Dieci anni senza David Bowie
Il 10 gennaio 2016 la sua pagina Facebook ufficiale annunciava che “David Bowie è morto serenamente oggi, circondato dalla sua famiglia, dopo una coraggiosa battaglia contro il cancro durata 18 mesi. Sebbene molti di voi partecipino a questa perdita, vi chiediamo di rispettare la privacy della famiglia in questo momento di dolore”. Se n'è andata così una delle figure più importanti della popular music, con un’uscita di scena degna del par suo: solo due giorni prima, l’8 gennaio, era uscito il suo ultimo disco, Blackstar, preceduto da un singolo intitolato “Lazarus”...
Su David Bowie si sono scritti fiumi di inchiostro (digitale e non). Per esempio, il giornalista Paul Morley ha scritto ben due libri su di lui, l’ultimo appena uscito in Italia per Hoepli. Sottotitolo: oltre lo spazio e il tempo. Ma si sono girati anche tantissimi documentari: solo lo scorso ottobre la BBC ne ha annunciato uno dedicato agli anni berlinesi. L’impressione è che sia rimasto ancora molto da scoprire nella sua sterminata produzione artistica iniziata alla fine degli anni Sessanta per segnare a fuoco la cultura pop degli anni Settanta e Ottanta, ma avendo ancora molto da dire anche negli anni successivi. Per esempio, recentemente si sta cercando di valutare anche la sua produzione pittorica, relegata in secondo piano rispetto alle canzoni, gli alter ego che nel tempo ha portato sui palchi e l’influenza che ha avuto su almeno tre generazioni di musicisti.
Consapevoli che sintetizzare una vicenda così importante sia praticamente impossibile, abbiamo scelto dieci momenti memorabili della sua vita artistica per ricordarlo a dieci anni dalla scomparsa.
Space Oddity
Bowie ha sempre detto di sé di non essere un “pensatore originale”, ma di essere un artista capace di sintetizzare quello che lo interessava nella società e nell’arte di un momento per fonderlo in canzoni. Sembra la descrizione perfetta per “Space Oddity”, il brano che apre il suo disco eponimo del 1969: lanciata come singolo pochi giorni prima dello sbarco sulla Luna, racconta la storia di Major Tom, un astronauta alla deriva nello spazio che dice che “la Terra è blu e non c’è niente che io possa fare”. La canzone diventa una sorta di colonna sonora del momento e una sorta di inno non ufficiale degli astronauti. Celebre è l’interpretazione di Chris Hatfield durante la sua permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale.
“Starman” a Top of the Pops
Il 6 luglio del 1972 David Bowie, impersonando il suo alter ego Ziggy Stardust è ospite della celebre trasmissione televisiva Top of the Pops della BBC assieme alla sua band Spiders from Mars. Interpretano “Starman”, un brano che ancora una volta parla di cosmo e incontri con mondi ed esseri alieni. E alieni sembrano anche loro, con i costumi attillati e luccicanti, soprattutto quando Bowie mette con nonchalance un braccio al collo del chitarrista Mick Ronson, alludendo a un'intimità tra due uomini lontanissima dalla televisione inglese dell'epoca. Nel corso della sua carriera gli verrà chiesto innumerevoli volte se è bisessuale o se sia gay. Bowie risponde sempre con ironia, come quella volta che a domanda diretta rispose semplicemente: “sono semplicemente felice”.
L'annuncio della morte di Ziggy Stardust
Nel 1973 Bowie porta in tour il suo ultimi disco, The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. Ma l'alter ego che si è inventato comincia a stargli stretto. Bowie è già pronto per altre avventure musicali e artistiche, come Aladdin Sane, scritto durante le tappe americane della tournée e con un suono definitivamente glam rock. Così a Londra, durante l'ultimo concerto all'Hammersmith Odeon, appena prima di suonare “Rock'n'Roll Suicide” dà l'annuncio: “Non solo è l'ultimo spettacolo del tour, ma è anche l'ultimo spettacolo che faremo in assoluto”. Ziggy Stardust e gli Spiders from Mars muoiono sul quel palco.
Il Duca Bianco
Per allontanarsi da Ziggy Stardust e il resto, Bowie concepisce un nuovo alter ego, il Thin White Duke (il “sottile duca bianco”), un personaggio che è al centro anche di molte controversie. Elegante ma anche disturbante e freddo, il Duca Bianco è un esempio di come Bowie usasse i personaggi per esplorare anche i lati più oscuri dell’identità. Nel frattempo si è trasferito a Los Angeles dove registra Station to Station, un disco che è fortemente influenzato anche dall'uso abbondante di cocaina (Bowie ha dichiarato al giornalista Nicholas Pegg che era talmente fatto che non si ricorda nulla delle session in sala di registrazione). La musica, più scura che in passato, è influenzata dal funk e dalla disco music, oltre che una personalissima interpretazione della musica soul americana. Ne è un perfetto esempio “Golden Years”, un brano che per il biografo Paul Trynka “riflette la capacità di Bowie di riemergere da un'ebbrezza di cocaina e dispensare consigli di carriera illuminanti o raccontare una barzelletta esilarante e impassibile”.
