SOCIETÀ

L'Austria torna alle urne: elezioni anticipate dopo l'Ibiza-gate

Domenica si svolgeranno le elezioni politiche in Austria. Si rinnoveranno i 183 membri del Consiglio Nazionale, la Camera “bassa” del Parlamento viennese - l’unica eletta direttamente dai cittadini attraverso un sistema proporzionale. La camera “alta”, infatti, denominata Consiglio Federale è espressione dei Landtag, cioè delle 9 regioni in cui è diviso il Paese. E i suoi 61 membri sono nominati dai parlamenti regionali. 

Si tratta di elezioni anticipate, che cadono a meno di due anni dalle precedenti che, il 15 ottobre 2017, videro la vittoria del centro-destra dell’ÖVP che conquistò 62 seggi (15 in più della volta precedente). Il giovane leader Sebastian Kurz, arrivato alla guida del partito da appena 5 mesi,  conquistò una sorprendente maggioranza relativa e, ricevuto l’incarico di formare il nuovo governo, si avviò a consultazioni. Il centro-sinistra dello SPÖ, alla guida del governo dal 2007 e primo partito fino ad allora, confermò i suoi 52 seggi ma si vide quasi raggiunto dallo straordinario successo dei populisti di destra dello FPÖ che, con un balzo in avanti di 11 seggi rispetto a 4 anni prima, assommò 51 deputati. Il Paese veniva da 9 anni di grande coalizione SPÖ-ÖVP, tutti a premiership social-democratica: due governi Faymann più il governo uscente guidato da Christian Kern. Kurz, che pure era Ministro degli Esteri di Kern, già in campagna elettorale aveva portato i Popolari molto più a destra rispetto alla leadership precedente, concentrando la sua proposta politica sulla critica all’Unione Europea e adottando una forte retorica anti-immigrazione. Inevitabilmente, quindi, furono subito maggiori le affinità con la destra di Heinz-Christian Strache e, dopo un paio di mesi di negoziato, il governo Kurz a coalizione ÖVP-FPÖ vide la luce, il più a destra della storia recente austriaca. 

La nascita di questo governo venne salutata come un’ennesima vittoria del sovranismo/populismo europeo e mise un po’ in allarme l’opinione pubblica europea. Tuttavia, dopo le schermaglie e le esagerazioni da campagna elettorale, il governo sembrò avviarsi secondo i placidi canoni della politica viennese, con Kurz impegnato a costruirsi un’immagine rassicurante e determinato a limitare gli eccessi dell’alleato populista. 

Ma, dopo poco più di un anno, l’intero panorama politico austriaco è stato terremotato dal cosiddetto Ibiza-gate, il più eclatante scandalo politico dell’intero dopoguerra austriaco e che ha visto protagonisti il leader della FPÖ e allora vice-cancelliere Strache e il suo vice nel partito, Johann Gudenus. Lo scandalo è stato svelato il 17 Maggio scorso dai quotidiani tedeschi Süddeutsche Zeitung e Der Spiegel, che hanno pubblicato un video - registrato con una telecamera nascosta - di un incontro avvenuto a Ibiza nel luglio 2017, che mostra Strache e Gudenus (allora all'opposizione) accettare le proposte di una donna che dichiarava di essere la nipote di un potente oligarca russo. Nel filmato si vede la donna offrire all'FPÖ dei finanziamenti segreti e l'appoggio da parte dei media per la campagna elettorale, in cambio di appalti pubblici esclusivi all’oligarca e alla promessa di favorire gli interessi russi in Austria. Oltre all’entità dei temi trattati, il pubblico austriaco è rimasto impressionato dal fatto che nel video i due politici appaiono anche visibilmente alterati e circondati da alcolici di vario tipo in una modesta stanza d’albergo. 

Kurz si è subito distanziato dall’accaduto ma lo scandalo ha provocato l’immediato crollo della coalizione di governo e l'annuncio di elezioni anticipate. Successivamente al voto di sfiducia del 27 maggio, Kurz è stato sollevato dall'incarico di cancelliere e, il giorno seguente, il presidente della Repubblica Alexander Van der Bellen ha nominato un governo tecnico, guidato dalla giurista Brigitte Bierlein (prima donna premier nella storia austriaca) allo scopo di condurre il Paese alle elezioni del 29 settembre. 

Al voto di domenica, stando ai sondaggi, il favorito è di nuovo Kurz che, a soli 33 anni, sogna di far giurare il suo secondo governo. I sondaggi danno l’ ÖVP attorno al 35% (a circa 70 seggi potenziali), in ulteriore crescita rispetto al 2017, ma a una quota ancora non sufficiente per governare da soli. Dopo l’Ibiza-gate, la FPÖ è data in calo ma senza quel “crollo” che alcuni prevedevano dopo la deflagrazione dello scandalo che ha portato alla caduta del governo. Cacciati Strache e Gudenus, il partito candida l’ex ministro alle Infrastrutture Norbert Hofer alla cancelleria ed è ancora accreditato di un 20% dei consensi. La figura di Hofer ha in qualche modo diviso le analisi dei media austriaci: per alcuni è un rappresentante dell’ala moderata e presentabile del partito, per altri è semplicemente un “neo-fascista”. Il Partito Social-Democratico, archiviata l’era Kern, ha ora come leader la combattiva Pamela Rendi-Wagner che però non sembra in grado di fermare l’emorragia di consensi, e ora l’ SPÖ è stimato attorno ai 42-45 seggi. Chi sembra invece avere il vento in poppa sono i Verdi che, dopo la clamorosa debacle del 2017, quando addirittura non riuscirono a superare la soglia di sbarramento, sono ora stimati al 12%, che significherebbe circa 24 seggi. In Austria, le mobilitazioni contro il cambiamento climatico stanno ricevendo notevole partecipazione popolare, non solo tra le fasce più giovani della popolazione. Questo dovrebbe favorire proprio i Verdi che si aspettano di tornare perlomeno alla quota di consensi del 2013: appunto 24 deputati. 

© 2018 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012