SOCIETÀ

Giulio Regeni, uno studioso europeo torturato e ucciso in Egitto

A metà maggio 2016 il Senato accademico dell’università di Padova deliberò l’adesione all’appello promosso da Amnesty International per far luce sulla vicenda di Giulio Regeni (Trieste, 15 gennaio 1988 - Cairo, 3 febbraio 2016), il ricercatore italiano che era stato rapito e poi barbaramente ucciso in Egitto circa tre mesi prima, ribadendo con forza la posizione dell’ateneo per avere chiarezza. “Come membri di una comunità scientifica e accademica, chiediamo con forza che sia fatta piena luce sull’angosciosa e oscura vicenda del dottor Regeni. Consapevoli della necessità di ribadire valori quali la libertà della ricerca, i diritti umani e il rispetto delle differenze culturali, in quanto comunità accademica e di studiosi, rivendichiamo il diritto e il dovere di perseguire la ricerca nelle sue molteplici forme e nei vari ambiti dei saperi, sulla base della reciproca conoscenza, del rispetto e della più ampia solidarietà. Forti di tali valori chiediamo venga fatto tutto il possibile affinché la verità emerga e manifestiamo profonda vicinanza alla famiglia, alle amiche, amici, colleghe e colleghi di Giulio Regeni”. Varie università e altre istituzioni scientifiche fecero allora altrettanto, consigli comunali ed enti pubblici, associazioni culturali e sindacali. Sono trascorsi altri quattro anni, verità e giustizia non sono state fatte.

In questi quattro anni, dopo quei pronunciamenti, grazie alla coraggiosa continua sollecitazione dei familiari si è espresso nel nostro paese un vero e proprio popolo giallo, il colore scelto per non dimenticare, il più amato da Giulio. Molti di noi portano il braccialetto giallo con scritto in nero #veritàpergiulioregeni. Su balconi e finestre si vedono affissi striscioni e cartelloni, li trovate su facciate di palazzi di municipio provincia regione teatro biblioteca, oppure all’ingresso di università facoltà dipartimento aula; adesivi appaiono su barche e auto, sulle vetrine di negozi e locali; vi sono state biciclettate o digiuni di solidarietà a staffetta; la fantasia dell’impegno per i diritti civili si è manifestata in Italia (e non solo) con spille e adesivi, con innumerevoli incontri, convegni, premi, eventi di ogni genere chiusi semplicemente mettendosi e fotografandosi dietro allo striscione giallo; si sono moltiplicate iniziative di protesta contro ritardi e boicottaggi delle indagini e di sostegno alle richieste delle procure. Anche a Padova. Già pochi giorni dopo la riconsegna del corpo martoriato, il Rettore aveva dedicato a Regeni la giornata dell’inaugurazione dell’anno accademico e il 9 febbraio 2016 sempre il Senato accademico aveva approvato una prima mozione, manifestando la propria vicinanza ai familiari e chiedendo al governo di “mettere in atto tutte le azioni necessarie per fare piena chiarezza sull’accaduto”. In coerenza con il pronunciamento del maggio 2016, l’8 ottobre 2018, alla presenza delle mamme Paola e Luciana, l’Università di Padova ha poi intitolato due aule studio alla memoria di Giulio Regeni e Valeria Solesin, giovani ricercatori scomparsi in circostanze tragiche all’estero, richiesta partita da un gruppo di studenti del corso di laurea in Scienze sociologiche. Nonostante tutto, sono trascorsi oltre quattro anni, verità e giustizia non sono state fatte.

A inizio 2020 i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, con il legale della famiglia Alessandra Ballerini, hanno pubblicato il bel libro Giulio fa cose (Feltrinelli Milano 2020, pag. 223 euro 16), se ne è già parlato qui riepilogando con scrupolo fatti e date, poi tutto è stato travolto dall’emergenza Covid-19. Non dimentichiamo. Si tratta di un libro che vale la pena leggere e regalare, una preghiera laica, un dolore necessario. L’amore per il figlio ha spronato i genitori a testimoniare con forza l’esigenza di scoprire i responsabili di un crimine efferato. Da oltre due anni la Procura di Roma ha documentato le responsabilità nel sequestro di almeno cinque ufficiali del National Security Agency e li ha iscritti nel registro degli indagati, ma tutto sembra essere tornato normale nei rapporti fra Italia ed Egitto, non c’è alcuna conseguenza concreta all’interno del paese africano, le indagini sono a un punto morto per la mancata collaborazione del presidente Al Sisi

Il senso del volume è che in qualche modo Giulio sta facendo, comunque, ancora molte belle cose. Il 25 gennaio 2016 era stato sequestrato, poi torturato e ucciso in Egitto mentre svolgeva un dottorato di ricerca per l’università di Cambridge, dove lavorava. Da quando i genitori Claudio Regeni e Paola Deffendi andarono prima a cercarlo poi a riprenderne le spoglie da riportare a Fiumicello, in Friuli Venezia Giulia, dove vivono, ogni cosa e ogni anfratto della loro esistenza sono stati ricoperti da un velo polveroso che filtra tutto. Nulla poteva essere più lo stesso. Raccontano così ora con lucido nitore questi quattro anni. Hanno iniziato accanto alla figlia Irene (cui il libro è dedicato) e al loro straordinario avvocato Alessandra Ballerini, un nuovo percorso, faticoso e doloroso: la ricerca della verità, di tutte le verità, sugli assassini e i mandanti dell’omicidio di uno studioso europeo di 28 anni (appena compiuti), colto e affettuoso, serio e onesto, cresciuto con valori e principi sani, abituato ed educato a viaggiare e ad adattarsi, al rispetto delle differenze nelle radici. 

