SOCIETÀ

Non è mai solo uno scherzo. I dati sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti

Violenza fisica, sessuale, psicologica: aggressioni corporee, umiliazioni, minacce, intimidazioni, ricatti e manipolazioni emotive, stalking e altre violazioni della sfera personale. Non è mai solo uno scherzo, non è una innocente provocazione, non è uno screzio di poco conto. Un/una adolescente su quattro dichiara di essere stato vittima di atteggiamenti violenti all’interno di una relazione: schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti. Uno su tre è stato geolocalizzato dal partner. Il 28% ha visto condividere immagini intime senza consenso, il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati e il 36% ha subito insulti o prese in giro per il suo genere o il suo orientamento sessuale. Viene definito teen dating violence ed è la violenza nelle relazioni tra adolescenti, un'esperienza collegata a dinamiche vissute con grande intensità, in grado di minare la sfera emotiva, l’autostima e dunque anche il futuro delle relazioni affettive e sociali: comprende aggressioni, abusi e molestie nel contesto di una relazione, passata o presente. 

Le persone tra i 13 ai 19 anni in Italia oggi sono 4 milioni e 40mila, il 6,86% della popolazione complessiva: su di loro si concentra l'indagine pubblicata da Save the Children, in collaborazione con IPSOS Doxa. Condotta tra fine settembre e inizio ottobre 2025 su un campione di mille adolescenti residenti in Italia, la ricerca Stavo solo scherzando condivide dati (e storie) sulla violenza nelle relazioni affettive tra adolescenti, considerando sia i comportamenti che costituiscono reato - per esempio le violenze fisiche - che le pratiche di esclusione, sopraffazione, molestie e controllo, perché questi comportamenti entrano silenziosamente nel quotidiano radicandosi e, infine, diventando normalità. Il continuum of sexual violence, a cui fa riferimento Liz Kelly, autrice di Surviving Sexual Violence (1988), permette di coglierne la dimensione culturale mostrando come le violenze sessuali non siano eventi isolati ma punti lungo una stessa linea attraversata da altri eventi, partendo da battute e attenzioni sessualizzate indesiderate, passando per pressioni e ricatti, per poi arrivare alle aggressioni e allo stupro.

La recente ricerca di Save the Children analizza anche le dinamiche amicali e le relazioni sociali tra pari facendo riferimento, con il termine onlife, a un confine ormai sfumato, praticamente inesistente, tra vita online e offline, proponendo anche un approfondimento qualitativo, garantito dalle opinioni dei partecipanti accompagnate dalle riflessioni di esperti. Le relazioni tra adolescenti "nascono e si articolano in spazi ibridi, dove la pervasività della dimensione digitale favorisce forme inedite di approccio e conoscenza, e contemporaneamente introduce nuove ambivalenze, sfide, tensioni". Molte amicizie adolescenziali si sviluppano ora sia contesti di presenza, nella vita offline, che quelli online, lo sottolinea anche lo studio canadese Friends, followers, peers, and posts: adolescents' in-person and online friendship networks and social media use influences on friendship closeness via the importance of technology for social connection, pubblicata su Frontiers in Developmental Psychology nel 2024. "La violenza nelle relazioni onlife tra adolescenti va letta entro questo paesaggio: radicata nelle matrici culturali esistenti, si diffonde amplificando esclusioni e disparità - anche di genere - già esistenti, sfruttando caratteristiche proprie dei social network (replicabilità, tracciabilità, rapidità di circolazione dei contenuti), superando le capacità di risposta individuale e la possibilità di elaborare strategie collettive adeguate, soprattutto in assenza di tutele strutturali".

Una linea di genere, una violenza asimmetrica

Oltre quattro adolescenti su dieci sono stati importunati da qualcuno/a che li ha infastiditi: metà sono ragazze, maggiormente colpite da commenti o avances sessuali indesiderate. "In questo studio la chiave interpretativa della violenza di genere aiuta a leggere e riconoscere il presentarsi di comportamenti di controllo e violenza, e il loro eventuale acuirsi, tra ragazzi e ragazze. Questa stessa lente consente di interpretare anche l’apparente paradosso di condotte violente nelle relazioni che in alcuni casi sono agite non solo dai ragazzi ma anche dalle ragazze, mettendo a fuoco le differenze di tali atti e comportamenti anche in relazione alle loro motivazioni e conseguenze. Queste ultime non ricadono allo stesso modo su tutte e tutti, ma seguono una linea di genere, che rende la violenza strutturalmente asimmetrica: in altre parole, la violenza nelle relazioni in adolescenza ha costi più alti per donne, ragazze e persone non conformi al genere, in termini, per esempio di paura, rinunce, stigma e rischi".

