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“Quando devo portare mia figlia dal dentista per la prima volta?”. “I denti da latte vanno sempre curati?”. “Succhiare il pollice può avere conseguenze negative?”. Queste probabilmente sono solo alcune delle domande che molti genitori si pongono, quando pensano alla salute orale dei loro ragazzi. I primi denti “da latte” spuntano intorno ai sei mesi e, all’età di due anni e mezzo circa, hanno fatto tutti la loro comparsa. I permanenti iniziano a formarsi invece verso i sei, sette anni fino ai 12/13. Per capire quali sono i problemi più frequenti a cui bambini e bambine possono andare incontro, e quali le buone e le cattive abitudini ci siamo rivolti a Milena Cadenaro, componente del consiglio direttivo della Società italiana di odontoiatria infantile e direttrice della struttura complessa universitaria di Odontostomatologia pediatrica dell’Ircss Burlo Garofolo di Trieste.
“Un bambino – sottolinea la professoressa – dovrebbe essere sottoposto a valutazione odontoiatrica il prima possibile. Idealmente, ciò dovrebbe avvenire già con la comparsa dei primi denti, prima dei dodici mesi. Questa tempestività è cruciale per prevenire le carie precoci dell’infanzia, un problema diffuso che può manifestarsi fin dai primi stadi della dentizione. In ogni caso, quando la dentatura decidua è completa, solitamente intorno ai due anni e mezzo, tre, il primo controllo odontoiatrico non può più essere rimandato”. Ovviamente secondo modalità che andranno valutate, di volta in volta, in base all’età.
“La gestione dei pazienti pediatrici richiede un approccio diverso rispetto agli adulti e dunque una preparazione specifica da parte dell'odontoiatra. Esperienze negative e traumatiche durante l'infanzia possono infatti generare paure persistenti da adulti. Per questo dal 2016 sono attive nelle università le scuole di specializzazione in odontoiatria pediatrica, con l’obiettivo di formare professionisti dedicati e migliorare l'assistenza sul territorio nazionale”.
Intervista completa a Milena Cadenaro della Società italiana di odontoiatria pediatrica. Servizio e montaggio di Monica Panetto
Carie, la patologia più diffusa anche in età pediatrica
Cadenaro spiega quali sono i problemi più frequenti: “La carie rappresenta ancora oggi la patologia odontoiatrica più diffusa al mondo, anche in età pediatrica. Può fare la sua comparsa precocemente in bambini e bambine molto piccoli e rappresenta un problema sociale veramente importante, che affligge molte famiglie. Può portare alla perdita precoce di numerosi elementi dentali, con conseguenze importanti sullo sviluppo delle future arcate dentarie, e quindi con ripercussioni anche per la dentatura permanente”. Si stima che colpisca quasi il 50% dei bambini a livello mondiale in varie fasce d'età sotto i 12 anni, pur con significative disparità nel carico di malattia e nell’accesso alle cure, specie nei Paesi a basso e medio reddito.
Nel 2008 l’American Academy of Pediatric Dentistry introduce il termine di Early Childhood Caries per indicare in modo specifico la presenza di una o più superfici dentarie cariate, mancanti a causa di carie, o otturate in bambini e bambine di età pari o inferiore a 71 mesi. Alcuni studi rilevano che la carie della prima infanzia colpisce più frequentemente chi proviene da un basso contesto socio-economico. La malnutrizione durante il periodo prenatale e perinatale, per esempio, predispone all’ipoplasia dello smalto, cioè alla mancanza parziale o totale dello smalto dei denti; un basso livello di istruzione e di alfabetizzazione, inoltre, risulta correlato a una scarsa igiene orale, a una limitata esposizione al fluoro, al consumo di alimenti zuccherati e alla mancanza di accesso alle cure dentistiche. Si stima che nei Paesi meno sviluppati e tra i gruppi socialmente svantaggiati dei Paesi sviluppati, la prevalenza della carie della prima infanzia raggiunga il 70%. Nei Paesi sviluppati varia invece tra l'1 e il 12%.
Denti da latte, suzione e dieta
Che si tratti di carie o problemi di altro tipo, le cure odontoiatriche vanno effettuate in qualsiasi fase della dentizione: “Sia i denti da latte che i denti permanenti devono essere curati – sottolinea Cadenaro –. Il fatto che i primari siano destinati a cadere non è una giustificazione per non trattarli. Ci sono trattamenti sicuramente diversi, che tengono conto delle caratteristiche dei denti decidui. A volte, per esempio, si usano materiali differenti, ma nella sostanza il concetto non cambia: il fine ultimo è comunque la ricostruzione dell’elemento dentario e la sua conservazione in arcata”.
In età pediatrica non è raro vedere bambini e bambine con l’apparecchio, fisso o mobile, per raddrizzare o riallineare i denti: “L’apparecchio ortodontico viene applicato per correggere vari tipi di malocclusione, per migliorare la funzione masticatoria e l’estetica del sorriso e per prevenire problemi futuri, come per esempio dolori all’articolazione temporo-mandibolare. È un trattamento richiesto frequentemente dalle famiglie, spesso per motivazioni legate più all’aspetto estetico che a quello funzionale.”
La necessità di ricorrere a soluzioni di questo tipo talvolta può derivare da comportamenti che hanno effetti negativi sullo sviluppo della bocca e dei denti. “La respirazione orale è una conseguenza di problematiche respiratorie, mentre il succhiamento del pollice è un’abitudine viziata che dovrebbe essere corretta. Queste due pratiche, sebbene in modi diversi, possono avere conseguenze sull’accrescimento delle arcate dentarie e, quindi, implicazioni di tipo ortodontico”.
Secondo Cadenaro, tuttavia, le abitudini peggiori per la salute orale dei più piccoli sono la scarsa igiene orale e la cattiva alimentazione. “La maggior parte delle famiglie consuma cibi di origine industriale, ricchi di zuccheri, anche occulti. E non mi riferisco solo a merendine e succhi di frutta confezionati, ma anche a prodotti apparentemente privi di zuccheri (la salsa di pomodoro ne è un esempio). E queste consuetudini aumentano l’esposizione e il rischio di sviluppare lesioni cariose”.

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L’importanza dell'igiene orale
La docente consiglia di iniziare precocemente con l’igiene orale, dunque con la pulizia dei denti da latte fin dalla loro primissima comparsa: “A partire dai sei mesi devono essere puliti con spazzolini appositi che si trovano facilmente nelle farmacie, e deve essere utilizzato un dentifricio con il fluoro, come indicano tutte le linee guida nazionali e internazionali, con dosaggi che variano in base all’età. Dai sei mesi ai due anni le setole dello spazzolino vanno appena sporcate, dai due ai sei anni il dentifricio deve essere utilizzato in dose pea-size, cioè in una quantità pari a un pisello; dopo i sei anni invece la dose ottimale è un centimetro. Il dentifricio impiegato, in generale, dovrebbe contenere almeno 1.000 parti per milione di fluoro”.
Cadenaro raccomanda dunque di limitare l’assunzione di zuccheri, specie la frequenza con cui i più piccoli consumano prodotti di questo tipo. “Sarebbe preferibile concentrare il consumo di alimenti dolci durante i pasti principali, accompagnandoli quindi ad altri cibi che possono attenuarne gli effetti. Quando possibile inoltre è da preferire una dieta basata su cibi casalinghi, con ingredienti naturali, e non prodotti industriali”.