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La fame nel mondo all'ombra del coronavirus

Non sono un virologo. Quindi chiedo scusa se parlerò di qualcos’altro rispetto a quello di cui si parla moltissimo. Io vi parlerò di fame nel mondo, una questione che è strettamente connessa agli effetti di questa pandemia. Occorre intanto dire che una corretta alimentazione, in grado di  fornire un adeguato apporto energetico e nutrizionale al nostro organismo è il modo migliore per sostenere funzionalità ed efficienza anche del sistema immunitario. Il sistema immunitario che si trovi a dover reagire ad infezioni, sia di tipo batterico che virali, in un organismo con lo stato nutrizionale deficitario o in condizioni di denutrizione, favorisce la possibilità che tali infezioni, tali pandemie come quella attuale, possano generare conseguenze tragiche ancora più gravi, in certe realtà del mondo. Quindi tenendo conto che l’apporto nutrizionale di alcune componenti, vitaminiche in particolare ma non solo, anche gli acidi grassi della serie Omega 3, molti oligoelementi, minerali come zinco, ferro, selenio, magnesio, rame, sono chiamati in causa per le funzioni immunitarie, laddove siano deficitarie a causa della difficoltà ad approcciare una corretta alimentazione, per mancanza di disponibilità di cibo o per miseria, è evidente che se c’è una componente di fame diffusa gli effetti sono devastanti. E questo vale sia davanti a una situazione di fame cronica, sia davanti a una condizione di acuzie come quella che si è venuta a verificare. Speriamo quindi che tale infezione non colpisca contesti che sono già pesantemente in difficoltà.

A tale riguardo voglio ricordare che nei Paesi poveri e nei Paesi in via di sviluppo, oltre un miliardo di persone non hanno accesso alla sanità, all’educazione di base, all’acqua potabile e al cibo. Questo è sufficiente per capire che situazione si viene a determinare. Un recente rapporto congiunto della Fao e di altre organizzazioni, i cui dati si rifericono alla fine del 2019, ha evidenziato che 135 milioni di persone in 55 Paesi sono state esposte a insicurezza alimentare acuta, cioè quella che si manifesta quando da un momento all’altro succede qualcosa le cui conseguenze perdurano per un certo tempo. Nei 55 Paesi in crisi alimentari esaminati in questo rapporto è emerso anche che 75 milioni di bambini sono risultati affetti da rachitismo e 17 milioni di bambini da deperimento organico, quindi da malnutrizione grave. Si tratta del più alto livello di insicurezza alimentare acuta e di malnutrizione acuta documentato da quando si è iniziato ad effettuare questo tipo di rilevamenti su scala mondiale.

183 milioni di persone sono state classificate in condizione di stress al culmine della fase acuta e a rischio di cadere in stato di crisi che equivale al grado maggiore di insicurezza alimentare (la pandemia da Covid-19, per intenderci, è una di queste situazioni). Oltre la metà di questi 135 milioni di persone, circa 73 milioni, vive in Africa, 43 milioni in Medio Oriente e in Asia, 18,5 milioni in America Latina e nei Caraibi. In queste zone chiaramente hanno avuto un ruolo altre situazioni come conflitti, eventi climatici estremi, turbolenze economiche ma oltre a questo, se impatta una realtà come il Covid-19, pensate in particolare ad Etiopia, Kenya, Somalia dove 12 milioni di persone si sono trovate in condizioni disatrose a causa anche di una prolungata siccità, alle locuste, pensate a tutto quello che è accaduto in questi anni. Se Covid-19 dovesse impattare in queste zone sarebbe un disastro. Quello che intendo dire è che la fame nel mondo dal 2015 ad oggi è aumentata, l’ho detto in un precedente intervento qui su Il Bo Live a proposito della Giornata mondiale dell’alimentazione. La situazione è ulteriormente peggiorata e i dati del 2018 dicono che le persone che soffrono la fame sono ormai 822 milioni. Una pandemia come quella di Covid, senza precedenti almeno negli ultimi anni, sta oscurando le prospettive economiche globali. Lo stato di insicurezza alimentare della nutrizione nel mondo è ulteriormente peggiorato.

E allora è evidente che gli interventi da questo punto di vista non sono dilazionabili: ci sono zone del mondo per le quali il pericolo Covid si aggiunge ad una condizione di estrema gravità e cioè una condizione di insicurezza alimentare acuta  aumentata  (che poi  diventa fame cronica) e che si aggiungerebbe a una  “fame nel mondo “ di cui in questo momento non si parla.

Servizio e montaggio di Barbara Paknazar

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