SOCIETÀ

L'editoriale. Come finisce La peste di Camus

Per questa strana Pasquetta in isolamento desidero parlarvi di un libro, scritto nell’immediato secondo dopo guerra, è tornato in classifica, probabilmente grazie alla pandemia attuale. 

Si tratta de La peste di Camus. Mi piace ricordare come finisce questo volume, in cui si racconta di un attacco di peste in Algeria in un anno imprecisato. Camus è bravissimo a raccontare la storia, le varie fasi della malattia, le dinamiche psicologiche della malattia. Lo scrittore descrive anche come la natura sia sorda alle richieste umane e alle nostre domande, ma non scade nel nichilismo. Tutt’altro, nel libro c’è la rivolta, rappresentata in questo caso dai medici, da chi non si limita a rassegnarsi alla peste e fa il suo mestiere. Rileggendo questi passaggi non possono non venirmi in mente i medici che in questo momento stanno facendo il loro mestiere, senza considerarsi eroi. 

Poi la peste finisce e si festeggia. Camus scrive come l’uomo poi dimentichi velocemente quanto è successo e che quell’allegria sarà sempre minacciata da un ritorno di un’epidemia. Una visione pessimistica, sicuramente, ma razionale.

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