SCIENZA E RICERCA

Una mappa mondiale delle api

Sono più di 20.000 le specie di api presenti nel mondo, distribuite in maniera particolare. Le api, infatti, sono più diffuse nell’emisfero settentrionale che in quello meridionale. La gran parte delle specie vive in aree temperate o aride, dalla vegetazione bassa e con pochi alberi. Sono invece di meno quelle che popolano gli ecosistemi tropicali. Sono queste le principali conclusioni di uno studio condotto da un gruppo di scienziati della National University of Singapore e dell'Accademia Cinese delle Scienze, pubblicato su Current Biology. La ricerca ha permesso di creare la prima mappa mondiale della distribuzione di api, grazie a una analisi dei database sulle specie conosciute e di quasi sei milioni di osservazioni di singole specie documentate in tutto il mondo.

Sono rimasta sorpresa di quanto fosse scadente la maggior parte dei dati globali sulla diversità delle api Alice Hughes, biologa della conservazione presso il Giardino Botanico Tropicale di Xishuangbanna

Le api e altri impollinatori, come farfalle, pipistrelli e colibrì, sono sempre più minacciati dalle attività umane. L'impollinazione è, allo stesso tempo, un processo fondamentale per la sopravvivenza dei nostri ecosistemi, per la conservazione della biodiversità e, infine, per la nostra sicurezza alimentare. Arrestare il crollo delle popolazioni di api non è cosa facile. Sappiamo che le cause del fenomeno sono molteplici, interconnesse e spesso legate al modo con cui l’essere umano si relaziona con l’ambiente. Le pratiche agricole intensive, il cambiamento di destinazione d'uso dei terreni, le monocolture, i pesticidi, le temperature più elevate, conducono inesorabilmente allo spopolamento degli alveari. Un tale fenomeno globale va affrontato a partire da conoscenze di base solide, capaci di offrire una visione d’insieme. In questo senso, le mappe sulla distribuzione di oltre 20.000 specie di api create dai ricercatori, rappresentano una novità.

Dati finora scadenti

“Sono rimasta sorpresa di quanto fosse scadente la maggior parte dei dati globali sulla diversità delle api", ha dichiarato nel comunicato stampa Alice Hughes, biologa della conservazione presso il Giardino Botanico Tropicale di Xishuangbanna, e co-autrice dello studio. "Molti dei dati erano troppo frammentari o troppo concentrati su un piccolo numero di paesi.” Per creare le loro mappe, gli autori hanno confrontato i dati sulla presenza e le osservazioni di singole di api con una lista di oltre 20.000 specie.

La lista è accessibile online sul portale DiscoverLife.org ed è stata compilata da uno dei coordinatori della rierca, John Ascher, professore del dipartimento di Scienze Biologiche della National University of Singapore. I registri delle osservazioni sono stati ricavati da portali e archivi come IDB (iDigBio), GBIF (Global Biodiversity Information Facility), BISON (Biodiversity Information Serving our Nation), SCAN (Symbiota Collections of Arthropods Network) e ALA (Atlas of Living Australia).

Una distribuzione particolare

In questo modo è stato possibile, infine, ottenere un primo quadro - omogeneo e comprensivo dei dati globali disponibili - sulla distribuzione geografica delle api. È emerso come le api sfuggano alla regola del gradiente latitudinale della diversità delle specie, la diversa distribuzione degli organismi sul pianeta, in base alla latitudine. Le api sono più presenti a nord dell’equatore. Gli Stati Uniti spiccano per quantità di specie diverse. Medio Oriente, Nord Africa e l’Asia centrale ospitano un consistente numero di specie ancora poco note. Una maggiore biodiversità si riscontra, in generale, nei climi temperati o aridi.

Fino a ora, la distribuzione delle api nel mondo era stata soltanto ipotizzata. Lo studio dell’equipe divisa tra Cina e Singapore cementifica queste ipotesi. La vera sfida, per i ricercatori, è stata affrontare una grande quantità di dati incompleti, frammentati o a cui era difficile avere accesso. Questa articolata analisi ha evidenziato anche come ci siano sostanziali differenze tra regioni del mondo nella quantità e nella qualità di informazioni sulla presenza di specie di api. In Nord America e in Nord Europa, i dati abbondano. In Asia e in Africa, invece, scarseggiano. La conoscenza della fauna australiana è in gran parte limitata alle zone costiere.

Gli autori della prima mappa della distribuzione mondiale delle api si augurano che il proprio lavoro sia un passo verso una organizzazione delle conoscenze su una specie-chiave per l’equilibrio degli ecosistemi. L’appello è rivolto anche alle autorità e ai curatori delle collezioni museali, soprattutto di quelle aree del pianeta meno “coperte”. Informazioni chiare e precise sulla distribuzione delle api ci permettono migliorare le nostre conoscenze su queste specie, di suggerire nuove e più efficaci strategie di conservazione. Basti pensare che "molte colture, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, si basano su specie di api autoctone, non su api da miele” (come nel caso dell’ape europea, Apis mellifera), ha ricordato Alice Hughes, “su di loro non ci sono dati sufficienti, e fornire una base di riferimento ragionevole e analizzarla in modo sensato è essenziale se, in futuro, vogliamo mantenere sia la biodiversità che i servizi che queste specie ci garantiscono”.

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