CULTURA

Io, Federico Fellini: storia di una vita straordinaria

L'intenso primo piano scelto per la copertina del libro già dice molto: con un occhio ci osserva, con l'altro mantiene un velo di mistero, coprendolo con la sua stessa mano. Sembra quasi un avvertimento: in questo libro troverete la mia storia, quella vera, ma qualcosa, forse, non vi verrà svelato. Con Fellini, del resto, non si poteva mai sapere...  L'autrice-confidente di Io, Federico Fellini oltre 300 pagine recentemente riportate in libreria da Bur Rizzoli, la prima edizione italiana risale al 1995, in occasione del centenario della nascita del regista - è la giornalista Charlotte Chandler, nota per aver scritto le biografie di personaggi del cinema come Groucho Marx, Billy Wilder, Alfred Hitchcock, Marlene Dietrich, Ingrid Bergman e Bette Davis.

"Fellini era tanto l'intervistatore quanto l'intervistato. Io ero il pubblico - scrive Chandler - Questo memoriale delle sue fantasticherie è il risultato di tante conversazioni più che un'intervista. Io non gli facevo domande perché queste in un certo senso già modellano la risposta e fissano gli argomenti. Federico era espansivo e spontaneo e rivelava contemporaneamente la sua personalità privata e quella pubblica". Chandler incontra Fellini, per la prima volta, nel 1980, e da quel momento si mette in ascolto, seguendo il regista, sul set e nei suoi viaggi, per quattordici anni, fino a poche settimane prima della morte, avvenuta il 31 ottobre 1993.

L'idea della decadenza fisica mi tormenta. Non fare più all'amore otto volte per notte. Be', diciamo sette "Io, Federico Fellini"

Questo libro, nato come biografia, è dunque, in realtà, un'autobiografia perché è Fellini stesso a raccontare la sua vita attraverso un lungo monologo (perché Chandler, appunto, non interviene), fissato sulla carta mantenendo i "salti" spontanei della conversazione libera che ripercorre tutte le età dell'uomo e del regista: dall'infanzia vissuta con la famiglia a Rimini, all'incontro con Giulietta Masina, dalle prime esperienze importanti come aiuto regista di Roberto Rossellini agli Oscar. E in mezzo, dappertutto, tra le pagine, troviamo i suoi sogni ("tanto reali che a distanza di anni mi chiedo: Ma mi è veramente successo o me lo sono sognato?"), i disegni ("appunti e disegni sono il primo passo verso l'ispirazione"), le donne, il sesso, gli incontri, le amicizie e l'amore per Roma: "Quando vidi Roma, fin dal primo istante mi sentii riempire di meraviglia e, nello stesso momento, capii di essere arrivato a casa. Sapevo che era lì che ero destinato a vivere, che dovevo vivere, e che appartenevo a quel posto".

L'introduzione è di Billy Wilder, che amava il cinema di Fellini (in particolare Le notti di Cabiria) e così scriveva: "Un film di Fellini lo si riconosce subito perché ha uno stile personale. Ci sono cose che non si possono imparare. Sono una dote innata [...] Quando qualcuno come Fellini muore, non puoi cavartela con frasi di circostanza, perché non ne esistono. Quel che lui faceva aveva qualcosa di personale, di tutto suo. Lo si può studiare, analizzare, copiare e forse qualcuno può anche riuscire a far sì che la gente dica: Questo regista ricorda Fellini, ma potrà essere solo simile a Fellini. Quando non puoi copiare qualcosa, questa è la vera arte". 

A tutti piace essere benvoluti. Amiamo di più chi ci vede come vorremmo essere visti. Il modo in cui vorrei essere visto e ricordato è quando dirigo. Perché sprigiono un'energia speciale che sorprende persino me "Io, Federico Fellini"

Io, Federico Fellini è diviso in tre parti: la prima è dedicata a Federico, al ragazzo di Rimini che amava il circo, il cinema Fulgor ("A volte sento che la mia vita è cominciata in quel piccolo cinematografo") e i fumetti americani, è dedicata all'incontro con Giulietta Masina, sposata nel 1943, compagna di vita e di cinema, al trasferimento a Roma, con i primi lavori come autore, sceneggiatore e aiuto regista e all'incontro che segna la svolta: quello con Roberto Rossellini.

La seconda parte si concentra su Federico Fellini, l'uomo diventato regista cinematografico, acclamato dal pubblico di tutto il mondo ("La mia vita lavorativa è stata una lunga vacanza"), in un viaggio alla scoperta della sua arte, film dopo film (che non rivedeva mai), partendo da Lo sceicco bianco, passando per I vitelloni, La strada, Le notti di Cabiria, fino a La dolce vita, Otto e mezzo, Giulietta degli spiriti, I clowns ("un personaggio col quale mi sono identificato è il clown che fugge dall'ospizio. Muore ridendo. Vorrei farlo anch'io, è un bel modo di andarsene"). 

La terza e ultima parte racconta Fellini, ovvero la leggenda definita da quel termine che ormai suona così familiare a tutti noi: felliniano. "La gente parla dei grandi film di Fellini che ha visto nel passato, ma non va più a vedere quelli che faccio nel presente. Tutti parlano dei film di Fellini, anche quelli che non ne hanno visto uno. Comincio a identificarmi con le statue le cui dita ero solito sfiorare quando passavo loro accanto. Un regista famoso può permettersi un lavoro di scarso successo. Una leggenda viene analizzata da tutti".

Il libro di Chandler supera ampiamente le trecento pagine (arricchite da un inserto fotografico in bianco e nero con immagini che raccontano la vita dentro e fuori dal set) e anche le tre ore de La dolce vita richiedono un certo impegno: in ogni caso, tra lettura e visione, ne sarà valsa la pena. "La dolce vita fu il primo film italiano ad avere una durata di tre ore e mezzo - ricorda Fellini -. Mi fu detto che nessuno sarebbe andato a vedere un film così lungo"...

Ho una vita, ed è quella che ti ho raccontato. Questo è il mio testamento finale, perché non ho altre parole da aggiungere "Io, Federico Fellini"

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