SCIENZA E RICERCA

Finanziamenti alla ricerca: l'università italiana è un “fossile denutrito”

Roberto Defez dirige dal 1996 il laboratorio di Biotecnologie microbiche presso l’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del Cnr (Consiglio nazionale delle reicerche) di Napoli. Da tempo è coinvolto nel dibattito pubblico sugli organismi geneticamente modificati. Il suo libro Il Caso OGM nel 2015 ha fatto parte della cinquina finalista del Premio Galileo, il premio letterario per la divulgazione scientifica che si tiene ogni anno a Padova.

E per la XIII edizione del Premio Galileo, quest'anno, Roberto Defez si ripete, entrando nella selezione finale con Scoperta – come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l'Italia (Codice Edizioni, Torino, 2018).

Intervista a Roberto Defez, autore di "Scoperta - come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l'Italia". Riprese di Elisa Speronello

Per Roberto Defez la ricerca scientifica è oggi ciò che il Colosseo era per i romani: è la più grande opera della nostra epoca. E gli scienziati ne sono i mattoni: oggi al mondo ce ne sono circa 10 milioni. Timothy Ferris, autore di The Science of Liberty, riporta che il 90% di tutti gli scienziati che sono mai esistiti sono vivi oggi e suggerisce che l'esplosione e la sopravvivenza della libertà della ricerca scientifica siano legate all'affermazione degli ordinamenti democratici.

Nel 2000 a Lisbona il Consiglio Europeo si propose di fare dell'Europa la più avanzata economia basata sulla conoscenza. Per realizzare il suo obiettivo avrebbe dovuto investire il 3% del Pil in ricerca. Invece oggi la media europea si colloca ben al di sotto di quella cifra (siamo intorno al 2%), mentre l'Italia si assesta addirittura intorno all'1,2%.

In Italia abbiamo un numero di ricercatori 2,5 volte inferiore a quelli di Francia, Regno Unito e Germania, e 5volte inferiore, normalizzando per numero di abitanti, a quelli del Giappone.

La ricerca pubblica in Italia è finanziata dai Prin (Progetti di ricerca di interesse nazionale) e dal Firb (Fondo di incentivazione alla ricerca di base). La comparazione con la quantità e la qualità dei finanziamenti erogati dall'Agenzia nazionale per la ricerca in Francia è impietosa. In media, il budget annuale allocato dall'ente francese è di 500 milioni di euro; vengono presentati circa 6000 progetti, presi in esame da 10.000 valutatori con il supporto di 100 impiegati; 500 membri di un comitato decidono a chi erogare i finanziamenti, con una percentuale di successo che si aggira intorno al 20%, ovvero 1 progetto su 5 viene finanziato. In Italia in media il Prin ogni anno alloca 30 milioni di euro; 4400 sono i progetti presentati e la percentuale di successo è del 6,7%; vengono interpellati 3500 valutatori, assistiti da 3 persone dello staff ministeriale e un comitato di 50 persone decide a chi assegnare i finanziamenti. Nel caso del Firb siamo intorno ai 20 milioni di euro l'anno.

Ma altre volte capita addirittura che i pochi finanziamenti che vinciamo non vengano neppure spesi come dovrebbero. È il caso dei Pon, i Piani Operativi Nazionali, finanziamenti che l'Europa eroga anche alle regioni più svantaggiate economicamente, in Italia Campania, Puglia, Calabria, Sicilia. Per l'Italia i finanziamenti 2014-2020 sono stati bloccati dalle mancate rendicontazioni delle tornate precedenti: 2000-2006 e 2007-2013. Si parla di quasi 3 miliardi di euro non spesi e non rendicontati che hanno bloccato la possibilità di erogazione di ulteriori finanziamenti.

Il libro è molto critico nei confronti delle deludenti politiche per la ricerca, ma al contempo è fortemente auto-critico nei confronti della stessa comunità scientifica che, in Italia, non avrebbe fatto abbastanza per arginare alcune derive anti-scientifiche per cui tutto il mondo ci deride: Defez fa riferimento a casi come Di Bella, Stamina, No-vax e Xylella. Vannoni, laureato in scienze della comunicazione, era riuscito a far approvare da un ministro della sanità di un governo tecnico una cura il cui protocollo di somministrazione è stato approvato alla quasi unanimità dal Senato della Repubblica nel 2013: il colmo per un Paese che sa esprimere, nonostante tutte le difficoltà, la ricerca di più alto livello in ambito di cellule staminali e medicina rigenerativa al mondo. Solo poche voci isolate hanno preso posizione contro questa truffa (tra queste Elena Cattaneo), mentre si sarebbe dovuta sentire una voce unanime e più autorevole provenire dal mondo della ricerca.

Parlare di ricerca scientifica in Italia è complicato secondo Defez, a tutti i livelli vi è uno scollamento tra percepito e fatti, tra interpretazione e dati, e la vicenda raccontata in una TedConference, da cui nasce ancheScoperta”, ne è l'ennesima conferma.

Nel Natale 2009 Roberto Defez riceve una lettera di denuncia penale per diffamazione a mezzo stampa con una richiesta di risarcimento da 400.000 euro. Poche settimane prima aveva letto sul settimanale Famiglia Cristiana un articolo che parlava di mais geneticamente modificato, che recitava così: “Il mais che fa paura – le inquietanti conclusioni di una ricerca dell'Inran (istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, ndr) sui cereali ogm: possono alterare il sistema immunitario”. L'articolo riportava un'intervista al direttore dell'Inran, Giovanni Monastra, collega che Defez conosceva bene per le discussioni avute con lui su Nature Biotechnology. Sul suo blog Roberto Defez aveva pubblicato un intervento in cui sosteneva non solo che non esisteva un documento scientifico che supportasse la tesi dell'articolo, ma anche che Giovanni Monastra non aveva mai rilasciato un'intervista al giornalista autore di quell'articolo.

Solo 4 anni dopo, nel 2013, un giudice sentenziò che Defez aveva ragione e che Famiglia Cristiana aveva pubblicato delle falsità. Ciononostante, il settimanale da 500.000 copie non ha mai pubblicato una smentita.

L'ultimo libro di Defez allora nasce dall'esigenza di mostrare che questi fenomeni di sfiducia nei confronti della ricerca e dell'innovazione sono molto frequenti nel nostro Paese, sia a livello di opinione pubblica sia a livello di gestione politica, e saranno una delle principali cause alla limitazione del nostro sviluppo.

Intervista (versione completa) a Roberto Defez, autore di "Scoperta - come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l'Italia". Riprese di Elisa Speronello

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