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In Salute. Contraccezione maschile: preservativo, vasectomia... e poi?

Se per le donne le possibilità sono molte, lo stesso non può dirsi per gli uomini. Quando si parla di contraccezione, le alternative per la popolazione maschile sono limitate. Inoltre, manca completamente un approccio basato sui farmaci. Una pillola contraccettiva “per lui” non esiste, eppure potrebbe offrire una più equa responsabilità nella gestione della fertilità. In ambito scientifico sono al vaglio diverse soluzioni, metodi reversibili e non reversibili, ormonali e non ormonali: tra le proposte più recenti quella descritta su Science da un gruppo di ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston, che mira a inibire una proteina necessaria per la fertilità nell’uomo. Abbiamo colto lo spunto per allargare lo sguardo con Alberto Ferlin, direttore dell’unità operativa complessa di Andrologia e medicina della riproduzione dell’azienda ospedale-università di Padova e professore di endocrinologia nello stesso ateneo.

“Le opzioni di contraccezione maschile  sono veramente molto poche rispetto a quelle femminili –  commenta il docente  –, se pensiamo a tutte le opportunità esistenti per le donne, dalle pillole agli anelli, dalle spirali ai dispositivi intrauterini, ormonali e non ormonali. Il principale contraccettivo maschile è ancora il preservativo, che peraltro è l'unico metodo di barriera che, oltre a evitare le gravidanze indesiderate, protegge anche dalle infezioni sessualmente trasmissibili. Esistono poi altri sistemi che in Italia sono poco utilizzati, come la vasectomia, a cui invece si ricorre frequentemente per esempio negli Stati Uniti”. Si tratta sostanzialmente di una procedura chirurgica che consiste nella resezione e legatura dei dotti deferenti, canali che trasportano gli spermatozoi prodotti nei testicoli. La vasectomia è comunemente intesa come un metodo di contraccezione non reversibile, anche se non è esclusa la possibilità di ripristinare il transito degli spermatozoi attraverso un intervento di inversione: il recupero della fertilità, tuttavia, non è garantito in modo assoluto. “In Italia è un metodo utilizzato davvero molto poco: il contraccettivo in generale deve essere facile da usare, a basso costo, accessibile a tutti, ovviamente efficace  e soprattutto reversibile e la vasectomia non ha tutte queste caratteristiche. Le nuove possibilità in fase di studio e sperimentazione, invece, mirano proprio ad avere tutti questi effetti”. Si consideri che i costi per la vasectomia non sono coperti dal Servizio Sanitario Nazionale, al contrario della sterilizzazione tubarica.

Intervista ad Alberto Ferlin, dipartimento di Medicina dell'università di Padova. Servizio e montaggio di Monica Panetto

Studi in corso: ostacoli ai metodi ormonali

Se queste sono le poche alternative esistenti, va detto che metodi ulteriori sono in fase di studio e sperimentazione. A fare il punto sono le linee guida della European Academy of Andrology e dell’American Society of Andrology, cui anche Ferlin ha contribuito. “Ci sono metodi chirurgici al vaglio, ma anche in questo caso si tratta di sistemi non reversibili. Si sta poi valutando l’impiego di ormoni, in analogia alla pillola contraccettiva femminile, allo scopo di bloccare la spermatogenesi, cioè la formazione degli spermatozoi all’interno dei testicoli. Tutti gli approcci ormonali, tuttavia, non hanno dato al momento risultati promettenti e ciò perché è molto più difficile bloccare la spermatogenesi rispetto all'ovulazione. Peraltro sono trattamenti che durano diversi mesi prima di raggiungere i risultati attesi e quelli sperimentati finora non hanno ottenuto un’efficacia del 100%”. Solo pochi potenziali farmaci contraccettivi ormonali finora hanno raggiunto gli studi clinici (tra questi DMAU e 11β-MNTDC, rispettivamente sigle di dimethandrolone undecanoato e nortestosterone dodecilcarbonato). In generale per prodotti di questo tipo ci sono anche preoccupazioni sui possibili effetti collaterali, come le variazioni della libido o l’epatotossicità. 

I contraccettivi non ormonali dunque potrebbero costituire una valida alternativa, anche se finora lo sviluppo è stato limitato, con un solo candidato, YCT-529 – un inibitore orale del recettore alfa dell'acido retinoico che riduce la produzione di spermatozoi –, che ha raggiunto la sperimentazione clinica nel 2023. 

