SCIENZA E RICERCA

L'editoriale. Basta scienza. Le ragioni di un cartello

A Firenze, nel mese di giugno, si è tenuta una manifestazione davanti alla basilica di santa Croce che ospita la tomba di Galilei: alcune migliaia di persone si sono riunite inneggiando ai pericoli dei vaccini, contro la tecnologia 5G, sostenendo complotti inesistenti sulla pandemia. All’interno di quella manifestazione mi ha colpito un cartello che diceva: “Basta scienza”. Inizialmente ci sono rimasto male, poi ho riflettuto e ho deciso che “dobbiamo arrenderci”. Quel cartello è giusto: hanno ragione loro. È da mesi che sentiamo parlare gli esperti: basta, hanno rotto le scatole. È da quattro mesi che parliamo di competenze: non eravamo abituati, basta! È da 4 mesi che su media ogni tanto parla qualcuno che conosce la materia: è intollerabile, non se ne può più! 

Quel cartello è apprezzabile per altre ragioni: è coraggioso. Dire basta scienza è coraggioso per noi che siamo nati in un ospedale, per noi sopravvissuti a malattie orrende grazie a antibiotici o ai vaccini, per noi che per un’operazione chirurgica abbiamo a disposizione l’anestesia, per noi che per manifestare in piazza abbiamo bisogno di organizzarci usando tecnologia nata dalla scienza… 

Basta scienza. Il cartello sottointende un principio importante: la natura deve tornare a fare il suo corso. Le pandemie ci sono sempre state ed è giusto che continuino a mietere vittime. Quindi il sacrificio di medici e infermieri in questi mesi è stato inutile. Quindi, visto che ora il virus colpisce Paesi di cui ci interessa poco oppure i vecchi, basta scienza: lasciamo che la natura faccia il suo corso e torniamo indietro a un po’ di anni fa quando il morbillo uccideva un sacco di giovani. 

Ma c’è un’eccezione: se il malanno ce l’ho io, allora vado al pronto soccorso. Basta scienza per gli altri, ma non per me.

Il cartello è trasparente e sincero: in fondo dice quello che tanti altri pensano ma non hanno il coraggio di dire. In fondo le nostre classi dirigenti è da 40 anni che fanno questo: di avere in Italia un Paese con sempre meno scienza. 

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