SCIENZA E RICERCA

Scienza in Parlamento: scienziati e politici a confronto

Emergenza climatica, big data, editing genetico, intelligenza artificiale, 5G. Molti parlamenti nel mondo, per affrontare questi temi, si avvalgono del supporto di uffici di consulenza scientifica indipendenti. Così, in Italia sono in molti a pensare che i meccanismi di comunicazione tra scienziati e politici necessitino oggi di un aggiornamento sostanziale. È quanto si è discusso a Roma, lo scorso 26 giugno, alla prima conferenza internazionale di Scienza in Parlamento, La Scienza al servizio della Democrazia. Per l’occasione la LUISS School of Government, in collaborazione con l’Association of Italian Scientists in UK (AISUK), ha ospitato nella sua sede un ricco gruppo di esperti, fatto di giornalisti, medici, fisici, astrofici, climatologi, sociologi, economisti e politici. 

Cosa sono gli uffici di consulenza scientifica parlamentari 

Scienza in Parlamento, come racconta Il Bo Live, è il recente appello di un gruppo di ricercatori e giornalisti scientifici che auspicano l’istituzione di un ufficio di consulenza scientifica e tecnologica a supporto del lavoro dei parlamentari. L’obiettivo è l’istituzionalizzazione del dialogo tra scienziati e politici, per produrre un’informazione scientifica coerente e accessibile a tutti. La proposta è di costituire un gruppo di comunicatori scientifici in grado di tradurre e sintetizzare l’informazione degli scienziati in un linguaggio comprensibile a politici e cittadini. Sia per contrastare la pericolosa diffusione delle fake news, sia per rafforzare l’esercizio della democrazia attraverso decisioni politiche informate e consapevoli. 

Per raggiungere questi obiettivi, i modelli a cui ispirarsi non mancano. Tra le numerose esperienze dall’estero, sono intervenuti alla conferenza Lydia Harriss, membro del POST (Parliamentary Office of Science & Technology) del Parlamento del Regno Unito, e Theodoros Karapiperis, Head of the Scientific Foresight Unit (precendentemente Science and Technology Options Assessment - STOA) del Parlamento Europeo. Come funzionano questi uffici? I membri sono esperti provenienti dal mondo della ricerca e della comunicazione scientifica che possiedono, al contempo, le necessarie competenze sul funzionamento delle procedure parlamentari. Le loro attività spaziano dalla stesura di report di facile comprensione, all’organizzazione di momenti di incontro e formazione per scienziati e politici, dall’individuazione di possibili tematiche e criticità, alla promozione della collaborazione tra gli uffici scientifici a livello internazionale. Le riunioni periodiche prevedono il confronto su un ampio ventaglio di argomenti, che includono salute, scienze biologiche, fisica, informatica, energia, ambiente e scienze sociali. Le parole chiave sono accuratezza, accessibilità, apartiticità e tempismo nella produzione dei necessari pareri scientifici. I principali destinatari sono quindi i parlamentari, per il supporto alle decisioni più o meno urgenti e all’attività legislativa, e i cittadini, per garantire la diffusione di una corretta informazione scientifica. 

Le proposte per l’Italia 

Quello della scienza, per il nostro Parlamento, non è un tema del tutto nuovo. Basta pensare alle preziose attività svolte dai Servizi Studi della Camera e del Senato, e all’esperienza passata del VAST (Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche della Camera dei deputati), attivo dal 1997 al 2013, e a suo tempo inserito nella rete EPTA (European Parliamentary Technology Assessment Network) dei comitati europei di valutazione scientifico-tecnologica. A ricordarlo sono Giovani Rizzoni, Capo del Servizio Studi della Camera, e Luigi Gianniti, Direttore del Servizio Studi del Senato. 

Cosa si propone di nuovo rispetto a queste strutture? L’intento è quello di favorire il riconoscimento del valore delle loro attività, e di ampliarne il raggio di competenza. Alle analisi di carattere più strettamente economico e giuridico attualmente affidate ai Servizi Studi, si aggiungerebbero quindi i contributi di saperi come le scienze naturali e quelle umane e sociali. Medesime considerazioni riguardano il comitato VAST, il cui cerchio delle attività risultava limitato alla ricerca in campo industriale e aerospaziale. 

Inoltre, rispetto agli organi di consulenza già esistenti, si prevedrebbe l’introduzione di un’importante novità, e cioè una definizione più ampia e articolata delle aree di competenza e funzioni del nuovo ufficio, e delle relative modalità di selezione e consultazione degli esperti esterni da parte dei consulenti. Infatti, come evidenzia Alessandro Allegra, coordinatore di Scienza in Parlamento e segretario dell’AISUK, pur parlando di “consulenza scientifica”, il termine più corretto da utilizzare per descrivere l’iniziativa sarebbe quello di scientific advice. Consulenti scientifici dunque, ma, prima di tutto, consiglieri dei decisori politici. Un punto critico, in particolare, riguarderebbe la messa in atto di meccanismi di accountability in grado di garantire il rispetto dei ruoli. Ovvero, i pareri stanno ai consiglieri, le decisioni ai politici. 

C’è poi un terzo carattere innovativo. In aggiunta alla funzione tradizionalmente svolta dai Servizi Studi nel fornire analisi e informazioni su richiesta dei parlamentari, si aspira a creare un ufficio di consulenza proattivo, che possa rivolgersi alle istituzioni proponendo a sua volta tematiche, approfondimenti e riflessioni a lungo termine. 

