SCIENZA E RICERCA

Scarsità di dati e cambiamenti climatici ostacolano una buona gestione dei pozzi d'acqua

Su Science è stato pubblicato il catalogo più completo dei pozzi d'acqua mai compilato finora, frutto del lavoro di Scott Jasechko e Debra Perrone, assistenti professori alla University of California di Santa Barbara. La loro analisi incrocia le informazioni raccolte in più di 100 database, che comprendono circa 39 milioni di registrazioni di pozzi presenti in 40 paesi. I loro risultati mostrano che in diverse aree del mondo il livello delle acque sotterranee è in diminuzione e che il 6-20% dei pozzi d'acqua che hanno osservato sono a rischio di prosciugamento.

Per capire l'importanza di questo studio e le difficoltà che si incontrano quando si cerca di monitorare lo stato delle risorse idriche sotterranee abbiamo parlato con Leonardo Piccinini, professore associato di idrogeologia al dipartimento di geoscienze dell'università di Padova.

Qual è l'importanza delle risorse idriche sotterranee per le popolazioni umane?

"Per capire l'importanza delle risorse idriche sotterranee basta pensare che in Italia oltre l’85% delle acque potabili provengono dal sottosuolo. Le acque sotterranee, infatti, sono solitamente di buona qualità, richiedono un costo di depurazione relativamente basso e generalmente hanno un grado di disponibilità maggiore rispetto a quelle superficiali. Per quanto riguarda l'uso agricolo, invece, nel nostro paese si prediligono le acque dei fiumi, ma esistono molti altri paesi del mondo in cui i corsi d'acqua hanno una minore disponibilità di risorsa idrica ed è perciò necessario attingere alle acque sotterranee anche per irrigare i campi".

Quali sono le principali cause del rischio di prosciugamento di questi pozzi?

"È innegabile che le risorse idriche sotterranee siano in crisi. Questo è dovuto in parte al cambiamento climatico e in parte alla mancanza di strategie di gestione e controllo dei punti di prelievo in molti paesi", spiega il professor Piccinini.
"In Italia esistono diversi archivi che contengono informazioni sui punti di prelievo delle acque sotterranee. Le informazioni contenute in queste banche dati, però, sono spesso parziali ed incomplete e non ci permettono di conoscere lo stato di sfruttamento della risorsa. In particolare, non abbiamo una stima affidabile sul numero dei pozzi per acqua presenti sul territorio nazionale. Questo rappresenta un problema, perché se non c'è il controllo di quanta acqua viene estratta, è chiaro che la gestione delle risorse è difficoltosa.

Per quanto riguarda invece gli effetti del cambiamento climatico sulle acque sotterranee, questi non sono ancora gravi quantomeno nel Veneto e nel nord Italia in generale, dove è comunque cambiata la modalità di precipitazione: si verificano infatti precipitazioni più intense per periodi più brevi; ma la quantità di pioggia su base annua per il momento non ha subito un decremento significativo. È piuttosto l'aumento delle temperature a determinare un calo della ricarica. Temperature più alte, infatti, causano una maggiore evapotraspirazione, per cui la quantità d'acqua che entra nel sottosuolo tende a diminuire.
In generale, gli effetti di questo fenomeno a livello globale sono più gravi negli ambienti estremi, ovvero in alta quota e alle alte latitudini (perché nevica meno) e nelle zone semi-aride, che stanno diventando aride".

Cosa emerge dall'analisi dello stato dei pozzi nel mondo, compilata dai due studiosi della UC Santa Barbara?

"Studi come questo sono senz'altro interessanti, perché rappresentano un primo tentativo di valutare la disponibilità delle risorse idriche sotterranee su scala globale a partire dalle informazioni disponibili sui punti di prelievo", commenta il professor Piccinini. "Nonostante questo, dobbiamo leggere i risultati di questa analisi con molta attenzione. I database disponibili, infatti, non permettono ancora di ottenere una fotografia così precisa della realtà proprio perché, come dicevamo prima, spesso non contengono una quantità sufficiente di informazioni.

Se riprendiamo come esempio il Veneto, infatti, sappiamo che nonostante la presenza di enti per la gestione del territorio efficaci, in questa regione sono censiti meno pozzi di quelli esistenti. Questo significa che in queste zone il prelievo della acque sotterranee è maggiore di quello stimabile a partire dalle informazioni disponibili. È ragionevole pensare, quindi, che se questo succede nel Veneto e nel nord Italia in generale, allora anche altri paesi si trovino in condizioni analoghe.
Ecco perché i dati raccolti in questa analisi permettono di avere una fotografia solo parziale dello stato delle acque sotterranee in tutto il mondo.

Inoltre, lo studio pone l'accento sul fatto che i pozzi di nuova realizzazione vengono perforati a una profondità maggiore rispetto a quelli vecchi. Questo però non indica necessariamente che la risorsa idrica al loro interno scarseggi. Infatti, oggi la tecnologia permette di raggiungere profondità maggiori rispetto al passato con costi più contenuti, e di accedere così a un'acqua che talvolta è di miglior qualità".

L'attività antropica, infatti, sta alterando la qualità delle acque sotterranee, e questo impatto è solitamente maggiore negli acquiferi più superficiali rispetto a quelli più profondi. Ecco perché la scelta di prelevare a profondità maggiori, specialmente nei paesi più sviluppati, potrebbe essere dovuta non alla scarsità di risorsa, ma alla ricerca di una migliore qualità. Prelevare acqua qualitativamente migliore a una profondità maggiore può essere più vantaggioso, in termini di costi, rispetto alla depurazione delle acque più superficiali.

Al contrario, nei paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, in cui la disponibilità economica per estrarre la risorsa è molto bassa, è possibile che la scelta di perforare a profondità maggiore sia dovuta alla diminuzione della risorsa idrica.
Insomma, esistono sicuramente luoghi in cui i pozzi superficiali si stanno esaurendo per effetto del cambiamento climatico, ma ne esistono anche altri in cui la scelta di prelevare a profondità maggiori è dovuta alla possibilità di accedere a delle acque sotterranee di qualità migliore agli stessi costi con cui in passato si accedeva a quelle superficiali. Le condizioni cambiano a seconda dei contesti di riferimento, per cui è molto difficile ottenere una descrizione della situazione a livello globale".

Quali sono le possibili soluzioni per sfruttare in modo sostenibile le risorse idriche ed evitare che si esauriscano?

"È fondamentale la gestione dei punti di prelievo, che passa ovviamente attraverso la loro conoscenza. Anche per questo è così importante sapere dove si trovano e a quale profondità attingono l’acqua", spiega Piccinini. "Teniamo presente, inoltre, che il sottosuolo è estremamente eterogeneo e che le acque possono essere estratte solo dagli orizzonti a comportamento acquifero.

Per conoscere la risorsa idrica sotterranea è utile quindi caratterizzare il sottosuolo dal punto di vista idrogeologico e identificare i punti di prelievo, ponendo particolare attenzione alla profondità interessata dall’estrazione della risorsa. Una volta raccolte queste informazioni si può iniziare a pensare a una gestione attiva delle acque sotterranee, limitando i prelievi non indispensabili nelle aree più sofferenti dal punto di vista del bilancio idrogeologico. Purtroppo però siamo ancora molto lontani da questo obiettivo, poiché non disponiamo ancora di una quantità sufficiente di dati".

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