UNIVERSITÀ E SCUOLA

Didattica del futuro, Rizzuto: "Ateneo inclusivo e appassionato, non siamo un'agenzia"

Cari colleghi,

ho ricevuto con piacere la vostra lettera aperta, che chiede a me e alla nostra comunità di riflettere sui cambiamenti che l’emergenza Covid può determinare nella natura stessa dell’università.

Desidero partire come voi dal valore dell’impegno corale nella fase dell’emergenza: docenti, personale tecnico ed amministrativo, studenti hanno trasmesso a tutti l’immagine di una grande istituzione pubblica che ha voluto e saputo continuare ad operare con l’unico strumento a disposizione, le piattaforme telematiche su cui sono transitate centinaia di migliaia di lezioni, esami e lauree. È stata l’immagine plastica e potente della volontà di ribadire che cultura ed alta formazione sono un fondamento irrinunciabile di una società civile, e della capacità e dedizione di chi a questo compito si dedica con grande passione. Si spiega così il salto tecnologico, l’acquisizione collettiva di quelle competenze digitali avanzate che vi portano oggi a riflettere, giustamente, sul rischio che la padronanza della tecnologia possa determinare un “mutamento paradigmatico” della nostra operatività, ed in ultima analisi dell’identità universitaria stessa. 

Ecco quindi la preoccupazione sulla “fase 3”, il primo semestre dell’anno prossimo, nel quale le attuali condizioni epidemiologiche, che vedono in drastica riduzione, ma non ancora in numero trascurabile, i soggetti positivi al virus, e nel contempo l’impossibilità di prevedere l’evoluzione dei contagi in autunno hanno portato il governo a prevedere sì la possibilità di riapertura delle attività in presenza, ma solo mantenendo misure di prevenzione del contagio rigorose. Tra queste, un impatto molto forte sulla organizzazione dei corsi universitari ha il mantenimento di una distanza di sicurezza tra le persone, che riduce drasticamente la capienza effettiva delle nostre aule, per la quasi totalità caratterizzate da sedute fisse, non collocabili quindi con precisione alla distanza prescritta. Per questo, il Ministro dell’Università, ferma restando l’autonomia degli Atenei, ha suggerito la modalità “blended” (temperando cioè presenza in aula e partecipazione a distanza) per le attività del prossimo semestre.

Da qui è partita l’analisi degli organi di governo, che è iniziata con una riflessione identica alla vostra. Pur consapevoli dell’efficacia degli strumenti telematici sia per condividere materiali didattici che per favorire, soprattutto in un momento di grande disagio economico e sociale, l’accesso ampio all’alta formazione, abbiamo ritenuto unanimi che l’obiettivo primario per il prossimo semestre dovesse essere quello di tornare ad essere universitas, luogo cioè nel quale apprendimento e formazione sono incontro di persone, degli studenti con i professori e degli studenti tra loro e con la città universitaria. Proprio avere insegnato quest’anno con modalità telematica ha ulteriormente rafforzato in me ed in tutti i colleghi il valore insostituibile dell’insegnamento in presenza, e dell’università come luogo fisico del sapere. Come sapete, questa è una presa di posizione chiara e decisa, in un panorama nazionale ed internazionale nel quale diversi atenei, anche di grande tradizione e prestigio, hanno deciso invece che il prossimo semestre opereranno prevalentemente, o interamente, per via telematica. 

Al contrario, Senato e Consiglio di Amministrazione hanno condiviso la determinazione che il prossimo semestre non sia a distanza, ma anzi si svolga in presenza per tutti i corsi di studio, riportando nelle aule il massimo numero di studenti, compatibilmente con le misure di sicurezza che si rendono necessarie per la prevenzione del contagio SARS-CoV-2. Pensiamo ad esempio alle matricole dei corsi di studio, per cui non vogliamo immaginare l’ingresso nel percorso di studi senza la pienezza della docenza e della vita universitaria. Per questo, tutto l’Ateneo (gli organi di governo, i dipartimenti, i corsi di studio) si sta impegnando perché in questo semestre, comunque caratterizzato da condizioni di eccezionalità, la partecipazione in presenza degli studenti alle attività didattiche sia la più ampia ed efficace possibile. Ricordo al proposito alcune degli interventi più importanti messi in campo:

  • L’acquisizione temporanea e l’allestimento di nuove aule per corsi ad elevata numerosità
  • La verifica attenta dell’agibilità in sicurezza delle aule e dei flussi nelle aree comuni, per garantire il massimo accesso
  • L’estensione degli orari di utilizzazione delle aule di ateneo all’intera giornata (8,30-19,30) ed al sabato mattina
  • Un investimento straordinario a favore degli studenti, di cui la parte principale è il sussidio economico per trasporti ed affitti 
  • Una programmazione delle attività didattiche, che identifichi e definisca i contenuti garantiti in presenza per ciascun corso di studio, valutate le caratteristiche di ciascuna tipologia di corso ed anno di frequenza
  • La dotazione infrastrutturale delle aule, in modo che qualora la numerosità non consenta la frequenza a tutte le lezioni, sia comunque possibile partecipare in diretta per via telematica, ricordando anche che per molti studenti (ad oggi la pandemia nella gran parte delle nazioni coinvolte non è risolta, anzi in alcune è in fase di crescita) questa sarà probabilmente una scelta obbligata.

Vi voglio quindi rassicurare che il nostro Ateneo ha un solo modello, quello costruito e difeso in otto secoli di storia di luogo libero, inclusivo ed appassionato di scienza e formazione, ben lungi da quello di agenzia che fornisce prestazioni e contenuti. Su questo potete contare non solo sulla mia personale convinzione e determinazione, ma sulla visione e l’impegno dell’intera comunità accademica. Questa identità ci ha permesso di riorganizzare le nostre attività secondo le restrizioni imposte dalle misure di sicurezza (il lockdown ed ora il distanziamento fisico), in grado quindi di offrire in ogni momento ai nostri studenti il miglior ambiente formativo, culturale e scientifico ma determinati a tornare ad essere il luogo di incontro con e di tutti i nostri studenti. Dobbiamo altresì fare tesoro di un periodo nel quale abbiamo per necessità insegnato in modo diverso da come siamo stati da sempre abituati, come docenti e anche come studenti o studentesse. Una discussione costruttiva dovrebbe portarci a valutarne anche le esperienze positive, utili anche al di fuori dell’emergenza, in una logica di miglioramento continuo che è fondamento del nostro essere comunità accademica.

Grazie ancora per l’importante spunto di discussione pubblica, e per avermi dato l’occasione di condividere ancora una volta con voi e con tutta la nostra comunità il mio pensiero sulla natura e sul ruolo della nostra università. Vi propongo inoltre di organizzare, nella sede e nella modalità che insieme riterremo più opportune, un confronto ampio di carattere scientifico-culturale sulle importanti questioni che avete posto. 

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