Dal report La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia, pubblicato dall'Istat nel novembre 2025, emerge un dato significativo: sono le ragazze tra i 16 e i 24 anni a emergere come gruppo più colpito dalla violenza maschile. Si legge: "Confrontando i dati del 2025 con quelli del 2014, emerge un aumento significativo delle violenze subite dalle giovanissime (donne di 16-24 anni), che passano dal 28,4% al 37,6%, a fronte della diminuzione o stabilità registrata nelle altre classi di età. L’incremento riguarda in particolare le violenze di natura sessuale, che crescono dal 17,7% al 30,8%".

La ricerca mette in evidenza una serie di questioni cruciali: oltre otto adolescenti su dieci (81%) dichiarano sia accaduto – direttamente o a persone della loro età che frequentano – almeno una volta di fare commenti giudicanti su abiti, comportamenti e relazioni, l’80% dichiara prese in giro e critiche sull’aspetto fisico e commenti sul corpo “anche in tono di battuta”. In questi atteggiamenti, nel contesto della ricerca, la percentuale delle risposte fornite delle ragazze è stata dell'82%, a fronte del 77% dei ragazzi. Una minima ma rilevante differenza di genere che sottolinea il maggiore coinvolgimento delle ragazze in forme di derisione o giudizio e meccanismi precoci di interiorizzazione di stereotipi e doppi standard di genere. "Il corpo delle ragazze, la reputazione, l’apparenza sono sottoposti a una sorveglianza più intensa".

La mappa della vulnerabilità

I luoghi pubblici sono quelli in cui ci si sente più esposte/i: il 64% si sente molto, abbastanza o un po’ in pericolo quando si trova per strada (70% le ragazze, 60% i ragazzi), il 58% sui mezzi pubblici (64% le ragazze, 54% i ragazzi), il 57% in parchi e spazi pubblici (64% le ragazze, 50% i ragazzi), il 55% nei luoghi di divertimento come discoteche e concerti (60% le ragazze, 50% i ragazzi). Anche i negozi e i centri commerciali non sono neutri (36%). Lo spazio pubblico in generale è percepito come non pienamente sicuro: se le ragazze riportano livelli di insicurezza più alti, anche tra i ragazzi le percentuali restano elevate e indicano un disagio diffuso". 

Gli spazi digitali sono percepiti come più sicuri rispetto a quelli pubblici e fisici, anche se il divario è contenuto: il 44% (46% le ragazze, 42% i ragazzi) si sente in pericolo sui social network (Instagram, TikTok, etc), il 41% nei contesti di giochi online con chat (44% le ragazze, 37% i ragazzi), il 35% su WhatsApp, Telegram e chat private (37% le ragazze, 34% i ragazzi). E se questi dati vengono incrociati con quelli relativi ai comportamenti violenti online - condivisione o minaccia di condivisione di immagini intime, doxing, ovvero la diffusione online di informazioni private, linguaggio sessista e omofobo, esclusioni da chat, pressioni per foto intime -, si trova conferma del fatto che gli spazi digitali "non sono un altrove neutro, ma sono parte integrante del paesaggio di rischio".

Stavo solo scherzando. Stava solo scherzando

Anche da studi precedenti emergono dati relativi al mancato riconoscimento di condotte sbagliate, da parte di chi compie ma anche di chi subisce forme di controllo e possesso e ricatti emotivi e di natura psicologica. Parlando di consenso, gli adolescenti faticano a comprendere la differenza tra dinamiche intime e pratiche di abuso. Dall'indagine Istat, Stereotipi sui ruoli di genere: il punto di vista di ragazze e ragazzi, pubblicata nel luglio 2025 e relativa al 2023, emerge che il 36% dei adolescenti considera accettabile che un ragazzo controlli abitualmente il cellulare o i social network della propria ragazza e per l'11,1% è normale che, in una relazione di coppia, "ci scappi uno schiaffo ogni tanto”. 

Vi sono alcune situazioni, poi, che possono diventare terreno di vulnerabilità. Quasi la metà del campione, il 43%, ritiene molto o abbastanza diffuso tra i coetanee/i frequentate/i la pubblicazione di immagini seduttive di sé (45% le ragazze, 41% i ragazzi), o ancora, praticare binge drinking, ovvero il consumo eccessivo di bevande alcoliche in un breve arco di tempo per ubriacarsi e abbattere le inibizioni (40% le ragazze, 41% i ragazzi), fare uso di sostanze stupefacenti o farmaci per lo stesso scopo (23% i ragazzi, 25% le ragazze). Inoltre, più di un/a adolescente su cinque segnala giochi o sfide sessuali di gruppo (23%, senza distinzioni di genere). "Si tratta di percentuali che rimandano a un repertorio comportamentale in cui la sessualità è esposta - si legge nelle ricerca -, spesso vissuta come qualcosa che si deve fare per stare nel gruppo".

Servono più strumenti, educazione e chiarezza su limiti e consenso. Educare all'ascolto dell'altro, all'empatia, al rispetto e, dall'altra parte, all'autostima e alla lettura del contesto, dei segnali e del pericolo significa dare a ragazze e ragazzi efficaci risorse per costruire relazioni sane basate su amore, fiducia e valorizzazione delle differenze. 

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