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In Salute. Morbillo in aumento, Lo Vecchio: “C’è un enorme ritardo diagnostico”

A metà dicembre 2023 l’Organizzazione mondiale della Sanità riferiva un aumento preoccupante dei casi di morbillo nella regione europea: tra gennaio e ottobre, 40 dei 53 Stati membri della regione hanno segnalato più di 30.000 casi di morbillo, rispetto ai 941 del 2022. I ricoveri sono stati 20.918 e cinque i decessi dovuti alla malattia in due Paesi. Le infezioni hanno interessato sia bambini che adulti: due pazienti su cinque avevano un’età compresa tra 12 mesi e quattro anni, mentre uno su cinque aveva 20 anni o più. È una situazione, quella descritta, che riflette una tendenza all’aumento a livello globale, registrata anche nel corso del 2022. 

Per capire quali siano le cause alla base di questo andamento e le misure necessarie a invertire la rotta, abbiamo intervistato Andrea Lo Vecchio, presidente della Società italiana di infettivologia pediatrica e professore di pediatria all’università di Napoli Federico II. 

Aumento dei casi di morbillo: quali le cause?

“I dati che riguardano la regione europea rispecchiano ciò che sta avvenendo a livello globale con oltre 9 milioni di casi, soprattutto nel Sudest asiatico e nei Paesi in via di sviluppo. L’ultima importante epidemia nel continente Europeo è avvenuta tra la fine 2016 e l’inizio del 2019, e ha largamente coinvolto il nostro Paese, partendo dal sud Italia e facendo registrare oltre 10.000 casi e una decina di decessi. Se non c’è una copertura vaccinale adeguata questo tipo di infezione si ripete con epidemie periodiche circa ogni 5-7 anni. Considerando che l’ultima si è conclusa all’inizio del 2019, ciò che è atteso sulla base dei modelli matematici sostanzialmente sta accadendo proprio in questo periodo”. 

Lo Vecchio spiega che l’aumento dei casi di morbillo a cui stiamo assistendo è determinato da una serie di fattori concomitanti. Innanzitutto, come si è detto, è un fenomeno prevedibile quando la popolazione non è completamente immune. L’Organizzazione mondiale della Sanità aveva stabilito di eradicare la patologia entro il 2015: l’obiettivo  è fallito, ma l’impegno in questa direzione continua. In secondo luogo va considerato il calo dei tassi di vaccinazione negli ultimi anni: il docente sottolinea che in alcune zone dell’Europa e anche dell’Italia la copertura vaccinale è costantemente sotto la soglia raccomandata del 95%. La pandemia da Covid-19 ha peggiorato questa situazione, creando un’ulteriore sacca di pazienti non immuni, specie bambini e lattanti, che non sono stati sottoposti a vaccinazione e non l’hanno recuperata nella fase più calda della pandemia, tra il 2020-21. I programmi di catch-up vaccination attuati dall’Oms in tutti i Paesi industrializzati, ma anche in quelli africani, non sono riusciti purtroppo a raggiungere tutti. Il virus del morbillo è altamente contagioso, e dunque anche solo uno o pochi casi in una popolazione non immune possono far diffondere la patologia. 

Nella regione europea dell’Oms la copertura nazionale con la prima dose di vaccino contro il morbillo è diminuita dal 96% nel 2019 al 93% nel 2022, mentre la copertura con la seconda dose negli stessi anni è scesa dal 92% al 91%. In totale dunque, più di 1,8 milioni di bambini non sono stati vaccinati contro il morbillo tra il 2020 e il 2022. 

Intervista completa ad Andrea Lo Vecchio, presidente Società italiana di infettivologia pediatrica. Servizio di Monica Panetto, montaggio di Barbara Paknazar