Giulio conosceva bene sei lingue, stava arrivando alla settima, e con la mamma su Skype parlava spesso in dialetto bisiaco-triestino. Al terzo anno di liceo sostenne e superò l’esame a Duino per entrare nel Collegio del Mondo Unito, 18 sedi nel mondo, scelse il New Mexico. Tornato in Europa, si laureò a Leeds, si specializzò a Cambridge, ottenne uno stage a Vienna e un tirocinio al Cairo per l’Unido, iniziò a lavorare a Oxford cominciando infine il dottorato ancora a Cambridge, nel dipartimento di Development Studies. Da lì partì per un’ultima ricerca sui sindacati egiziani. Non è più tornato vivo. Le massime autorità istituzionali egiziane sono coinvolte nella sua sparizione e nel suo omicidio; per anni hanno manovrato, depistato, occultato, in modo di impedire la verità e la giustizia che, accanto ai genitori, chiedono larga parte dell’opinione pubblica in tanti paesi del mondo, quel popolo giallo che è protagonista militante del libro. Giulio continua a fare cose per il loro e il nostro tramite. A fine aprile 2019 la Camera dei deputati italiana ha approvato l’istituzione di una commissione monocamerale di inchiesta sulla sua morte. Durata prevista dodici mesi, ovvero fino a maggio 2020, ora. Vedremo cosa si deciderà vista la parziale sospensione dei lavori determinata dall’emergenza sanitaria. Non demordiamo, nonostante gli ostacoli. Tanto più oggi che la volontaria internazionale Silvia Romano è finalmente tornata libera e ha potuto riabbracciare i propri genitori, restata prigioniera per diciotto mesi nel Corno d’Africa.

La morte di Giulio riguarda Paola e Claudio personalmente, in modo definitivo, loro lo sanno bene, non potranno dimenticarlo mai e, insieme, riguarda ogni genitore che subisce ingiustizia, ogni italiano all’estero, ogni studente che intraprende la carriera universitaria ovunque si ricerchi, ogni giovane che vuole lavorare in pace e autonomia ovunque nel mondo, ogni elettore che comprende la necessità di valutare con onestà intellettuale i comportamenti istituzionali e le relazioni internazionali. Molte frasi del testo commuovono certo, l’obiettivo è sempre quello di farci indignare, capire, partecipare. Scrivono: “abbiamo visto tutto il male del mondo sul suo corpo. Ma tutto il male del mondo è anche quello che è attorno a Giulio: omertà, paura, intrighi, depistaggi. Il coraggio è andare avanti, giorno dopo giorno, sapendo che esiste tutto questo”. L’11 maggio 2016, praticamente in contemporanea con il pronunciamento del Senato accademico di Padova, venne nominato il nuovo ambasciatore italiano in Egitto; vista la mancata collaborazione delle autorità egiziane, l’insediamento fu bloccato; l’ambasciatore rimase in Italia, prese servizio solo quindici mesi dopo, il 14 agosto 2017, e fu, comunque, una ferita per i genitori e per il popolo giallo. Si potrebbero scrivere trattati sul ruolo delle ambasciate nella storia e, certo, in linea di massima la presenza di un ambasciatore di ogni paese in ogni altro paese andrebbe considerata simbolo di pace e cooperazione internazionale, garanzia per i reciproci cittadini all’estero, in questo caso per ogni italiano che capita in Egitto. E, tuttavia, resta il fatto che i vertici istituzionali dello Stato egiziano sono stati artefici o complici dell’omicidio di un lavoratore europeo concittadino italiano. Il ritorno dell’ambasciatore non ha rispettato la parte dell’incarico ricevuta per il successo delle indagini sull’omicidio di Giulio e non ha consentito finora alcun effettivo passo in avanti verso verità e giustizia.

Paola e Claudio hanno scelto una forma letteraria molto efficace, oltrepassando generi e convenzioni: la mamma Paola racconta la storia della loro famiglia e spesso mette fra virgolette riflessioni e ricordi del papà Claudio o ricostruisce a nome di entrambi, orgogliosi e rispettosi delle capacità del figlio, anche quando magari era stato “un intransigente rompiscatole”; seleziona gli argomenti trattati con cultura, i viaggi insieme (soprattutto l’ultimo, drammatico); gli incontri con i rappresentanti istituzionali pro-tempore (segnalandone sempre pregi e difetti, maggiore o minore sincera solidarietà), con le personalità religiose e culturali, con i giornalisti, con vecchi e nuovi amici, con tanti cittadini per strada o nelle assemblee; le amarezze e le angosce; la lista delle parole e delle associazioni di idee più spesso usate nella nuova famiglia allargata che si è creata (con la costante presenza di Alessandra Ballerini, competente e magica). Spiegano come è nata l’espressione che dà il titolo al volume e si rivolgono a tutti quelli che sanno e che non hanno ancora osato parlare “perché Giulio fa cose, ma non può fare tutto lui”! Completano il libro oltre cinquanta minuziose pagine sui fatti con la cronologia delle date relativi alle indagini, alle richieste e alle inchieste, abbastanza avanzate in Italia (per quanto possibile) e molto boicottate o rinviate in Egitto, e l’intero testo della lunga articolata risoluzione approvata dal Parlamento Europeo.


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