SCIENZA E RICERCA

I costi ambientali della cannabis medica

Uno studio recente, portato alla pubblicazione su Nature da Hailey Summers e colleghi della Colorado State University (Stati Uniti), analizza il consumo energetico legato alle coltivazioni di cannabis legale, ovvero a uso medicale, che sono prodotte negli Stati Uniti. L’analisi è stata eseguita oltreoceano tenendo conto delle variazioni geografiche dei dati meteorologici e delle emissioni della rete elettrica. Le emissioni di gas serra relative al ciclo di vita possono variare, a seconda della posizione geografica, da 2.283 a 5.184 chilogrammi di Co2 per chilogrammo di infiorescenza secca prodotta. Si tratta di numeri considerevoli, infatti a titolo di esempio, i ricercatori hanno fatto un paragone tra le emissioni prodotte dalle coltivazioni legali in Colorado, con quelle prodotte dalle miniere di carbone nello stesso stato. Le coltivazioni di cannabis medica arrivano a circa 2.600 chilogrammi di Co2 per kg di fiori secchi prodotti, contro i 1.800 chilogrammi di Co2 dell’estrazione di carbone. 

I motivi di questi consumi così elevati sono da ricercare nei metodi di coltivazione. Infatti la cannabis indica, ovvero il sottogruppo che viene coltivato per ottenere farmaci, compie tutto il suo ciclo di vita all’interno di apposite serre, in un ambiente controllato e protetto. Vengono utilizzate delle serre, di dimensioni variabili, in cui possono essere monitorati umidità, temperatura e anche esposizione alla luce. 

I principi attivi che vengono utilizzati in farmacologia si trovano nei fiori di cannabis e sono di due tipi. Il Thc, che è noto per avere un’azione psicotropa, e il Cbd che ha effetti diversi ma che principalmente viene ricordato per avere un’azione rilassante, antiossidante, antinfiammatoria, ecc. “Il contenuto può essere veramente molto, molto alto fino al 18, 20, anche di più, per cento rispetto al peso” racconta il professor Stefano Bona, che all'università di Padova si occupa dell’insegnamento di produzioni di specie medicinali e aromatiche. Il professore ha spiegato il perché sia necessario coltivare questo tipo di canapa all’interno delle serre: è tutta una questione di sicurezza. A preoccupare i coltivatori non sono solo i furti, che con i moderni sistemi di controllo possono essere minimizzati, ma quanto il garantire una certa qualità al prodotto finale. In campo aperto si dovrebbero utilizzare pesticidi per tenere lontani i parassiti, oppure, per esempio, potrebbe piovere più del dovuto e quindi pregiudicare un’intera produzione. “Gli insetticidi, i fungicidi, sono prodotti che possono lasciare dei residui sull'infiorescenza. La cannabis medica è un prodotto farmaceutico, quindi per un prodotto farmaceutico si richiedono standard qualitativi molto elevati, ci sono delle norme ben precise che devono essere mantenute. La coltivazione chiaramente in pieno campo non può rispettare tutti questi parametri”, continua il professor Bona.

Intervista completa al professor Stefano Bona, servizio e montaggio di Elisa Speronello

Per la coltivazione indoor di questa pianta sono necessarie una serie di attrezzature, che vanno dal controllo della climatizzazione completa (temperatura e umidità), e fondamentale è la gestione della luce, perché la canapa è una pianta che ne ha un gran bisogno. Non solo, per farla fiorire bisogna regolare attentamente la durata del giorno: "diminuendo il fotoperiodo la pianta capisce che è ora di fiorire", spiega il professore. In questo modo la produzione è completamente slegata dalle variabili atmosferiche e geografiche.

 

Il professore ha parlato anche delle emissioni di gas serra che potrebbero essere abbassate “ma fino a un certo punto”. Si possono, per esempio, creare degli ambienti protetti anche nella coltivazione di canapa ad uso medicale, e quindi sfruttare delle serre particolari che utilizzino la luce solare al posto dei led. Ma “dal punto di vista della climatizzazione, quella è un po' più difficile, si deve in ogni caso pensare che la nostra pianta, per poter funzionare bene, deve avere un livello di temperatura e umidità costanti, e differenti nelle diverse parti del ciclo”. Ovviamente non va dimenticata l'opzione di utilizzare fonti di energia pulita per alimentare tutte le attrezzature necessarie alla coltivazione in serra.

Altri sottogruppi di cannabis, invece, non hanno bisogno di tutte le accortezze riservate a quello medico per poter essere coltivati, quindi vengono seminati anche in pieno campo; da questi si possono ottenere molti tipi di materiali, dagli isolanti termici, alle corde, dai semi, alle farine. La canapa è una pianta che “si adatta bene ad ambienti anche non troppo fertili” sottolinea il professor Bona “e quindi si può pensare di utilizzarla impiegando poche risorse”, inoltre ha una gamma di utilizzi molto varia. Per queste caratteristiche è spesso indicata come una soluzione green, con la sola esclusione delle coltivazioni finalizzate all’ottenimento dei farmaci.

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