Il confronto tra gli esperti 

Sul delicato tema della definizione dei ruoli, non poteva che accendersi un dibattito. Secondo alcuni esperti infatti, la proattività dell’organo di consulenza scientifica andrebbe ulteriormente estesa, per consentire ai consiglieri di fornire ai politici raccomandazioni sulle linee di azione da intraprendere. 

Sulle competenze e le responsabilità, i limiti che Scienza in Parlamento si pone sono sicuramente l’esclusione della discussione sulla destinazione dei finanziamenti alla ricerca, e sulle tematiche valoriali e di carattere morale (si pensi ad esempio al tema dell’aborto), da affidarsi più opportunamente a meccanismi di altra natura. 

Secondo Nicola Lupo, direttore del Centro Studi sul Parlamento (CESP) della LUISS, due punti critici dovrebbero riguardare la proposta di ammettere la presenza di tecnici nell’ambito dei processi decisionali a livello ministeriale e, in generale, la necessità di passare da una filosofia decisionale del breve periodo, prettamente legata alla durata delle legislature, a una di più lungo termine. Quello della necessità del lungo termine, in particolare, è stato un tema ricorrente, espresso all’unanimità dei relatori sia dal mondo scientifico che da quello politico. 

Sulle modalità di costituzione dell’organo di consulenza, le attuali proposte riguardano il coinvolgimento prioritario di comunicatori e divulgatori scientifici. Come afferma Alessandro Allegra, i consiglieri o consulenti scientifici sono dei mediatori, generalmente di formazione scientifica, ma che non rappresentano necessariamente i massimi esperti di una materia. “Sono persone che hanno la capacità di dialogare con il mondo scientifico, di riassumere quello che è lo stato delle conoscenze, ma che hanno anche una comprensione del modo di lavorare e del linguaggio della politica, e sono in grado di fare da ponte tra questi due mondi” spiega Allegra in una recente intervista a Radio3 Scienza.

Se le modalità di realizzazione dell’iniziativa non risultano ancora ben definite, quel che è certo è che l’Italia può contare sul supporto di una serie di importanti e diversificate esperienze all’estero. Dal POST britannico, che festeggia quest’anno il trentesimo anniversario dalla sua creazione, alla recente esperienza spagnola nata dal basso #CienciaenelParlamento, ai tanti membri del network internazionale EPTA in Europa (Francia, Germania, Catalogna, Austria, Grecia, Finlandia, Norvegia, Paesi Bassi, Svizzera) e in diversi Paesi del mondo come Russia, Cile, Messico, Giappone. Come è avvenuto in questi Paesi, anche per l’Italia si tratterebbe di definire struttura e meccanismi ad hoc in funzione del contesto politico e culturale. 

I sostenitori di Scienza in Parlamento 

La petizione #ScienzaInParlamento, lanciata lo scorso aprile sul sito Change.org, ha raccolto in pochi mesi oltre 5.000 firme di cittadini e di grandi nomi della comunità scientifica e del mondo politico, insieme al supporto di istituti scientifici e famose organizzazioni, come l’Istituto Mario Negri, il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, la Scuola Normale Superiore di Pisa, e importanti fondazioni come Telethon, AIRC e Fondazione Umberto Veronesi. Per finire, oltre all’Associazione Luca Coscioni (promotrice di Science for Democracy) e all’iniziativa Patto trasversale per la scienza, come annunciato dal fisico e climatologo del CNR Antonello Pasini alla conferenza della LUISS, all’appello degli scienziati giunge ora il sostegno del comitato di consulenza sulla crisi climatica La Scienza al voto. 

Nell’era delle grandi sfide ambientali, sociali ed economiche gli scienziati, oggi più che mai, offrono a gran voce il loro importante contributo alla nostra democrazia. Da Science for Democracy per le biotecnologie a La Scienza al voto per il clima, fino al Libro Bianco del Gruppo 2003, presentato lo scorso 20 marzo all’Accademia dei Lincei, con il quale gli highly cited italiani tirano le somme su criticità e futuri sviluppi in Italia sui temi di economia, salute, ambiente, cyberspazio, sicurezza e alimentazione. 

Proattività, stimolo, supporto. Queste sono le parole che ricorrono negli interventi di ricercatori e giornalisti scientifici alla conferenza di Scienza in Parlamento. Questo è quanto di più prezioso i nostri scienziati offrono oggi alla politica italiana, per affrontare con successo le grandi trasformazioni del futuro. Un ufficio scientifico parlamentare permanente e indipendente. La permanenza, per garantire la solidità delle attività di programmazione e la continuità dei lavori. L’indipendenza e l’imparzialità, a tutela dai possibili rischi di strumentalizzazione di natura politica ed economica. 

I prossimi passi? Secondo quanto espresso alla conferenza da Luciano Violante, già presidente della Camera dei deputati, e dai rappresentanti dei Servizi Studi di Camera e Senato Giovanni Rizzoni e Luigi Gianniti, la via da percorrere ora è una sola: bisogna fare in modo che i parlamentari conoscano Scienza in Parlamento. L’appello va dunque, ancora una volta, ai Presidenti di Camera e Senato, e ai Presidenti delle Commissioni Parlamentari. Dopo il recente incontroavvenuto a Montecitorio tra un gruppo di delegati di Scienza in Parlamento e il Vice-Presidente della Camera Ettore Rosato, a questa importante iniziativa vanno sicuramente i migliori auguri per i prossimi sviluppi. 

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