CULTURA

Cosa ci racconta la scoperta della Basilica di Vitruvio sulla storia dell’architettura antica

Per oltre cinque secoli, la Basilica costruita da Marco Vitruvio Pollione è stata la protagonista di un capitolo controverso della storia dell’architettura antica. Risalente al I secolo a.C. e descritta con accuratezza nel V libro del trattato De Architectura dall’autore stesso, ad oggi rappresenta l’unica opera che l’architetto ha dichiarato esplicitamente di aver progettato. Nonostante la ricchezza delle informazioni fornite, i resti dell’edificio non erano mai stati rinvenuti e la sua effettiva localizzazione era rimasta a lungo oggetto di ipotesi e dibattito scientifico.

Ma il 16 gennaio 2026, nel corso di interventi di riqualificazione urbana, alcune strutture riconducibili alla basilica sono emerse nel centro storico di Fano, riaccendendo le speranze di studiosi e appassionati. Una notizia che ha un impatto enorme sulla storia dell’architettura occidentale.

Noi de Il Bo Live siamo stati a Fano per approfondire il valore storico e culturale della scoperta legata alla Basilica descritta da Vitruvio. Abbiamo intervistato Ilaria Rossetti, archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro-Urbino, che ha diretto i lavori di scavo, e Oscar Mei, archeologo e coordinatore scientifico del Centro Studi Vitruviani.

La scoperta

“I primi resti della basilica sono venuti alla luce durante alcuni interventi di riqualificazione di Piazza Andrea Costa, sostenuti dal PNRR e voluti dal Comune di Fano – spiega Rossetti –. Inizialmente abbiamo trovato una colonna di 1,50 metri di diametro, con una struttura particolare: un pilastro addossato alla colonna stessa, proprio come descritto da Vitruvio. Le misure coincidevano esattamente con quelle riportate nel trattato. A quel punto ci siamo chiesti se potesse trattarsi davvero della famosa Basilica. Tuttavia prima di annunciarlo ufficialmente, cosa che in passato era già avvenuta più volte senza conferme, abbiamo deciso di verificare con attenzione”.

L'archeologa puntualizza che, continuando nella ricerca, all’interno della stessa piazza sono state ritrovate altre tre colonne e il muro di fondo della Basilica, a 20 piedi romani di distanza (circa sei metri) dalla prima colonna rinvenuta, esattamente come descritto da Vitruvio: “Alla fine, abbiamo effettuato una prova decisiva scavando un piccolo saggio in Piazza degli Avveduti, nel punto in cui la planimetria vitruviana indicava la presenza di una colonna angolare. Anche ne abbiamo trovata una. A quel punto eravamo ormai abbastanza certi di aver individuato la Basilica” chiarisce Rossetti.

L’archeologa spiega che la scoperta è stata possibile grazie all’utilizzo della metodologia stratigrafica, che consente lo studio delle relazioni tra i vari strati archeologici di un sito di scavo: “Tuttavia, inizialmente, a causa delle tempistiche e dei finanziamenti disponibili, si è deciso di procedere con scavi a trincea e attualmente sono aperte solo alcune porzioni dell’area. Solo in seguito si passerà probabilmente a uno scavo estensivo” specifica Rossetti. 

Poiché gli scavi erano stati avviati grazie a fondi PNRR, si attendeva di sapere se sarebbero state stanziate ulteriori risorse per proseguire le ricerche. La notizia del 17 febbraio ha però sciolto ogni dubbio: nuovi finanziamenti dovrebbero arrivare per continuare le attività di scavo e approfondire le indagini nell’area del ritrovamento. L’investimento complessivo, come si legge in una nota della Sopraintendenza delle belle arti di Ancona, Pesaro e Urbino, ammonterebbe a 300.000 euro, suddivisi equamente tra il Ministero della Cultura e l’Amministrazione comunale.

“Questa è una notizia molto importante – commenta nella nota il sindaco di Fano Luca Serfilippi –. Il nodo principale era la copertura economica necessaria per continuare gli scavi. Grazie a uno sforzo congiunto tra Comune e Ministero della Cultura, possiamo andare avanti. Ci sono rinvenimenti di grande rilievo anche nell’area retrostante la Basilica e abbiamo deciso di proseguire per far emergere ulteriori elementi di straordinario valore”.

Vitruvio: "il padre dell'architettura occidentale"

Ma chi era Marco Vitruvio Pollione e perché la basilica da lui progettata è considerata un edificio fondamentale nella storia dell’architettura?

“Vitruvio fu un architetto e ingegnere militare romano vissuto nel I secolo a.C. ed è l'autore dell'unico trattato di architettura giunto integro fino a noi dall'antichità, motivo che spiega perché viene considerato il padre dell'architettura occidentale. – spiega Oscar Mei, coordinatore scientifico del Centro Studi Vitruviani di Fano –. Le notizie sulla sua vita sono scarse e provengono in gran parte dal trattato stesso. Servì come ingegnere militare sotto Giulio Cesare e poi sotto Augusto. In età avanzata raccolse i suoi appunti per redigere il De Architectura, in dieci libri, dedicandolo ad Augusto con l’intento di offrire una guida teorica all’architettura e all’urbanistica”. 

