SOCIETÀ

Il Sudafrica è preparato ad affrontare la pandemia?

C’e stato un luogo al mondo in cui, nel momento dell’arrivo della pandemia da COVID-19, c’erano già infrastrutture adibite ai test ed al possibile contenimento. Stiamo parlando del Sudafrica, un paese che da decenni sta combattendo la peggiore epidemia combinata di tubercolosi (TB) e HIV del mondo. Un articolo pubblicato da Linda Nordling su Science si interroga su come questo fatto possa influenzare la risposta sudafricana al coronavirus. L’esperienza infatti potrebbe essere un bel vantaggio, ma la già difficile situazione sanitaria del paese potrebbe anche peggiorare l’impatto stesso della pandemia.

Il Sudafrica ad oggi (15 aprile ndr) ha 2.415 casi confermati di COVID-19, il numero più alto di tutto il continente.

Il Sudafrica da decenni sta combattendo la peggiore epidemia combinata di tubercolosi (TB) e HIV del mondo

Allo stesso tempo però, riporta l’articolo su Science, una persona su cinque tra i 15 ed i 49 anni è positiva all’HIV ed ogni ora muoiono tra le due e le tre persone di tubercolosi. Un situazione indubbiamente problematica che però potrebbe essere utile per la gestione della pandemia. I controlli e le misure di contenimento infatti sono del tutto similari tra il COVID-19 e la tubercolosi ed entrambi si diffondono attraverso i droplets, cioè le oramai conosciute “goccioline”.

Questo significa che gli operatori sanitari hanno familiarità con tutto l’equipaggiamento protettivo necessario anche per affrontare l’attuale pandemia. Il governo stesso sembra stia cercando di identificare casi e contatti anche nelle città più popolose, usando la stessa risposta che cerca di dare all’HIV.

Essere pronti però potrebbe non bastare. La risorse infatti sono limitate e, nonostante “il COVID-19 si basi sulle stesse abilità mediche di TB e HIV”, come dichiarato da Gavin Churchyard, direttore dell’Aurum Institute di Johannesburg, la risposta medica non può che essere limitata. Lo stesso istituto ha rallentato la quotidiana ricerca contro HIV e tubercolosi, mobilitando tutto il suo personale di 3.000 membri per aiutare i test nazionali. I ricercatori dell’Aurum Institute hanno anche in programma di studiare trattamenti e vaccini e monitoreranno il funzionamento della risposta COVID-19 del Sudafrica. 

Al tempo stesso anche l'African Health Research Institute (AHRI) di Durban, che solitamente si concentra su HIV e tubercolosi, ha ricollocato l'intera infrastruttura e il personale sanitario per combattere la pandemia. 

Il Sudafrica ha 2.415 casi confermati di COVID-19, il numero più alto di tutto il continente

Un altro tema di fondamentale importanza è capire quale impatto le malattie già esistenti hanno sul coronavirus. La tubercolosi infatti, già di suo, crea un grave danno polmonare, effetto che purtroppo oramai conosciamo molto bene anche per quanto riguarda il COVID-19. Per dare delle risposte a queste domande ci vorrà tempo, ma ad oggi sappiamo che verranno analizzate 40mila famiglie residenti in aree con alti tassi di TB e HIV.

Il Sudafrica quindi, non si è fatto trovare impreparato nell’affrontare questa pandemia, ma la situazione è indubbiamente complicata. L’esperienza italiana insegna che il sistema sanitario nazionale viene estremamente colpito e messo sotto stress dal dilagare della malattia. Per ora i numeri sia sudafricani che dell’intero continente sembrano essere ridotti, ma purtroppo una delle cose che abbiamo imparato sulla nostra pelle è il fatto che in questa pandemia i numeri attuali spesso sono sottostimati. La speranza è che non sia così per quanto riguarda la situazione Sudafricana.

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