La situazione in Italia

“In Italia abbiamo assistito a un calo delle coperture vaccinali, con una perdita di circa un punto percentuale sulla prima dose (che si attesta intorno al 92%) e di tre punti percentuali sulla seconda dose (che si attesta sull’86%)”. Per raggiungere l’immunità di gregge e in prospettiva riuscire a eradicare il morbillo, ogni Paese deve raggiungere e mantenere una copertura vaccinale superiore al 95% con due dosi di vaccino. “Nel 2023 sono stati registrati quasi una quarantina di nuovi casi nel nostro Paese: a Napoli abbiamo ricoverato (e non accadeva da quattro anni ormai) i primi quattro casi di morbillo pediatrico proprio nei mesi di novembre e dicembre. Al momento c'è un solo caso confermato nel 2024”. Lo Vecchio sottolinea che  la situazione è ancora sotto controllo, però il calo delle coperture vaccinali a cui si sta assistendo anche in area europea di 1-3 punti percentuali comincia ad avvicinarci alla soglia che può compromettere l’immunità di gregge: in questo modo il virus riprende a circolare e si può contrarre l’infezione. Alcuni mesi fa è stato pubblicato il nuovo Piano vaccinale 2023-2025 che include anche le indicazioni per il morbillo: la prima dose è prevista a 12 mesi di vita (in caso di epidemia anche a sei mesi) e la seconda al compimento dei cinque anni. La vaccinazione è raccomandata anche agli adulti che non siano stati immunizzati da bambini. 

Le complicanze del morbillo

Com’è noto il morbillo si manifesta con febbre, associata a coriza cioè sintomi respiratori naso-faringei, a congiuntivite bilaterale e a rush cutaneo che parte dalla zona del volto e occipitale e si diffonde rapidamente di solito a 7-15 giorni dall'inizio dell'infezione. Lo Vecchio sottolinea tuttavia che la manifestazione cutanea e febbrile non costituisce il problema maggiore, ma sono piuttosto altri due i fattori da considerare. 

“Il primo è il rischio di complicanze che non è basso. Si possono avere problemi banali come la diarrea o l'otite, che si manifestano in un caso su 15-20, o più importanti come la polmonite che è abbastanza frequente e interessa un paziente ogni 20-30. La polmonite può essere causata direttamente dal virus o da una sovrainfezione batterica”. Il quadro clinico può però anche aggravarsi ulteriormente: “Possono insorgere complicanze preoccupanti come quelle neurologiche: l’encefalite da morbillo, per esempio, riguarda circa uno, due casi ogni 1000, il decesso è di due casi su 1000. Oggi stiamo vedendo le ripercussioni dell’epidemia del 2016, con conseguenze neurologiche a lungo termine, di cui la principale e più grave è la panencefalite sclerosante subacuta, una malattia progressiva neurologica che non ha soluzione e si manifesta a circa 7-10 anni di distanza dall'infezione”. 

Negli adulti con comorbidità, affetti per esempio da un problema polmonare cronico, da una broncopatia cronica, da una patologia neurologica di base, il morbillo può rivelarsi un'infezione particolarmente importante. “Nei Paesi in via di sviluppo dove c’è carenza alimentare, malnutrizione, dunque carenza di alcuni tipi di vitamine e in particolare di vitamina A, il morbillo può portare a cecità molto rapidamente. Tant’è vero che l’unica terapia che l’Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda è la vitamina A, sebbene non abbia grande utilità nei pazienti senza un deficit di base”.

Il ritardo diagnostico 

Andrea Lo Vecchio pone l’accento su un altro aspetto: “C’è purtroppo un enorme ritardo diagnostico sul morbillo, perché si tratta di una malattia a cui i medici, sia i pediatri ma soprattutto i medici dell'adulto, non sono più abituati a pensare”. E questo può causare errori di valutazione. “I nuovi specialisti non sono abituati a considerarla, la confondono con altre patologie come la sindrome di Kawasaki che è una vasculite (e ha sintomi simili al morbillo ndr), e quindi si orientano su diagnosi e su terapie differenti”. Con conseguenze non solo per il singolo paziente ma anche per la collettività, dato che, se non si identifica immediatamente la malattia e il soggetto continua a circolare magari per sottoporsi a esami di approfondimento, altre persone possono essere contagiate.    

Lo Vecchio sottolinea infine che per una malattia a così alta contagiosità è fondamentale un case tracking veloce, immediato per contenere i casi ed evitare di contagiare persone suscettibili come i neonati, i pazienti immunodepressi, i trapiantati che non possono ricevere un vaccino vivo attenuato come quello del morbillo. In secondo luogo è altrettanto importante definire il virus dal punto di vista molecolare per assicurarsi che il ceppo sia quello coperto dalla vaccinazione standard. 

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