Fano: la “città laboratorio” di Vitruvio

Il suo legame con la città marchigiana non è casuale: “Augusto dà grande importanza a Fano – chiarisce Mei –. Per lui questa città era fondamentale perché si trovava lungo la Via Flaminia. Proprio in quest’area, egli permise ai suoi veterani di insediarsi, i soldati congedati dopo il servizio militare, e fonda la colonia Iulia Fanestris. Tra questi, con ogni probabilità, c’era anche Vitruvio. Non sappiamo se egli sia stato inviato lì direttamente da Augusto, oppure se, più verosimilmente, l’architetto romano fosse originario di Fano e vi abbia fatto ritorno al termine del suo servizio. Su questo punto mancano prove decisive. Il fatto che Vitruvio fosse fanese potrebbe spiegare la sua presenza in città. Perché costruì la sua Basilica proprio a Fano e non, ad esempio, ad Aosta o a Torino, che erano anch’esse colonie augustee? E proprio qui applica i suoi precetti. È per questo motivo che Fano può essere definita la ‘città laboratorio’ di Vitruvio” conclude Mei.

La Basilica e le sue caratteristiche

L'opera architettonica ideata da Vitruvio viene descritta come innovativa e ambiziosa: un edificio monumentale che diventerà il prototipo di numerose basiliche diffuse in tutto il Mediterraneo. “Secondo il trattato, la struttura misura circa 53 metri di larghezza per 35 di lunghezza, con colonne alte quasi 15 metri e un diametro di un metro e mezzo ciascuna – continua Mei –. Vitruvio stesso, nel De Architectura, dedica cinque paragrafi alla descrizione della Basilica, con una precisione insolita. Parla anche dell’Aedes Augusti, il tempio di Augusto, struttura che ora stiamo cercando negli scavi in corso. Indica, ad esempio, la larghezza dell’accesso (circa 13,5 metri) e specifica che al suo interno si trovava un tribunale semicircolare profondo quattro metri. Ora sarà interessante capire se le caratteristiche della Basilica descritte nel trattato corrispondono alla realtà”. 

Mei spiega che le innovazioni architettoniche applicate da Vitruvio nella costruzione della sua basilica sono diverse, una di queste riguarda la pianta: “La basilica romana ‘classica’, nella sua forma più diffusa, è un edificio a pianta rettangolare diviso in tre navate da due file di colonne, con ingresso sul lato corto e, talvolta, un’abside sul lato opposto, dove si amministrava la giustizia. Vitruvio ruota l’impianto tradizionale collocando l’accesso sul lato lungo. Inoltre supera la consueta tripartizione interna e organizza lo spazio attorno a un grande colonnato centrale, circondato da un portico continuo. Nel complesso integra anche il tribunale e il Tempio di Augusto, destinato al culto imperiale e alla propaganda dinastica”. 

Inoltre Vitruvio esplicita quali sono i principi cardine dell’arte del costruire: “Firmitas, utilitas e venustas sono i tre precetti vitruviani. La firmitas rappresenta la solidità delle strutture, l’utilitas la funzionalità e la venustas rappresenta la bellezza. Secondo Vitruvio, la bellezza nasce dalla commodulatio, termine che traduciamo con ‘commensurabilità’, che è strettamente legata al concetto di simmetria – chiarisce Mei –. Si tratta in sostanza del rapporto matematico che intercorre tra le singole parti di un edificio e il tutto, e tra le parti stesse tra loro. Questo rapporto si basa su un modulo, ovvero una misura di riferimento standard, a partire dalla quale vengono calcolate tutte le altre misure dell'edificio attraverso multipli e sottomultipli. 

A questa visione si lega anche il celebre paragone con il corpo umano, sviluppato da Vitruvio nel terzo libro del De architectura. L'edificio ben costruito, dalle proporzioni perfette, è paragonato all'Homo Bene figuratus, ovvero l'uomo dal corpo ben fatto e armonioso. Questa idea è stata ripresa e rappresentata da molti artisti nel corso dei secoli, ma chi l'ha interpretata in modo più eccelso è Leonardo da Vinci, che leggendo Vitruvio ha dato vita al celebre Uomo Vitruviano” conclude Mei. 

Leonardo Da Vinci non fu il solo a lasciarsi ispirare dal testo di Vitruvio: molti intellettuali, artisti e architetti del Rinascimento, come ad esempio, Leon Battista Alberti, Michelangelo, Raffaello o Andrea Palladio studiarono e applicarono i principi contenuti nel De Architectura. 

Il Centro Studi Vitruviani e la sua missione

Proprio questa straordinaria eredità rende Fano il luogo adatto ad ospitare un Centro Studi Internazionale dedicato all’opera vitruviana e, più in generale, all’architettura classica e alle sue profonde influenze sull’età moderna e contemporanea. Mei racconta cos’è il Centro Studi Vitruviani, di cui è coordinatore scientifico: “Il Centro Studi nasce con una doppia missione: da un lato approfondire la ricerca scientifica sull'opera di Vitruvio, dall'altro renderla accessibile al grande pubblico. Questa seconda sfida è forse la più impegnativa, perché Vitruvio rimane una figura ancora poco conosciuta. Eppure è ovunque: negli edifici che vediamo ogni giorno, nella terminologia architettonica che usiamo, nei principi costruttivi che hanno guidato secoli di architettura occidentale – continua Mei –. L'obiettivo è fare di Fano, la città dove Vitruvio costruì la sua Basilica, il punto di riferimento internazionale per chiunque voglia studiare seriamente la sua opera. Chi vuole approfondire Vitruvio deve venire a Fano: questo è il principio ispiratore”.

POTREBBE INTERESSARTI

© 2025 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012