CULTURA

"Agalma", il cinema racconta la vita del museo

Statue, mosaici, reperti che sembrano respirare: l’archeologia come materia viva. Doriana Monaco, classe 1989, studentessa di Archeologia e Storia dell'arte all'Università degli studi di Napoli Federico II, ha scritto e diretto Agalma (dal greco: statua, immagine), il documentario recentemente presentato alla 77esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, nel programma delle Giornate degli autori, e risultato di un lavoro durato quasi tre anni. Il protagonista è il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann), svelato nella sua quotidianità, tra sale espositive, depositi, stanze dedicate allo studio e al restauro.

È l'arte classica come corpo vivo, sono il suo respiro e il suo battito ad animare il racconto: un viaggio affascinante tra passato remoto e presente, tra archeologia e cinema, popolato di voci e attività, "che mi ha dato l’opportunità di scoprire un universo altrimenti inaccessibile, penso al mondo sommerso dei depositi, - spiega la regista - e filmare momenti memorabili come lo spostamento della scultura dell’Atlante Farnese, il ritorno della statua di Zeus dal Getty Museum o l’allestimento della mostra sulla Magna Grecia nelle sale con i pavimenti costituiti dai mosaici di Pompei". 

Noi siamo quei privilegiati che da secoli guardano in faccia la storia Le statue di "Agalma"

In soli 54 minuti vengono raccontate le attività di cura e manutenzione di appassionati conservatori e restauratori, vengono seguiti i movimenti lenti e gli sguardi curiosi di visitatori da ogni parte del mondo. E ancora, vengono immaginate le voci delle statue stesse. Statue che, come viene spiegato a una scolaresca in visita, "hanno un prima e un dopo: sono una moltitudine di immagini riunite in un'unica icona". Viene svelata l'intimità del museo e, al tempo stesso, l'apertura generosa al mondo di un luogo della contemplazione e del silenzio, solo apparentemente immobile. 

A dare voce alle statue, "una vicina all'altra, come un fitto bosco di faggi", attraverso brevi ma intensi monologhi, sono Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni. L'apertura è affidata a Zeus, "figlio di padre sconosciuto", così come Atlante, grande protagonista di questo documentario, ed Ermes che dice di sé: "Sono un frammento di un racconto passato. Per mia natura esprimo una speranza, sono il frammento di un corpo futuro".

Agalma sovrappone sguardo archeologico e sguardo cinematografico, cercando di non fermarsi alla divulgazione ma di produrre cinema, affidando il racconto "a trame visive", spiega Monaco. "Lo sguardo della statua diviene luogo di possibilità interpretative, punti di vista e nuove visioni che si riflettono nello sguardo del visitatore a sua volta intercettato dal cineocchio, rievocando il ruolo performativo che la cultura greco-romana riconosceva alle immagini”. 

Agalma è un documentario di Doriana Monaco, con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni. Prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 Produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, produzione esecutiva di Lorenzo Cioffi e Armando Andria, con il contributo di Regione Campania e la collaborazione di Film Commission Regione Campania, sviluppato in FilmaP- Atelier di cinema del reale.

Fonici Filippo Puglia e Rosalia Cecere, compositore Adriano Tenore, aiuto regia Marie Audiffren ed Ennio Donato, colorist Simona Infante. Il montaggio è di Enrica Gatto.

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