SOCIETÀ

Saldo dei migranti: i numeri della zona del Mediterraneo

Le migrazioni nel mar Mediterraneo sono ormai uno degli argomenti più polarizzanti degli ultimi anni. Ad ogni evento si accendono gli schieramenti dei pro e dei contro, di chi vorrebbe rispedirli tutti in Libia, chi li vorrebbe a Malta e chi, invece, vorrebbe un’accoglienza più diffusa.

I dati però, come sempre, aiutano ad avere uno sguardo più oggettivo sulla situazione. Nel 2019 ad oggi, le migrazioni da una parte all’altra del mar Mediterraneo, o almeno quelle di cui abbiamo notizia certa, hanno coinvolto 40.974 persone.

Grecia

Lo stato che ha accolto più migranti è la Grecia con 21.112 persone, delle quali 15.216 sono arrivate via mare e 5.896 via terra (dati Unhcr aggiornati al 14 luglio 2019). La quasi totalità dei migranti in arrivo in Grecia passa dalla Turchia, vero e proprio snodo per le migrazioni che arrivano da est.

Questo fatto è confermato anche analizzando i paesi d’origine degli immigrati in Grecia. La maggioranza proviene dall’Afghanistan (4.524 persone), poco più di 2mila persone provengono dalla Siria, 1.198 dalla Palestina e 1.351 dall’Iraq.



Anche per quanto riguarda la Grecia quindi, il 2019, per ora si conferma un anno in cui i numeri delle migrazioni sono più bassi rispetto agli anni precedenti. In particolar modo rispetto il periodo che va da febbraio 2015 al marzo 2016, che è stato quello in cui più persone hanno varcato il confine greco e, di conseguenza, anche quello in cui ci sono stati più morti.

La Grecia ha una popolazione di 10 milioni e 770 mila persone (dati eurostat 2017), in che significa che i migranti arrivati nel suo suolo nel 2019 hanno rappresentato lo 0,19% della popolazione esistente nel paese. Questa percentuale può sembrare un mero gioco statistico, ma vedremo in seguito come invece possa essere molto esplicativa.


 

Spagna

La Spagna è il secondo paese europeo dell’area del Mediterraneo per numero di migranti accolti nel 2019. Al 22 luglio infatti sono state 14.667 le persone che hanno raggiunto la Spagna: 11.703 via mare e 2.964 via terra.

La rotta spagnola si conferma anche nel 2019 una di quelle più affollate. Quando parliamo di Spagna però dobbiamo ben tenere a mente la conformazione geografica. Molti migranti infatti entrano in territorio spagnolo attraverso le isole Canarie o tramite due enclavi spagnole in territorio marocchino: Melilla e Ceuta. In particolare a Melilla è arrivata la quasi totalità dei migranti giunti via terra (2.498 persone). 

Sembra continuare quindi il trend di crescita delle migrazioni africane verso la Spagna. Negli ultimi anni l’afflusso è stato sempre maggiore, arrivando a toccare le 65.383 persone del 2018. Più persone che cercano di varcare il confine, significano anche più decessi. Sempre il 2018 infatti è stato, nella rotta spagnola, l’anno con più migranti morti (811) dal 2014. Nel 2019 invece, le persone morte cercando di entrare in Spagna sono state, al 22 luglio, 204 (dati IOM).


La Spagna, con i suoi 46 milioni e 720 mila abitanti censiti dall’Instituto Nacional de Estadística, è il quinto paese più popoloso d’Europa. In percentuale quindi, i migranti giunti nella penisola iberica nel 2019 rappresentano lo 0,03% della popolazione.

Parlando di Paesi d’origine invece, vediamo che la rotta spagnola include principalmente marocchini (26,7%), persone provenienti dalla Guinea (14,3%), dal Mali (13,7%) e dalla Costa d’Avorio (9,2%).


