CULTURA

Immagini e libri tra spiritualità e potere: la Bibbia istoriata padovana

Non solo pitture parietali e affreschi monumentali, Padova trecentesca ci parla anche attraverso i libri; codici miniati con pagine fitte di immagini, narrazioni sacre in cui si intrecciano teologia, politica, pedagogia visiva: splendore che oggi torna finalmente a mostrarsi nella ricomposta Bibbia istoriata padovana, esposta al Museo diocesano di Padova fino al 19 aprile 2026.

Il prezioso volume – il cui nome si deve a Gianfranco Folena, che nel 1962 ne pubblica l’edizione integrale – è un vero e proprio sopravvissuto alla “diaspora cartacea” seguita alla conquista veneziana di Padova del 1405; un trauma culturale che non riguarda solo la dispersione e la perdita materiale dei manoscritti ma la frattura di una memoria visiva, politica e simbolica. Riunire oggi le parti conosciute della Bibbia istoriata significa allora ricucire una ferita, compiendo un’operazione che non è soltanto espositiva.

La Bibbia istoriata nasce nella Padova dei Carraresi, in un contesto di altissimo livello artistico e intellettuale. Non sappiamo con certezza chi l’abbia commissionata – probabilmente un importante esponente della stessa signoria –; è chiaro però che si tratta di un oggetto di uso privato ma non esclusivamente contemplativo: una Bibbia dunque dalla funzione eminentemente didattica, destinata a essere mostrata e spiegata.

Come ricorda la curatrice Alessia Vedova, questi fogli sono veri e propri documenti della società del tempo: nelle splendide miniature si leggono l’abbigliamento, le architetture, i rapporti di governo, il mondo urbano e rurale di un ricco comune italiano del tardo medioevo. Il testo, scritto in volgare con inflessioni venete e padovane, sembra quasi farsi secondario rispetto alle immagini, come esplicitano rinvii del tipo “Como qui si è depento”. Di fatto si anticipa, sorprendentemente, il linguaggio del fumetto: una storia affidata prima di tutto alle scene.

“Una cattedrale tascabile”: la Bibbia come memoria visiva

La storia materiale del manoscritto è avvolta nel mistero. Due porzioni riemergono solo tra Sette e Ottocento: una, contenente Genesi e la storia di Ruth, entra nella collezione della ricca famiglia dei Silvestri, raffinati bibliofili, ed è oggi conservata all’Accademia dei Concordi di Rovigo; l’altra, che riporta Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio e il libro di Giosuè, viene invece acquistata dal Duca di Sussex e in seguito confluisce nella British Library di Londra. Del resto dell’opera, se mai completata, non sappiamo nulla.

L’evento espositivo, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, prodotto da Arcadia Arte e patrocinato da Comune e Università di Padova, ha il carattere dell’eccezionalità. In mostra si contano 131 fogli e 870 miniature, di cui 86 carte e 529 immagini provenienti dalla sezione londinese, purtroppo rifilata in epoca ignota. Le due parti sono esposte affiancate in una teca ad alta sicurezza, precedute da una sala immersiva che ricostruisce il contesto storico e artistico della Padova del Trecento: una città che, negli stessi anni, accoglie Francesco Petrarca e si colloca tra i centri culturali più avanzati del continente.

La Bibbia istoriata padovana è un grande ciclo pittorico portatile: testimone tardo di quella rivoluzione medievale che affida alle immagini una funzione didattica e di memoria

Dopo l’incontro con l’originale, il percorso prosegue nella “Veranda” del Palazzo Vescovile, dove un facsimile consente di sfogliare idealmente la Bibbia, seguendo lo sviluppo narrativo delle storie illustrate. Un invito esplicito a proseguire la visita nel Museo diocesano e nel Battistero, in un dialogo continuo tra libro e parete, miniatura e affresco.

Il manoscritto, pur radicato profondamente a Padova, parla un linguaggio europeo: su questo insiste Federica Toniolo, storica dell’arte medievale presso l’Università di Padova, a cui è affidata la supervisione scientifica della mostra. “Le versioni illustrate della Bibbia nascono in ambienti in cui c’è una forte idea didattica, didascalica – spiega Toniolo –. Servono probabilmente per aiutare a memorizzare attraverso le immagini, come ad esempio i manoscritti miniati delle Haggādāh, che nella tradizione ebraica raccontano la fuga di Israele dall’Egitto”. 

Il volume si pone nella tradizione medievale della Bible historiale francese e delle Picture bible books, inglesi: “La signoria padovana imita, come per tante altre cose, ciò che vede nelle grandi corti europee – continua la studiosa –. L’idea di figurare la parola a scopo non liturgico è tipica della grande stagione del Duecento, secolo di straordinaria modernità in cui nascono tantissime cose e cambia anche il modo di avvicinarsi alla Bibbia. La Bibbia istoriata padovana, in questo senso, è come un grande ciclo pittorico portatile, un testimone tardo di quella rivoluzione culturale”. Una sorta di cattedrale tascabile, per usare la celebre definizione di Jacques Le Goff: un intero mondo da sfogliare.

Scrivere le immagini: il calamaio bizantino

Accanto alla Bibbia istoriata, la mostra invita a riflettere anche sugli strumenti della scrittura. Nella collezione permanente del Museo diocesano un piccolo oggetto diventa così una sorprendente chiave di lettura: un calamaio bizantino del X secolo, alto appena cinque centimetri, oggi al centro di una ricerca interdisciplinare condotta da Valentina Cantone e Niccolò Zorzi dell’Università di Padova.

Realizzato in argento dorato e riutilizzato nei secoli come contenitore per l’olio crismale, il calamaio reca inciso il nome del calligrafo Leone, attivo alla corte di Costantinopoli, elemento decisivo per la sua datazione. Gli studi più recenti ne hanno chiarito soprattutto il complesso programma iconografico, unificato dal tema del sangue: dalla testa di Medusa sul coperchio, il cui sangue mitico sembra idealmente fluire all’interno, fino ai serpenti laterali e alla figura di Giacinto, amato e in seguito ucciso per errore da Apollo.

Un simbolismo che rimanda con forza alla funzione originaria dell’oggetto: probabilmente un contenitore per inchiostro purpureo, la tinta riservata ai documenti della cancelleria imperiale e ai libri sacri. Giunto a Padova nel Quattrocento come dono al vescovo, il calamaio si conserva in condizioni eccezionali ed è uno degli esemplari più rari del suo genere.

In dialogo con la Bibbia istoriata, questo piccolo manufatto smentisce l’idea di un’arte bizantina chiusa in una spiritualità astratta e racconta invece una cultura capace di intrecciare mito classico, potere e scrittura. Insieme, il manoscritto trecentesco e il calamaio millenario restituiscono l’immagine di una Padova profondamente connessa ai grandi circuiti europei delle immagini e dei testi: memoria che, ricomposta, torna a interrogare il presente.


LA BIBBIA ISTORIATA PADOVANA
La città e i suoi affreschi

A cura di Alessia Vedova
con la supervisione scientifica di Federica Toniolo

Padova, Salone dei Vescovi del Museo Diocesano

Fino al 19 aprile 2026

Info e prenotazioni:
www.museodiocesanopadova.it

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