Una pillola da prendere “al bisogno”

Gli scienziati stanno considerando vari bersagli per la contraccezione maschile non ormonale. Lo studio pubblicato su Science, da cui siamo partiti, propone per esempio un metodo che mira a inibire in particolare la serina/treonina chinasi 33 (STK33), una proteina necessaria per la fertilità sia negli uomini che nei topi, attraverso il composto CD-2807, individuato dopo uno screening farmacologico su larga scala. I ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston hanno rilevato che i topi maschi trattati con CDD-2807 a basso dosaggio sono diventati sterili dopo 21 giorni e hanno riacquistato la fertilità entro 21 giorni dall'interruzione del trattamento, senza mostrare segni di tossicità. “In realtà –  commenta Ferlin – non si sa ancora molto su STK33, ma si è a conoscenza del fatto che in presenza di mutazioni nel gene che codifica per questa proteina sia animali che uomini risultano sterili, perché la morfologia e soprattutto la motilità degli spermatozoi sono fortemente compromesse: si tratta infatti di una molecola che interviene proprio a livello del testicolo nella formazione finale degli spermatozoi. Il concetto è molto attraente, ma dobbiamo considerare che, per quanto promettente sia lo studio pubblicato, ha coinvolto solamente poche decine di topi per il momento e la fertilità non è stata azzerata al 100%. Quindi è un primo approccio che necessita di ulteriori studi, eventualmente anche su primati, prima di passare all’uomo”.  

Secondo il docente la via principale da percorrere è lo sviluppo di farmaci che in qualche modo blocchino la produzione o la funzione degli spermatozoi, da assumere per bocca, reversibili ed efficaci. Dal suo punto di vista un contributo importante in questa direzione viene da uno studio pubblicato lo scorso anno su Nature Communications che descrive un prodotto anticoncezionale da assumere poco prima del rapporto sessuale, i cui effetti scompaiono nell’arco di una giornata. Nello specifico i ricercatori hanno sviluppato un composto chiamato TDI-11861 che va a inibire temporaneamente l'adenilil ciclasi solubile (sAC), un enzima essenziale per la motilità e la maturazione degli spermatozoi: una singola dose – che agisce nel giro di 30-60 minuti – immobilizza gli spermatozoi fino a due ore e mezza, dopo tre ore alcuni iniziano a riacquistare motilità ed entro 24 ore, quasi tutti gli spermatozoi hanno recuperato un movimento normale. Va precisato che anche in questo caso le ricerche sono state condotte sui topi. “C’è ancora molta strada da fare, ma credo che la direzione da prendere sia proprio questa”.  

Gli uomini assumerebbero la pillola? 

“La ricerca è stata ferma per troppi anni – continua Ferlin –, soprattutto perché i fondi in questo campo sono stati veramente esigui. Da qualche tempo invece c’è un interesse anche da parte di alcune case farmaceutiche, sia per i modelli ormonali sia per quelli non ormonali. Credo che nel giro di qualche anno potremo avere sicuramente delle possibilità in più. Rimane il dubbio se poi gli uomini utilizzeranno la contraccezione”.  

E questo, secondo il docente, si inserisce in un contesto di mancanza di programmi di educazione alla sessualità e all'affettività. A livello internazionale l’impegno e le indicazioni in tal senso ci sono: l’Organizzazione delle Nazioni Unite promuove da tempo il concetto di Comprehensive Sexuality Education, da intendere come processo di insegnamento e apprendimento che integri gli aspetti cognitivi, emotivi, fisici e sociali della sessualità, da attuare in ambiente scolastico, ma non solo. Le linee guida Unesco International technical guidance on sexuality education, sviluppate in collaborazione con Unfpa, Unicef, UN Women, Unaids e Oms, raccomandano l’adozione di programmi adattati alle diverse età, scientificamente accurati e completi, che affrontino per tutta l'infanzia e l’adolescenza una serie di argomenti come la famiglia e le relazioni, il rispetto, il consenso e l'autonomia corporea, l'anatomia, la pubertà, la contraccezione, la gravidanza e le infezioni sessualmente trasmissibili. Programmi che ovviamente devono essere calati nel contesto culturale di ogni singolo Paese. 

Se queste sono le premesse, dal rapporto Unesco Comprehensive sexuality education (CSE) country profiles pubblicato nel 2023 emerge però che solo il 20% dei 50 Paesi presi in esame si è dotato di una vera e propria legislazione sull’educazione alla sessualità, mentre il 39% ha adottato iniziative specifiche. In Italia diverse proposte parlamentari hanno cercato di regolamentare l’introduzione dell’educazione all’affettività, senza tuttavia ottenere ancora alcun risultato. Il nostro Paese rimane uno degli ultimi stati membri dell’Unione Europea in cui l’educazione sessuale non è obbligatoria a scuola. 

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