Malta

C’è poi il caso emblematico di Malta. Negli ultimi mesi abbiamo sentito da più voci uscire il grido “perché non sbarcano a Malta?”, ma sappiamo realmente quanti migranti accoglie Malta? 

L’isola nel 2019, al 22 luglio, ha accolto 1.048 persone. Sicuramente meno di Italia, Spagna e Grecia ma la popolazione maltese è di 460.297 per un’estensione territoriale di 316 km quadrati (l’Italia, ad esempio, ha un’estensione di 302 072 km quadrati). In percentuale quindi, i migranti accolti da Malta sono stati lo 0,22%, cioè la più alta dei paesi europei dell’area del Mediterraneo.

 

Italia

L’Italia è la situazione che conosciamo meglio, o almeno pensiamo di conoscere meglio. Tra porti chiusi, attacchi alle Ong e propaganda politica, la realtà mediatica rischia di far perdere di vista i numeri reali degli sbarchi. 

In Italia nel 2019, al 22 luglio, sono arrivati attraverso il mar Mediterraneo 3.353 migranti (dati Unhcr) che, per un paese di 60 milioni e 359 mila persone (dati Istat 2018), rappresentano lo 0,005% della popolazione.

La maggior parte degli sbarchi è avvenuto nelle coste siciliane (1.922 persone), con Calabria, Puglia e Sardegna come altri punti di arrivo principali, rispettivamente con 550, 319, 311 persone.

Ma qual è la nazionalità di chi sbarca sulle nostre coste? Secondo i dati rilasciati dal Ministero dell’Interno, la maggior parte sono tunisini (706), seguiti dai pakistani (509) e dai provenienti dalla Costa d’Avorio (337).

Il trend italiano quindi è in netto calo. Gli sbarchi sulle nostre coste infatti sono passati dai 170 mila del 2014 ai 23 mila del 2018, con il picco massimo di 181.436 persone arrivate nel 2016.
Sempre secondo il cruscotto statistico giornaliero, al 15 luglio 2019 gli immigrati in accoglienza sul territorio italiano erano in totale 107.156. La regione con più persone nei centri di accoglienza è la Lombardia (14.900), seguita dall’Emilia-Romagna (10.007) e dal Lazio (9.678).
14.900 persone, per una regione che, secondo i dati ISTAT 2017, ha una popolazione superiore ai 10 milioni di abitanti, significa circa lo 0,15%.

I numeri da soli però non bastano ad analizzare i motivi di questo calo negli sbarchi e, visti così, rischiano di essere fuorvianti. Sappiamo infatti che la situazione libica è estremamente complessa e meriterebbe un approfondimento a parte (segnalo in merito un reportage realizzato in Libia da Francesca Mannocchi) ma è da lì che, principalmente, sono partiti i barconi diretti in Italia.


Come abbiamo capito quindi, negli ultimi due anni sono giunti meno migranti in Italia attraverso il Mediterraneo. Meno migranti quindi significa anche meno morti?
In termini numerici si, ma anche in questo caso è necessario approfondire la situazione.

Nel 2014 e nel 2015 nel Mediterraneo centrale sono morte rispettivamente 3.093 e 2.913 persone. L’anno più buio da questo punto di vista è stato indubbiamente il 2016 quando sono morte in mare 4.578 persone. Negli ultimi due anni quindi meno sbarchi hanno portato anche a meno morti in mare.

Come avevamo già analizzato però, è necessario capire la percentuale di decessi. Nei tre anni già citati è stata in continua crescita, passando dall’1,81% del 2014, fino al 2,5% del 2015. Ciò che preoccupa però è proprio la percentuale dei morti, rispetto agli sbarchi, del 2019. Quest’anno infatti, fino 22 luglio, sono giunti in Italia 3.353 migranti, mentre in mare ne sono morti 426. Naturalmente queste sono persone di cui possiamo ricostruire l’accaduto, il timore infatti è che possano essere molte di più. 426 decessi nel 2019 significa che la percentuale di morti rispetto a chi riesce a sbarcare sulle nostre coste è del 12,70%. (Poco dopo la pubblicazione di questo articolo è giunta notizia, da parte dell'Unhcr di un nuovo naufragio nel Mediterraneo centrale. Le vittime questa volta sarebbero 150, il che significherebbe il più tragico naufragio del 2019. Va da sé che anche la percentuale citata, nel caso i decessi venissero confermati, balzerebbe al 17,17%)


