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In Salute. Depressione perinatale: sintomi da non sottovalutare per il benessere di madre e bambino

Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, nel mondo occidentale circa il 10-15% delle donne che partoriscono si trovano ad affrontare la depressione perinatale, un disturbo che si manifesta con gli stessi sintomi della depressione maggiore e che è importante non sottovalutare per salvaguardare non solo il benessere della donna, ma anche la serenità della relazione madre-bambino.

In questa puntata di In Salute abbiamo parlato di depressione perinatale insieme alla professoressa Martina Smorti, docente di psicologia dello sviluppo perinatale all’università di Pisa e responsabile di un servizio per il sostegno alla genitorialità con particolare attenzione alle gravidanze a rischio all’ospedale Santa Chiara dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana.

“Nell’ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), quella che un tempo veniva definita depressione post partum e che oggi viene chiamata depressione perinatale, non viene distinta dalla depressione maggiore per quanto riguarda la sintomatologia”, spiega la professoressa Smorti. “Questo disturbo si manifesta, come la depressione maggiore, con sintomi di affaticamento, stanchezza, perdita di interesse verso qualunque attività, disturbi del sonno, insonnia, umore nero e pensieri funesti. Ciò che caratterizza questo specifico disturbo è, piuttosto, l’esordio. Il fatto che si manifesti nel periodo perinatale, quindi durante la gravidanza o nelle prime quattro settimane dopo il parto, costituisce un fattore di rischio importante sia per la salute della donna, sia per quella del bambino, sia per la loro relazione”.

L'intervista completa alla professoressa Smorti. Montaggio di Barbara Paknazar

I fattori che possono causare questo disturbo possono essere di diversa natura. Come spiega la professoressa Smorti, infatti, “nel caso in cui la donna abbia avuto una storia ostetrico-clinica difficile, che comprenda ad esempio esperienze di morti perinatali o dei lutti, la gravidanza può essere più dura da portare avanti dal punto di vista psicologico. Allo stesso modo, l’esposizione a eventi stressanti di varia natura, come traumi, aborti ripetuti ed esperienze di infertilità che hanno portato a intraprendere ripetuti tentativi di procreazione medicalmente assistita, può alimentare il timore – anche se ingiustificato – che la gravidanza non vada a buon fine.

Esistono poi alcuni fattori di rischio legati al contesto sociale in cui vive la donna, ad esempio una scarsa qualità della relazione di coppia, una mancanza di supporto da parte delle persone che la circondano oppure, nei casi più gravi, esperienze di violenza o abuso fisico o psicologico. Al contrario, poter contare sul sostegno della famiglia e/o del proprio partner costituisce un fattore protettivo che riduce la probabilità di sperimentare i sintomi della depressione perinatale”.

Un aspetto che spesso in questi casi non viene adeguatamente considerato riguarda l'impatto che questo disturbo può avere non solo sul benessere della donna, ma anche su quello del bambino. Come spiega la professoressa Smorti, infatti, “laddove la depressione si presenti durante la gravidanza, questa può causare una disregolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene e quindi anche a un aumento del rilascio del cortisolo e delle catecolamine che, attraverso la placenta, arrivano al feto, il quale riceve quindi una quantità ridotta di nutrimento. Tutto questo aumenta il rischio di una ridotta crescita fetale e mina il benessere generale del bambino alla nascita, che viene valutato attraverso alcuni indicatori specifici.

La depressione perinatale incide, come abbiamo detto, anche sulla relazione tra madre e bambino. Questo disturbo, infatti, rende una madre meno sensibile ai segnali del bambino che rischia, quindi, di non veder riconosciute le proprie emozioni.

È bene, quindi, che i percorsi terapeutici finalizzati alla cura della depressione perinatale, che possono comporsi di trattamenti farmacologici e/o sedute di psicoterapia ad indirizzo cognitivo-comportamentale, comprendano anche un lavoro sulla relazione madre-bambino, che se non viene considerata rischia di restare deteriorata anche dopo la guarigione della madre”.

In alcune strutture, tra cui l'Azienda ospedaliero universitaria pisana, vengono offerti dei servizi specifici di sostegno psicologico alla genitorialità rivolti alle madri e alle coppie di genitori dalla gravidanza al periodo successivo al parto. “Le donne che si recano all’ospedale per una normale visita di routine e che manifestano un disagio legato alla gravidanza vengono indirizzate a questo servizio psicologico dal personale sanitario che si prende cura di loro”, spiega la professoressa Smorti.

“Il supporto psicologico viene offerto, inoltre, anche all’interno dei reparti per quelle donne che portano avanti una gravidanza a rischio e per le quali è necessaria l’ospedalizzazione anche durante il periodo che precede il parto. Casi come questi rischiano di aumentare lo stress vissuto dalla donna, che si trova a dover gestire, allo stesso tempo, la transizione alla maternità, la lontananza dal resto della famiglia e il passaggio inaspettato da donna sana a paziente. Situazioni di questo tipo possono essere molto difficili da vivere ed espongono quindi la donna a un rischio maggiore di sviluppare i sintomi della depressione perinatale.

Non tutti gli ospedali offrono questo specifico servizio di supporto alla genitorialità, ma è comunque importante che una donna che sperimenta una sensazione di disagio associata alla gravidanza segnali il suo malessere a ostetrici, ginecologi e, in generale, ai professionisti con cui entra in contatto durante la gestazione. Costoro, infatti, potranno aiutarla a trovare dei consultori o degli studi privati che offrano tali servizi di sostegno psicologico”.

Per quanto riguarda le possibili terapie, la professoressa Smorti sottolinea l’efficacia che possono avere, in alcuni contesti, gli interventi di assistenza domiciliare. “In questi casi, gruppi formati da psicologi e assistenti sociali si recano nella casa in cui vive la madre per supportarla nella gestione delle normali situazioni domestiche e aiutarla a cogliere i segnali del bambino che lei può far fatica a riconoscere a causa del disturbo depressivo.

Infine, è sempre importante coinvolgere nel percorso terapeutico anche il padre, nel caso in cui sia presente. Infatti, spesso si dimentica che la depressione perinatale può colpire anche gli uomini. In questo caso, dovrebbero essere entrambi i membri della coppia a rivolgersi a un servizio di supporto psicologico. Laddove invece il padre non soffra di questo di questo disturbo, è comunque importante che sia presente durante le fasi di consultazione e di trattamento del disturbo. Il suo ruolo, infatti, può essere fondamentale sia per il sostegno che può dare alla madre, sia per rinforzare la relazione tra genitori e bambino”.

Insomma, la depressione perinatale non va considerata un problema solo della donna, ma una questione familiare da affrontare in quanto tale.

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