caravaggio è una Roma molto violenta, fatta di contrasti molto forti […]. In questo senso, tirarlo fuori dalla sua epoca per farlo diventare solo l'artista maledetto, l'artista omicida, non ci aiuta a comprenderlo”.
"Cattura di Cristo", 1602, National Gallery of Ireland, Dublino
Il Caravaggio ritrovato e la necessità di continuare a studiare
Per capire il pittore bisogna allora tornare alle relazioni che i documenti permettono di ricostruire: il Cavalier d'Arpino e Prospero Orsi, il cardinale Del Monte, Vincenzo Giustiniani e i Mattei, Ottavio Costa e gli altri committenti non sono lo sfondo di una biografia, ma parte integrante della sua storia. L'esempio forse più spettacolare è la vicenda della Cattura di Cristo, oggi alla National Gallery of Ireland di Dublino. Il dipinto era stato commissionato da Ciriaco Mattei e il pagamento a Caravaggio era documentato, ma l'originale risultava scomparso. Per lungo tempo se ne conoscevano soprattutto le copie, e la tela riapparsa in Irlanda era attribuita a Gerard van Honthorst, detto Gherardo delle Notti.
Proprio le ricerche d'archivio di Cappelletti e Laura Testa ritrovarono tra le carte della famiglia Mattei le tracce della commissione e del pagamento, contribuendo in modo decisivo alla corretta identificazione dell'opera. Il quadro, passato dai Mattei a un collezionista scozzese, era stato in seguito dimenticato per riapparire infine in Irlanda, custodito per decenni dalla comunità dei gesuiti di Dublino. Una storia che mostra bene il metodo di Cappelletti: per capire un dipinto non basta guardarlo, bisogna seguirne le tracce, confrontare documenti e attribuzioni, capire chi lo ha commissionato, posseduto, copiato e smarrito. A volte, come in questo caso, la ricerca può persino restituirci un originale che si credeva scomparso.
Una vita in dieci quadri nasce da questa prospettiva: non pretende di colmare vuoti, ma di lavorare dentro ciò che resta. Caravaggio ne esce vicino e lontano insieme: vicino nella luce, nei corpi, nelle passioni in cui ci riconosciamo; più lontano perché appartiene al punto di inizio di cambiamenti di cui oggi viviamo l'esito. E forse è proprio questa distanza, più delle etichette di “maledetto” o di “contemporaneo”, a rendere ancora necessario guardarlo: per percepire il momento in cui abbiamo iniziato a diventare quello che siamo.