Non si possono analizzare le migrazioni nel Mediterraneo centrale senza cercare di capire quante sono le persone riportate in Libia, luogo in cui, secondo diverse testimonianze di sopravvissuti, ci sono dei veri e propri lager, in cui avvengono le più disparate torture ai danni di persone inermi. Nel paese è ancora persistente una guerra “tutti contro tutti”, e, anche a detta del Consiglio d’Europa, non può essere considerato un porto sicuro.

“Gli Stati membri devono urgentemente riesaminare le loro attività e pratiche di cooperazione con la guardia costiera libica - aveva dichiarato in un comunicato nel giorni convulsi della vicenda Sea Watch 3 - e identificare chi comporta, direttamente o indirettamente, il rimpatrio delle persone intercettate in mare in Libia o altre violazioni dei diritti umani. Queste attività devono essere sospese fino a quando non saranno fornite chiare garanzie di pieno rispetto dei diritti umani".

Attività che però sembra non siano affatto concluse.

Secondo un report Unhcr le persone riportate in Libia nel 2019 sarebbero state 3.982, 1.544 solamente a giugno. Gran parte di queste persone sono state riportate dalla Guardia costiera Libica nei porti di Tripoli (1.385 nel porto navale, 77 in quello commerciale) e Alkhulms (1.922).


L’attività della Guardia costiera libica però sembra non essere stata sempre così accesa. Secondo un’analisi effettuata da Matteo Villa, ricercatore dell’ISPI, la percentuale di riportati in Libia è passata dall’8% del pre-Minniti, all’attuale 60%.

Sempre la stessa analisi mette in luce anche un altro fattore che negli ultimi tempi è stato al centro dell’attenzione mediatica. L’attività delle Ong nel mar Mediterraneo fa aumentare le partenze? Secondo i dati riportati da Matteo Villa sembra proprio di no.

Nei primi sei mesi del 2019 infatti, dalla Libia sono partite almeno 6.178 persone: 1.018 quando le Ong erano al largo delle coste libiche e 5.160 quando non era presente nessuna imbarcazione pronta al soccorso. Significa che con Ong al largo delle coste libiche sono partite in media 32 persone al giorno, senza Ong 34.

Europei migranti

Fino ad ora quindi, abbiamo analizzato quanti immigrati sono giunti in Europa tramite il Mediterraneo. Quanti sono invece gli europei che se ne sono andati dai loro rispettivi paesi d’origine? Prendendo ad esempio gli stessi Stati analizzati precedentemente possiamo notare come l’emigrazione sia un fenomeno di gran lunga superiore rispetto all’immigrazione.

I greci che sono emigrati nel 2017 sono stati 103.327, a fronte di 36.310 nuovi arrivi. Anche per la Spagna il discorso è similare: sempre nel 2017 gli immigrati giunti dal mar Mediterraneo sono stati 28.349 mentre gli emigrati 368.860. Dall’Italia invece, nel 2017 se ne sono andate 150.110 persone e dal mar Mediterraneo ne sono arrivate 119.369.

Naturalmente i fenomeni migratori non si concludono analizzando solo questi dati e l’immigrazione è sicuramente più ampia rispetto al solo mar Mediterraneo. Quest’analisi però vuol essere utile per capire che spesso la situazione reale è diversa da quella che conquista la ribalta mediatica e che la propaganda a volte rischia di far perdere di vista la realtà.

POTREBBE INTERESSARTI

© 2018 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012