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In Salute. Alopecia areata: “Si apre una nuova era per il trattamento della malattia”

“Sarà sempre più facile guarire via via che questo nuovo farmaco e altri verranno messi in commercio. Si è aperta una nuova era per il trattamento dell’alopecia areata e questo è appena l’inizio”. Sono solamente pochi mesi che l’European Medicines Agency ha rilasciato l'autorizzazione all'uso del primo farmaco specifico per il trattamento della forma grave della patologia, il Baricitinib, e Bianca Maria Piraccini, direttrice della Scuola di specializzazione in Dermatologia e venereologia  dell’università di Bologna, e dell’unità operativa complessa di Dermatologia del Policlinico di Sant’Orsola, non ha dubbi sul fatto che si tratti di un importante passo in avanti. Si dovrà attendere tuttavia il 2023, sottolinea la docente, perché il medicinale possa essere somministrato ai pazienti.  

Intervista completa a Bianca Maria Piraccini, direttrice di Dermatologia del Policlinico di Sant’Orsola. Servizio di Monica Panetto, montaggio di Barbara Paknazar

Alopecia areata non è sinonimo di calvizie

Piraccini spiega che l’alopecia areata non va confusa con la calvizie. La prima è una malattia autoimmune, un “errore” delle difese immunitarie che vanno ad attaccare i follicoli piliferi rallentando la crescita del pelo o del capello (dunque anche di ciglia e sopracciglia), fino a interromperla completamente, e ciò con gravità diversa da persona a persona. La patologia interessa circa 147 milioni di persone in tutto il mondo di tutte le età, sia maschi che femmine. La calvizie invece è una malattia di altro tipo, chiamata in termini tecnici alopecia androgenetica. Si tratta della patologia più comune dei capelli, in molti casi legata a fattori genetici e ormonali, che dà un progressivo diradamento di alcune zone: dell’area fronto-temporale e del vertice nell’uomo, del vertice e dell’area dietro la linea fronto-temporale nelle donne.

L’alopecia areata può presentarsi in varie forme e diversi livelli di gravità. Esiste l’alopecia areata in chiazze, che si manifesta con chiazze rotondeggianti senza segni infiammatori, ma completamente prive di capelli e con margini molto netti. Possono insorgere da una a molte chiazze e la percentuale di cuoio capelluto interessato definisce la severità della patologia: con più del 50% del cuoio capelluto colpito il caso viene considerato grave, lieve invece con meno del 50%. Vi è poi l’alopecia areata totale che provoca la caduta di tutti i capelli, mentre l’alopecia areata universale causa la caduta dei capelli e di tutti i peli del corpo, inclusi ciglia, sopracciglia e barba. Sono considerate, entrambe queste ultime, manifestazioni severe della malattia. 

Una patologia difficile da trattare

“L’alopecia areata – osserva Piraccini – è una malattia molto difficile da trattare, innanzitutto perché ha un andamento imprevedibile: ad alcuni pazienti ricrescono i capelli spontaneamente, altri peggiorano verso forme gravi  che spesso cronicizzano, altri pazienti guariscono ma dopo qualche mese  o qualche anno recidivano. Si consideri inoltre che è una malattia che ha un fortissimo impatto sulla qualità di vita dei pazienti; una caduta acuta e rapida dei capelli è devastante, ma anche il decorso è difficile da predire”. La docente spiega che non esistono linee guida per il trattamento, tali da permettere di inquadrare il malato e somministrare il farmaco associato alla sintomatologia del caso specifico.  

“La terapia di prima scelta è a base di corticosteroidi: il cortisone si può somministrare localmente nelle forme topiche, in  modo intralesionale sempre nelle forme non troppo estese di alopecia, o in modo sistemico, quindi per bocca, nelle forme più estese. Al cortisone si possono associare altri farmaci che lo potenziano, come il methotrexate o l’azatioprina, quindi farmaci che permettono di potenziare l’effetto antinfiammatorio e immunosoppressore”.

Baricitinib, il nuovo farmaco approvato da Ema

Per il trattamento dell’alopecia areata grave, ora l’European Medicines Agency ha autorizzato un nuovo medicinale, il Baricitinib, che appartiene alla classe degli inibitori della Janus chinasi (JAK). Si tratta di farmaci che negli ultimi anni vengono impiegati in diverse malattie infiammatorie sia della pelle che di altri organi. Nel caso specifico, il medicinale ha dimostrato di riuscire a bloccare la risposta immunitaria anomala che porta alla caduta di peli e capelli.

Lo scorso maggio su The New England Journal of Medicine sono stati pubblicati i risultati di due studi randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo (BRAVE-AA1 e BRAVE-AA2), che hanno esaminato sicurezza ed efficacia del farmaco. I ricercatori hanno arruolato un gruppo di 1.200 pazienti con alopecia areata grave e li hanno suddivisi in tre gruppi: a uno è stato somministrato Baricitinib alla dose di 2 milligrammi al giorno; il secondo ha ricevuto il farmaco alla dose di 4 milligrammi al giorno; il terzo placebo. Ebbene, dopo 36 settimane, quasi il 40% dei pazienti che hanno assunto il farmaco in dose maggiore, hanno avuto una ricrescita dell’80% dei capelli, rispetto al 23% di quanti hanno invece assunto il farmaco in quantità inferiore, e al 5% del gruppo placebo.

“Il Baricitinib è il primo farmaco approvato per la terapia dell’alopecia areata in diversi Paesi, in Europa, negli Stati Uniti, in Canada, Giappone, quindi anche in Italia. Ora dobbiamo attendere che il sistema sanitario nazionale possa renderlo disponibile ai pazienti senza costi, dobbiamo avere la mutualità. Il paziente deve essere in grado di recarsi in un centro ospedaliero che prescrive il medicinale, e deve poterlo ritirare gratuitamente nella farmacia della struttura. Sarà quindi un uso ospedaliero, non ambulatoriale esterno e l’impiego sarà possibile solo a partire da maggio, giugno del 2023. Ci stanno arrivando molte email di richiesta, ma non possiamo ancora distribuirlo. Quando sarà disponibile, inoltre, dovremo vedere per chi lo sarà, poiché il farmaco sarà prescritto secondo determinati parametri”. Piraccini spiega infatti che il medicinale è indicato per categorie specifiche di pazienti e cioè adulti che soffrono di alopecia in chiazze con più del 50% di cuoio capelluto interessato o che hanno ricevuto una diagnosi di alopecia totale o universale, per un periodo di tempo che va da più di sei mesi a meno di sei anni.  

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