“L'uomo che cadde sulla Terra” e il Bowie attore
Mentre in sala di incisione smette i panni di Ziggy Stardust e comincia a ragionare a come proseguire la propria carriera musicale in direzioni diverse da quelle finora esplorate, David Bowie esordisce come attore nel film del 1976 diretto da Nicolas Roeg. Inizia così una carriera parallela che trova la sua massima espressione negli anni Ottanta, con film celebri come “Labyrinth” del 1986 e “007 - Bersaglio mobile” del 1985, e interpretazioni iconiche, come quella di Ponzio Pilato in “L'ultima tentazione di Cristo” di Martin Scorsese nel 1988.
Il periodo berlinese (1976–1979)
Per sfuggire alla droga, nel 1975 Bowie decide di rifugiarsi a Berlino, la città divisa dal muro, la città che mostra due mondi in collisione tra di loro. Qui trova una comunità di altri musicisti occidentali che sono affascinati dall'atmosfera del luogo. Gli incontri più importanti sono due. Il primo è quello con Brian Eno, musicista che introduce l'uso dei sintetizzatori nella musica di Bowie. Il secondo è con Tony Visconti, produttore che sarà poi a lungo collaboratore di Bowie. Siamo quindi di fronte all'ennesima trasformazione, con una trilogia di dischi epocali (Low, Heroes e Lodger) che mostrano un lato sperimentale della sua musica che mescola suoni elettronici e testi criptici per produrre un ciclo di canzoni che ha un'influenza decisiva sulla musica del periodo e degli anni Ottanta. La più celebre canzone del periodo è forse “Heroes”, che in Italia veniva trasmessa tantissimo dalle neonate radio libere.
Il duetto con Freddie Mercury per “Under Pressure”
Settembre 1981, i Queen sono a Montreaux (Svizzera) dove stanno registrando il loro nuovo disco Hot Space. Sono bloccati su un brano, che proprio non li soddisfa. Nello stesso periodo, per caso, anche David Bowie è in città, così gli chiedono di passare dallo studio e di registrare i cori di un altro brano, “Cool cat”. In realtà né i Queen né Bowie sono soddisfatti della performance, così i cori vengono accantonati. Ma visto che siamo qui... perché non scrivere qualcosa a più mani. Nasce così una delle canzoni più famose degli anni Ottanta, con il celebre schiocco di dita su un'iconico giro di basso che introduce il cantato, e uno dei duetti più famosi di tutti i tempi.
“Let’s Dance”
Negli anni Ottanta Bowie è ormai un'icona della musica mondiale. Allora decide di cambiare ancora una volta. La traiettoria musicale cupa del periodo berlinese è definitivamente alle spalle e la nuova direzione è, forse per la prima volta, vicina al mainstream dell'epoca. O, per dirla con un adagio che circola tra i suoi fan, finalmente il mainstream lo ha raggiunto. Di questo periodo che abbraccia ritmi da dancefloor, grazie alla collaborazione con Nile Rodgers, chitarrista della band Chic (la band di “Good Times”). In “Let's Dance” Bowie invita a “indossare le scarpe rosse e ballare il blues”. Tutto il mondo obbedisce.
Il ritorno a sorpresa nel 2013
Dagli anni Ottanta fino all'inizio del nuovo millennio Bowie continua senza scossoni a girare il mondo in tour e a sfornare nuova musica. Non si raggiungono più gli apici del passato, ma la produzione pop di questi anni è comunque il risultato di un attento musicista immerso nel proprio presente. Dal 2003, però, Bowie scompare dalle scene: fa della sua stessa assenza una forma di comunicazione. Poi nel 2013 a sorpresa un disco nuovo, The Next Day: lontano dalla disco degli anni Ottanta, il sound è pienamente rock, anzi art rock. Ad anticipare il disco un singolo, la struggente ballata “Where are we now”. Il brano cita esplicitamente il periodo berlinese ed è intriso di una nostalgia sincera. Fa sperare a un ritorno, ma non avverrà mai, ma l'intero disco dimostra che può ancora essere rilevante, anche nell’era digitale.
Blackstar e il commiato finale
Un altro album a sorpresa esce l'8 gennaio del 2016, nel giorno del sessantanovesimo compleanno di Bowie: un viaggio intriso di jazz che lo vede continuare a esplorare nuovi mondi sonori. Nel video della titletrack, un Bowie bendato pronunciava enigmatici incantesimi sulla vita e sulla morte. Il 10 gennaio il mondo scoprirà che si tratta del testamento di Bowie, un artista che, come scrive il critico Giulio Pasquali, “ha saputo cogliere con fiuto da killer nuove idee, rielaborarle ed esprimerle in grandi canzoni che portavano quelle novità alle masse, e soprattutto ai musicisti i cui percorsi artistici hanno preso le mosse dalle sue intuizioni”.